PROTEZIONE PER DI MATTEO

PROTEZIONE PER DI MATTEO

Appare singolare che in Argentina organizzino una manifestazione dinanzi all’ambasciata italiana per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere un pm che sta indagando in profondità sulla trattativa stato-mafia italiana e qui in Italia, se si domanda alla gente per strada chi è Nino di Matteo il 90% dirà che purtroppo non ne ha la minima idea e che si scusa, ma ha fretta di andare a comperare il panettone.
Jervé
Galatolo: “L’attentato al pm al Tribunale o a Santa Flavia”
I verbali del neo-pentito contenuti nel provvedimento di fermo nei confronti di Vincenzo Graziano: “Volevamo piazzare un furgone imbottito di esplosivo nei pressi del Palazzo di Giustizia, ma ci sarebbero state molte vittime. 
Pensammo quindi di procedere nel luogo dove il magistrato trascorre le vacanze estive”


“La presenza di 100 chili di tritolo sul territorio palermitano rende ancora attuale, a mio avviso, il pericolo dell’attentato nei confronti del dottor Di Matteo“. 
Sono le parole del neo-pentito Vito Galatolo verbalizzate il 14 novembre scorso e inserite nel decreto di fermo del boss Vincenzo Graziano, emesso stamane dalla Dda di Palermo. Secondo il collaboratore, Graziano custodiva il tritolo che Cosa nostra aveva acquistato in Calabria per compiere l’attentato.
 La Procura di Palermo, però, non contesta al padrino fermato accuse specifiche relative ai piani di morte contro Di Matteo, sui quali non ha competenza essendo coinvolto un magistrato del distretto.
Nell’interrogatorio di novembre, Galatolo ha parlato di alcuni summit effettuati nel 2012 per pianificare l’attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo: “Andai ad una riunione in corso Tukory… Erano presenti oltre me Vincenzo Graziano, Antonino Lipari, Girolamo Biondino, Alessandro D’Ambrogio, Silvio Guerrera. 
Dopo una presentazione di rito rimanemmo solo io, Graziano, D’Ambrogio e Biondino…qua il Biondino, riprendendo la lettera che gli fu inviata daMatteo Messina Denaro, disse che bisognava fare un attentato al dottore Di Matteo perché, come già detto, stava andando oltre e ciò non era possibile anche per rispetto ai vecchi capi che erano detenuti”. 
Per riferirsi al boss di Castelvetrano, ha detto Galatolo, Biondino diceva che era arrivato l’ordine da parte del “fratellone”.

Prosegue ancora il racconto del neo-pentito: “In occasione della stessa riunione, nei pressi di corsoTukory, decidemmo di dare una risposta affermativa a Messina Denaro e decidemmo anche, vista l’impossibilita’ di quest’ultimo ad approntare il denaro necessario, di esporci economicamente per la preparazione e dell’attentato. 
In particolare io mi impegnai con 360.000 euro mentre le famiglie di Palermo Centro e San Lorenzo, si impegnarono per 70.000 euro.
 L’esplosivo sarebbe stato acquistato in Calabria da uomini che avevano della cave nella loro disponibilità e trasferito a Palermo.
 Dopo seppi che Biondino definì l’acquisto dalla Calabria di 200 chili di tritolo e, una volta arrivato a Palermo circa 2 mesi dopo la riunione, fu affidato aVincenzo Graziano. L’esplosivo, che io vidi personalmente in occasione di una mia presenza a Palermo per dei processi -sostiene Galatolo- era conservato in dei locali all’Arenella nella disponibilita’ di Vincenzo Graziano ed era contenuto in un fusto di lamiera e in un grande contenitore di plastica dura.
 Sopra questi bidoni vi era uno scatolo di cartone con all’interno un dispositivo in metallo della grandezza poco piu’ piccola di un panetto. 
All’interno era composto da tanti panetti di colore marrone avvolti da pezze di tessuto”.

Il boss dell’Acquasanta racconta ai pm che una parte dell’esplosivo era danneggiata. “Ricordo inoltre che all’esterno, la parte bassa del contenitore di plastica blu era umida e con tracce di salsedine.
 Per tale motivo infatti il Graziano mi disse che questo contenitore umido doveva essere sostituito”. 
Galatolo ha raccontato che ebbe “modo di vedere l’esplosivo nel periodo che va dal 15 al 18 marzo”, periodo in cui si trovava a Palermo. 
“Il Graziano mi fece vedere l’esplosivo il giorno di domenica 16 marzo” ha chiarito in un secondo interrogatorio il collaboratore, spiegando che in seguito “l’esplosivo è stato spostato dal Graziano Vincenzo e penso che sia custodito in una sua abitazione con del terreno intorno in località Monreale”. 
E’ proprio nella zona di Monreale che si concentrano le prime ricerche degli inquirenti dopo la collaborazione diGalatolo: l’esplosivo però non è stato ritrovato né nel comune in provincia di Palermo e nemmeno nella zona di fondo Pipitone, quartier generale dei Galatolo all’Acquasanta.

Il pentito parla quindi delle fasi preparatorie dell’attentato, ed in particolare di una riunione, svoltasi i primi di dicembre del 2012, tra boss per discutere dell’attentato contro Di Matteo. Secondo Galatolo, “l’intento di organizzare l’attentato al dottore Di Matteo non e’ mai stato messo da parte; una volta -racconta- ne parlai con Vincenzo Graziano… ed avevamo pensato di posizionare un furgone nei pressi del Palazzo di Giustizia ma non ritenemmo di procedere perche’ ci sarebbero state molte vittime. 
Pensammo anche, data la disponibilità della famiglia mafiosa di Bagheria, di valutare se procedere in località Santa Flavia, luogo dove spesso il dottore Di Matteo trascorre le vacanze estive”.
Poi ad un certo punto il piano d’attentato si blocca. 
“ll 6 maggio (del 2013 nda) pomeriggio mi incontrai con Vincenzo Graziano, che non affrontò subito il discorso dell’attentato nei confronti del dottor Di Matteo, come credevo, vista l’urgenza con cui mi aveva mandato a chiamare, e fui io quindi a chiedergli notizie. Il Graziano mi disse che la situazione era in stand-by poiché il Biondino Girolamo era stato tratto in arresto. 
Mi disse anche che l’esplosivo era ancora nella sua disponibilità ed era al sicuro”.





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