In che modo Tony Blair ha aiutato ad aprire la porta all’ISIS

In che modo Tony Blair ha aiutato ad aprire la porta all’ISIS

Patrick Cockburn
Tony Blair che si dimette da inviato di pace dopo 8 anni è stato salutato quasi dovunque con in misto di dure critiche, derisione e sollievo.
 Si era detto che aveva destinato tre giorni al mese alla faccenda e che dedicava il resto del tempo ai suoi interessi economici.
Blair è membro di un circolo strano ma esclusivo che consiste di leader politici britannici e americani le cui carriere sono state rovinate o concluse nel secolo scorso da coinvolgimenti disastrosi in Medio Oriente.
 Dalla parte britannica i membri comprendono Winston Churchill, David Lloyd George e Anthony Eden, e tra gli americani ci sono: Jimmy Carter, Ronald Reagan e George W. Bush.
Le diverse crisi in Medio Oriente che questi sei uomini non sono riusciti a gestire con successo, hanno qualche cosa in comune? 
Sono stati fatti gli stessi errori e perché quella regione è diventata una tale tomba per la reputazione
politica?
Le dimissioni di Blair hanno coinciso quasi lo stesso giorno con il centenario del momento in cui il 18 marzo 1915 una flotta anglo-francese entrava nei Dardanelli allo scopo farsi strada fino Istanbul. In quanto Primo Lord dell’Ammiragliato, Churchill era un ottimo sostenitore del piano che è fallito miseramente quando le mine e i cannoni turchi hanno affondato tre navi da guerra e ne hanno seriamente danneggiate altre tre.

 Poco dopo ha sostenuto lo sbarco di truppe di terra sulla penisola di Gallipoli il 25 aprile, che è finito in una sconfitta totale otto mesi dopo, dopo che 250.000 soldati britannici e francesi erano stati uccisi o feriti, insieme a un numero analogo di soldati turchi.
I britannici hanno attaccato le posizioni turche accidentate e molto difendibili a Gallipoli, principalmente perché una serie di sconfitte nei primi mesi della Prima Guerra Mondiale avevano portato Churchill a Lord Kitchener, Segretario di Stato alla Guerra, a sottostimare le loro capacità di resistenza.
 Leggendo riguardo a questo evento nel libro molto informato e intelligente di Eugene Rogan , La Caduta degli Ottomani: la Grande Guerra in Medio Oriente, 1914-20 (The Fall of the Ottomans: The Great War in the Middle East 1914-1920) sono stato colpito dai parallelismi tra quello che è accaduto allora e l’invasione statunitense e britannica dell’Iraq nel 2003. 
In entrambi i casi c’è stata la stessa presuntuosa sottostima dell’avversario e l’ignoranza volontaria del pericoloso terreno fisico a Gallipoli e lo stesso letale panorama politico dell’Iraq.
 Subito dopo il suo fallimento, Churchill è stato degradato e la sua reputazione non è stata mai del tutto recuperata fino a quando è diventato Primo Ministro nel 1940.
Sette anni dopo Gallipoli, nel 1922, Lloyd George ha perso il suo posto di primo ministro quando è quasi entrato in guerra con la Turchia dopo aver appoggiato la fallita invasione greca della terraferma turca. 

Ho sempre pensato che Blair rassomigliasse a Lloyd George più di qualsiasi altro primo ministro nella sua ambizione, fiducia in se stesso e abilità di manipolare gli altri. 
Entrambi gli uomini immaginavano con buona ragione che potessero dirigere la loro strada verso soluzioni ingegnose a problemi difficili da risolvere. 
Hanno avuto i loro maggiori trionfi in Irlanda: Lloyd George negoziando una fine per la Guerra Irlandese di Indipendenza nel 1921, e Blair portando la pace in Irlanda del Nord con l’Accordo del Venerdì Santo, nel 1998.
Fondamentale per il loro successo era il fatto che entrambi sapevano tante cose dell’Irlanda. 
Lloyd George perché l’Irlanda era stata al centro di una serie di crisi politiche britanniche per mezzo secolo. 
Blair perché è per metà irlandese dato che sua madre Hazel proviene da una famiglia di agricoltori protestanti della contea di Donegal.
 L’autobiografia di Blair, un libro affascinante e divertente contiene una storia su sua nonna e sul suo bigottismo protestante puro.
 Blair andò a trovarla quando era così tanto “andata” con l’Alzheimer che a malapena lo riconobbe. Blair scrive: “Mentre le prendevo la mano, improvvisamente ha preso la mia, ha spalancato gli occhi e ha detto: ‘Qualunque altra cosa tu faccia, figlio, non sposare mai una Cattolica.’ 
Qualunque altra cosa era sparita dalla sua mente, ma nel fondo era rimasto il residuo dell’avversione settaria.”

