MEDIO ORIENTE - LA MISSIONE STORICA DELLA RUSSIA

MEDIO ORIENTE - LA MISSIONE STORICA DELLA RUSSIA  

L’obiettivo: un Medio Oriente pacificato ed equilibrato. 
Certo è difficile portare ordine e giustizia in un angolo caldo del mondo dove altri hanno portato il caos e la violenza primordiale.
 Ma bisogna pur provarci. 
La missione storica della Russia di Vladimir Putin ha un valore anche in riferimento alla regione della “mezzaluna”.
Vediamo le linee guida della politica estera russa in Medio Oriente:
Siria: sostegno al presidente Assad, difesa di un modello di Stato laico, multietnico e multireligioso. Sostenere Assad significa anche preservare la sopravvivenza della comunità cristiana: si veda la terribile fine delle comunità cristiane irakene dopo l’abbattimento di Saddam Hussein.
Libano: sostegno al modello di società laica e multireligiosa, già messo a dura prova in passato.
Israele: in Israele vive una forte comunità di origine russa: persone che abbandonarono l’URSS ai tempi di Gorbaciov e che sono state educate nel clima laico della scuola russa-sovietica. 
In riferimento a questo importante segmento della società israeliana Putin ha parlato di una “piccola
Russia” all’estero ed è ovvio che essa rappresenti una naturale base di convergenza tra Israele e Federazione Russa. 
Non bisogna d’altra parte dimenticare la irriducibile varietà della società israeliana: ci sono ebrei laici e religiosi, ebrei di origine mediterranea, africana, centroeuropea e russa; ci sono anche gli arabi cittadini di Israele che alle ultime elezioni hanno raggiunto con la loro lista il terzo posto e ci sono infine i cristiani: mentre le nazioni europee occidentali hanno scelto la via dell’indifferentismo religioso la Russia si ripropone come naturale protettrice dei cristiani dei Luoghi Santi.

Palestina: Putin si è espresso recentemente in favore della costituzione di uno Stato di Palestina che sia sostanzialmente sovrano entro i propri confini certi, tanto quanto rispettoso della presenza israeliana nella stessa regione e che abbia in Gerusalemme Est la propria capitale.
 Con i Palestinesi di Gaza Gazprom aveva avviato proficue trattative per la cooperazione energetica, per la estrazione delle fonti energetiche offshore.
Iran: la soluzione della questione del nucleare iraniano passa proprio attraverso Russia che può garantire all’Iran il diritto ad avere centrai nucleari civili e sorvegliare che esse non si convertano in arsenali atomici.
 Con l’Iran del nuovo corso la via del dialogo è quella più propizia: sembra averlo capito anche l’America di Obama. 
Peraltro il mondo scita in Siria come in Irak o nella penisola arabica rappresenta un interlocutore importante nella lotta al radicalismo islamista che è emanazione di certi ambienti delle autocrazie petrolifero-religiose di area sunnita.
Iraq: l’Iraq purtroppo non c’è… affondato nel caos dopo la frammentazione belluina provocata dall’ultima guerra che ha abbattuto Saddam Hussein. 
Ma per la sua ricostituzione la linea è quella della estinzione dell’ISIS (e soprattutto dell’estinzione dei galattici conti correnti che lo alimentano…), del coinvolgimento degli sciti, della pacificazione tra sciti e sunniti e del rispetto delle comunità cristiane e yazide.
Egitto: forte cooperazione con il presidente al-Sisi, anche in vista di una lotta aperta all’ISIS. 
Sia detto di passaggio lo stesso presidente del consiglio italiano Matteo Renzi ha sottolineato l’assoluta necessità di far fronte comune con la Russia per risolvere l’incresciosa questione dell’ISIS.
Turchia: la Russia ha avviato una forte cooperazione energetica e infrastrutturale con il governo di Erdogan, soprattutto dopo che la UE ha scelto la via di una subordinazione agli USA (“sanzioni”) che ha portato al fallimento dell’importante progetto South Stream.
Yemen: Putin si è espresso per una immediata cessazione delle ostilità internazionali che caratterizzano questo Stato nel quale – come in altri del Medio Oriente – divampa la contrapposizione tra sciti e sunniti.
Alfonso Piscitelli




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