GEAB 94-“Crac mondiale non avrà luogo”

GEAB 94-“Crac mondiale non avrà luogo”

Da Pechino New Deal mondiale. 
Niente bolla in Borse cinesi, diffidare dei mercati occidentali. 
Emergenti pronti a finanziare attività “su scala ancora mai vista”.
NEW YORK (WSI) – Il crack mondiale non avrà luogo, perché il “pianeta finanza è appena nato” e il “rigonfiamento delle borse cinesi non è una bolla”. 
La Cina ha avviato una sorta di “New Deal” internazionale e le economie emergenti sono pronte a finanziare lo sviluppo di attività “su scala ancora mai vista”.
È il molteplice concetto espresso dall’equipe di analisti di GEAB, nel rapporto numero 94 di metà aprile.
“Il delirante aumento del 100% della Borsa di Shanghai in un anno”, si legge nel report, “è certamente spaventoso, ma riflette una dinamica reale (o piuttosto una ripresa) dello sviluppo economico del paese”. 
La verità è che se “vero denaro (il risparmio dei cinesi) viene investito in veri bisogni (infrastrutture, sistemi sociali, disinquinamento, via della Seta…)”, allora molto semplicemente non siamo in
presenza di una bolla.

Il team di esperti rileva invece la “spaventosa incoerenza” della valorizzazione di piazze finanziarie situate in zone di evidente sviluppo economico come la Cina, mentre “da anni il mondo intero deve meravigliarsi dei punteggi delle borse occidentali, in particolare quella americana”, che sono “in completa contraddizione con le basi economiche delle zone in questione”. 
La Borsa Usa è in un piena bolla, ma non ci sono solo gli Stati Uniti. 
Lo stesso discorso vale anche, sebbene in misura minore, per Giappone e Europa.
 “Ma la liberazione delle dinamiche dei paesi emergenti, dotandosi degli strumenti infrastrutturali della dimensione dei loro flussi, è sul punto di assorbire tutte queste bolle per finanziare uno sviluppo di attività su scala ancora mai vista”. 
Il problema di polarizzazione, dalla globalizzazione alla globalità, è stato risolto”, secondo il team di analisti. Spetta all’Occidente ora cogliere questa “incredibile opportunità”. 
“Da un lato, c’è l’insormontabile mole di problemi degli Stati Uniti: un’economia che entra di nuovo in recessione, la precarietà che raggiunge livelli record, i redditi dell’80% dei meno ricchi che calano dopo già due anni, una siccità interminabile in California, lo spettro di un nuovo shutdown in novembre, con possibilità di mancati pagamenti più vantaggiosi, una borsa in tensione, ecc.
Dall’altro, dice sempre il rapporto mensile, “ci sono le promettenti prospettive dei BRIICS in una logica di collaborazione mondiale”.

Il trucco per l’Occidente è non commettere l’errore di chiudersi su se stesso.
 “Con l’accordo iraniano, all’improvviso il mondo è ridiventato appassionante”, scrive GEAB, “poiché i problemi che si presentano sono sfide da lanciare e non più minacce di morte”.
 Dopo Losanna tutto è cambiato. Ora “le soluzioni ci sono“.
I problemi sono ancora innumerevoli: “danni della crisi sistemica globale da riparare e problemi strutturali da risolvere insieme. Ma la macchina è rilanciata e, per la prima volta nella storia, è globale”. 
Questo passaggio da un mondo occidentale ad un mondo globale ha posto soprattutto problemi di quella che gli analisti chiamano “polarizzazione”: ovvero “un’unica moneta poggiata su un’unica piccola economia nazionale americana, mercati finanziari non adattati alla dimensione dei flussi, istituzioni internazionali incapaci di integrare le nuove realtà global”. 
“Mentre i BRICS si sono rimboccati le maniche e hanno posto le condizioni di reinvenzione del sistema monetario internazionale multimonetario, di veri e propri mercati finanziari mondiali (tramite innovazioni come la connessione delle due piazze finanziarie di Shanghai e Hong Kong, per non parlare della rete di transazione in yuan che attraversa ormai il pianeta), delle banche multipolari o mondiali, come la banca BRICS o la nuovissima Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture, verso la quale i paesi europei, dopo aver accolto con freddezza la Banca BRICS, ormai “corrono” su invito dei cinesi (all’inizio Londra, poi Parigi, Roma e Berlino). 

La Cina è riuscita a ricreare un nuovo ordine mondiale, al punto tale che gli Stati Uniti, dopo aver “rimproverato” gli Europei per il loro entusiasmo, si ritrovano “obbligati” a mostrare una certa volontà di cooperazione.
 “Perfino Israele, che per puro caso si è fatta corteggiare durante i negoziati con l’Iran, ha deciso di porre la propria candidatura”.
A tutto questo meccanismo manca ancora, però, il “terreno di applicazione”. 
E in questo senso la “Via della Seta è la prima mossa”.
 “Il mondo multipolare è da costruire, i miliardi di miliardi che aleggiavano nell’aria dei mercati finanziari occidentali potranno di nuovo trovare posto”. 
“È un vero e proprio New Deal” quello proposto dalla Cina, ma “questa volta è mondiale”. L’Occidente ha inventato la globalizzazione ma sono la Cina e i BRICS ad aver terminato il processo e realizzato la “globalità”. 




Fonte:GEAB
Tratto da: Wallstreetitalia

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