Stefano Fassina e Alfredo D'Attore promuovono Matteo Renzi sull'Ilva. Via libera alla legge di stabilità

Stefano Fassina e Alfredo D'Attore promuovono Matteo Renzi sull'Ilva. Via libera alla legge di stabilità

"Dì una cosa di sinistra", consigliava Nanni Moretti a Massimo D'Alema. 
Il premier Matteo Renzi l'ha detta. 
Ed è così che, attorno all'idea di nazionalizzare l'Ilva, il segretario del Pd ricompatta non solo il suo partito ma anche la sinistra intera. 
Dalla sua parte si schierano addirittura i sindacati.
 La Fiom si dice felice della nuova decisione del governo anche se - avverte - "al di là delle parole, nel merito non c'è ancora nulla". 
Contenta anche la Uil, che "da mesi aveva prospettato una soluzione pubblica di emergenza". 
Solo la Fim Cisl accusa Renzi di fare "propaganda".
La minoranza del Pd è euforica.
 "Non dobbiamo avere tabù rispetto a un'attività così rilevante", dice Stefano Fassina, per il quale "se gli investitori italiani e quelli stranieri non danno garanzie, piuttosto che soluzioni
precarie e di rinvio, una soluzione che coinvolga il pubblico mi sembra positiva".

 Il bersaniano Alfredo D'Attorre va oltre e considera "coraggiosa" la disponibilità di Renzi a intervenire. 
"A differenza di altri aspetti della politica economica del governo, che non mi hanno convinto, la soluzione di statalizzare l'Ilva la ritengo ottima". 
Con una mossa strategica, che potrebbe salvare la siderurgia italiana, il premier tiene buoni e uniti i suoi parlamentari, anche in vista dei voti dei prossimi giorni sulle riforme. 
Non ultimo il voto sulla legge di stabilità, che ha incassato il via libera della Camera (con 324 sì, 108 no e 3 astenuti) ma che ora passa al Senato, dove l'iter non sarà semplice.

Infatti i punti cruciali sono stati rimandati al secondo passaggio parlamentare. 
Soddisfatto comunque il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan: "Sono convinto che questa legge di stabilità consentirà all'Italia di avviare quell'inversione di tendenza, in termini di crescita economica e occupazionale, attesa da anni e di affrontare il 2015 con una fiducia accresciuta".

 Una risposta forse all'ufficio parlamentare di bilancio che aveva espresso qualche dubbio sull'effetto positivo che le riforme strutturali avranno sul Pil.
Il Movimento 5 Stelle è rimasto sulle barricate. 
In Aula, durante le dichiarazioni di voto, ha alzato cartelli anti-premier: "Noi con i cittadini, Renzi con le lobby". 
E poi ancora: "È una legge di Stabilità piena zeppa di tasse, evidenti e occulte, qualche marchetta clientelare e le solite zampate in zona Cesarini dei lobbisti, che non hanno bisogno di stare in Parlamento per influenzare a loro favore le decisioni degli eletti.
 Non possiamo che votare contro una manovra recessiva e punitiva sul fronte degli investimenti".

Nei prossimi giorni, governo e Parlamento metteranno mano agli emendamenti concentrandosi su alcuni filoni fondamentali, primo tra tutti quello fiscale. 
L'idea dovrebbe essere quella di intervenire sull'Irap a favore delle piccole e medie imprese, con un probabile aumento delle franchigie, e sulle partite Iva aumentando da 15 mila a 20 mila euro la soglia per accedere al regime forfettario. 
Ma lo scoglio principale è rappresentato dalla tassazione dei fondi pensione, aumentata dall'11,5 al 20 per cento.
 Un ampio fronte chiede di correggere questa norma considerata troppo punitiva.
 La scelta politica non è ancora stata fatta, ma la soluzione tecnica - fanno sapere dal Tesoro - potrebbe essere quella di portare il prelievo sulla previdenza integrativa al 17%. 
Allo stesso modo potrebbe essere limitato al 20% (anziché al 26%) l'incremento per i fondi delle casse previdenziali, purché riconvertano i loro investimenti esteri su attività economiche italiane.

L'esecutivo dovrà pensare anche alla rivalutazione del Tfr e sempre nel passaggio al Senato si discuterà della tassazione sulla casa, con l'introduzione della nuova local tax in cui incorporare Imu e Tasi.
 Anche in questo caso però le difficoltà non mancano e non è detto che le novità arrivino nei tempi della legge di stabilità. 
Le aliquote potrebbero essere fissate tra il 2,5 e il 5 per mille sulla prima casa e tra l'8 e il 12 per mille sulla seconda.
 La partita si giocherà inoltre sui tagli alle Regioni, visto che la Camera si è impegnata solo su quelli ai Comuni. 
L'ammontare della spending imposta ai governatori dovrebbe rimanere a 4 miliardi, ma lo Stato potrebbe intervenire sul patto della Salute alleggerendo in qualche modo il ruolo degli Enti locali.
 Gli ostacoli da superare, dunque, non sono pochi. 
E per Renzi è meglio avere una minoranza Pd rabbonita piuttosto che una situazione parlamentare gonfia di tensioni. 
Anche se bisogna vedere quanto la mossa Ilva, accolta positivamente, possa fungere da calmante.

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