SCIE CHIMICHE-"OGGI SI AMMALA DI TUMORE UN ITALIANO SU TRE"

Italia: nebulizzazione Nato sui centri abitati di nanoparticolato elettroconduttivo e cancerogeno

SCIE CHIMICHE-"OGGI SI AMMALA DI TUMORE UN ITALIANO SU TRE"

di Gianni Lannes
Risentite cosa ha annunciato soltanto l'anno scorso, non un complottista qualunque, ma uno di rango: «50 anni fa si ammalava di tumore un italiano su 30, oggi si ammala un italiano su tre. 
E in futuro se ne ammalerà uno su due». 
A conti fatti, riporta il lancio dell’Agenzia giornalistica italiana «il cancro in futuro colpirà un italiano su due». 
Questa la previsione avanzata dal direttore scientifico dello Ieo, Umberto Veronesi, all'incontro 'Media e cancro', svoltosi all'Università Iulm di Milano il 10 aprile 2014. 
L’ex ministro della sanità ha sottolineato che «dei 20 milioni di italiani che oggi sviluppano un tumore nel corso della loro vita, il 70 per cento dei casi, circa 14 milioni, potrebbero essere salvati con la prevenzione».
Niente di nuovo, semmai di sconvolgente per gli addetti ai lavori. 
Comunque, Il dottor Pantellini l'aveva dichiarato (rischio 1 contro 1) nel 1997, durante un'intervista ad una televisione locale della Toscana, ed aveva indicato anche l'anno: il 2015. 
Quello che cita Veronesi è un report dell'Associazione Italiana Registro Tumori del 2009, in cui si
diceva espressamente che il rischio che un italiano (sia maschio che femmina) si potesse ammalare di cancro nel corso della propria vita (fra 0 e 84 anni) era 1 contro 2.
Il dottor Umberto Veronesi che con la sofferenza altrui ha ricavato enormi profitti economici, aveva dichiarato in precedenza al quotidiano Il Corriere della Sera del 4 novembre 2000: «La mortalità per i tumori diminuisce dal 1994, entro il 2010 la caduta sarà verticale».

Gazzetta d'Alba del 6 dicembre 2000, riporta: «L'oncologo Umberto Veronesi parla della possibilità concreta di sconfiggere radicalmente la malattia entro pochi anni».
La Repubblica del 18 settembre 2004, scrive: «Di tumore al polmone tra dieci anni non si morirà più. La sfida che vuole trasformare il peggiore dei 'big killer' oncologici in malattia finalmente curabile è stata lanciata ieri da Umberto Veronesi nel corso della prima Conferenza Internazionale sul Cancro al Polmone promossa dall' Istituto Europeo di Oncologia».
 Nel 2005 i malati si aspettano che Veronesi annunci che il traguardo è più vicino: di quattro o cinque anni rispetto alle affermazioni precedenti. 
Macché: «Per sconfiggere il cancro ci vorranno 15 anni». 
I conti non tornano, ma nessuno lo fa notare all’esperto.
 E' il 18 giugno 2008, ancora il Corriere della Sera riporta un altro annuncio di Veronesi: «Tra 10 anni la diagnosi precoce batterà il cancro al seno. 
Per quelli 'impalpabili' la speranza di guaribilità è già oggi pressoché totale». 
Ma come?!
 Se nel 2000 servivano dieci anni per sconfiggere i tumori, nel 2008 si doveva essere ad un passo. 
E invece, niente.

 Il 28 marzo 2009 un aggiornamento: «Con gli strumenti di diagnosi e cura oggi a disposizione, la mortalità zero entro dieci anni è un traguardo raggiungibile».
 Dunque, traguardo spostato ancora in avanti al 2019. 
Il 15 ottobre 2010, presenta il libro “Una vita per la scienza” scritto insieme ad Alessandro Cecchi Paone, e qui spiega: “Questo libro è un’opera con la quale voglio spingere gli italiani a credere nel progresso per sconfiggere il cancro”. 
E' sempre in questo periodo che “a sostegno della ricerca e della prevenzione del tumore del seno è nato 'Mortalità Zero', un progetto della Fondazione Umberto Veronesi con l’obiettivo di azzerare la mortalità per questo tumore entro 10 anni”. 
Quindi 2020. 
 Ma come mai Veronesi ha innescato la marcia indietro tutta?
 Non è che per caso l’aerosolchemioterapia bellica della Nato, in atto sistematicamente dal 2002, ha incrementato le patologie tumorali? 
E come mai in Italia sono aumentati a dismisura i tumori linfatici, e i bambini al di sotto dei dieci anni, sono i più colpiti? 
E che dire dell'esplosione dei casi di istiocitoma fibroso maligno, una volta estremamente raro?
C'è un momento in cui bisogna dire basta, e quando superi quella linea non hai molta compagnia accanto a te, ma prevalentemente terreno bruciato, minacce e insulti.




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