Malgrado abbia portato la Gran Bretagna nella guerra dell’Iraq e abbia vissuto in Medio Oriente per lunghi periodi da quando era primo ministro, Blair non ha mai dimostrato nulla di simile alla stessa sensibilità alla politica della regione come aveva dimostrato in Irlanda.
Quando ha fornito le prove nell’inchiesta Chilcot nel 2010, Blair ha dato l’impressione di non avere mai accettato il settarismo e la corruzione del governo di Baghdad che aveva aiutato a mettere al potere.
 L’ascesa dello Stato Islamico per governare un terzo dell’Iraq deve essere arrivato come una completa sorpresa considerata la sua positiva opinione dell’Iraq in quel tempo. 
Sarebbe affascinante sapere che consiglio dà Blair ai suoi ricchi clienti nel Golfo e in Asia Centrale sui futuri sviluppi in Iraq, in Siria e in Libia.
C’è qualcosa da imparare dalla crisi di Suez che ha posto fine alla carriera di Anthony Eden e che ha dimostrato che la Gran Bretagna non poteva agire in Medio Orientein modo contrario ai desideri americani? 
La demonizzazione del presidente Nasser come un Hitler rinato è stata molto simile a quella di Saddam Hussein (anche se era un demonio molto più di quanto lo sia mai stato Nasser). 
In entrambi i casi la propaganda di auto-inganno sosteneva che un unico governante di immensamente cattivo era responsabile dei guai dell’Egitto e dell’Iraq. 
Mi ricordo che un neurochirurgo a Baghdad che mi diceva, proprio dopo la caduta della città nel 2003 che “gli Americani dovrebbero ricordare che anche Saddam trovava difficile governare gli iracheni”.

Dopo la crisi di Suez, gli Stati Uniti sono diventati la principale potenza occidentale in Medio Oriente ed è diventato più probabile che i loro presidenti invece che i primi ministri britannici finissero nell’elenco dei caduti politici. Jimmy Carter ha avuto sfortuna con lo scoppio della rivoluzione iraniana, la caduta dello Scià, e il sequestro degli ostaggi all’Ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Non c’era molto che potesse fare al riguardo. 
Ronald Reagan è stato permanentemente danneggiato da Iran-Contra, cioè il bizzarro tentativo di persuadere gli iraniani a liberare gli ostaggi presi a Beirut in cambio di armi e di uso di denaro ricavato dalle vendite di armi per finanziare illegalmente i ribelli Contra del Nicaragua. 
Dovrebbe essere stato sempre ovvio che il danno provocato dall’insuccesso di questo strano complotto ha avuto di gran lunga maggior peso qualsiasi possibile beneficio.
 E’ probabilmente anche un errore cercare di superare gli iraniani quando si tratta di tortuosità.
L’invasione dell’Iraq da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna nel 2003 per certi aspetti una replica della crisi di Suez, tranne che questa volta sono gli Stati Uniti che hanno superato i limiti del loro potere. 
Bush e Blair avrebbero potuto cavarsela soltanto invadendo l’Iraq e deponendo Saddam Hussein del quale molti iracheni volevano liberarsi, ma la loro occupazione del paese non sarebbe stata mai accettata. 
Sembrava che Bush e Blair non avessero mai capito la reazione ostile dei vicini dell’Iraq alla presenza permanente di un esercito straniero di occupazione. 
Tuttavia Blair si lamenta ancora oggi che l’intervento iraniano destabilizza l’Iraq, come se fosse probabile che l’Iran avrebbe accettato di nuovo che il suo vicino iracheno venisse governato da un nemico.
 Bush e Blair hanno distrutto lo stato iracheno e nessuno è riuscito a metterlo insieme di nuovo. 
Le porte hanno iniziato ad aprirsi per lo Stato Islamico.
 
Patrick Cockburn è autore di: The Rise of the Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution [ L’ascesa dello Stato Islamico: l’ISIS e la nuova rivoluzione Sunnita].
Nella foto: la nave da guerra inglese Irresistible mentre affonda nello Stretto dei Dardanelli.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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