Ilva-il governo punta al "Modello Alitalia".

Ilva-il governo punta al "Modello Alitalia". 

Nella "Bad company" tutte i rischi legali legati ai possibili risarcimenti per danni ambientali
Che si tratti di un bluff o di un radicale cambio di rotta nella politica industriale del governo lo si scoprirà nelle prossime settimane. 
Quel che è certo è che l’annuncio di Matteo Renzi circa la possibilità che lo Stato rientri – seppur temporaneamente – nel capitale dell’Ilva sta sortendo gli effetti sperati: smuovere le acque. 
Abbastanza per far pervenire ad Arcelor Mittal, unico possibile acquirente ad aver inviato la propria offerta, seppur non vincolante, un messaggio forte e chiaro: vendita sì, svendita no.
È questo forse il senso dell’improvvisa accelerazione impressa dal governo, che dopo mesi di silenzio – un po’ a sorpresa – ha annunciato di non volere più giocare un ruolo di spettatore nel destino della seconda maggiore acciaieria d’Europa. 
Palazzo Chigi avrebbe scelto di andare fino in fondo là dove i governi precedenti si erano fermati:procedere con l’amministrazione straordinaria per la società, attraverso una modifica alla Legge Marzano, che attualmente consente questa possibilità solo per le società
dichiarate insolventi.

Modifica che potrebbe avvenire o con un emendamento alla legge di stabilità, in arrivo al Senato, o con un decreto ad hoc. 
Decreto che non è comunque approdato nel consiglio dei ministri di lunedì sera con all’ordine del giorno il pacchetto in matteria di giustizia civile. Segno che l’accelerazione c’è, ma senza esagerare.
Quale che sia il veicolo normativo adottato, la strada pare comunque tracciata. L’amministrazione straordinaria consentirebbe al commissario poteri di gran lunga superiori a quelli attuali. 
Quali, ad esempio, la vendita della società, formalmente ancora di proprietà delle famiglie Riva (90%) e Amenduni (10%).

Uno snodo fondamentale, questo, per replicare in Ilva quanto fatto sostanzialmente con Alitalia nel 2008. 
La divisione della società in due: da un lato la bad company, con in “pancia” tutti i contenziosi legali pendenti sulla società ma non le spese di risanamento, dall’altra una nuova società, ripulita dei rischi giudiziari e quindi più appetibile. 
Ed è qui che potrebbe innescarsi l’intervento dello Stato attraverso il Fondo Strategico Italiano, braccio operativo della Cassa depositi e prestiti, in cordata con altri compratori privati, primo fra tutti Arvedi.

La sequenza dei passaggi è rigida. 
È il motivo per cui, malgrado le generiche manifestazioni di interesse, Cdp e quindi Fsi, si sono sempre chiamate fuori dalla partita, non potendo per statuto investire in società in perdita. 
Con un nuovo schema di questo tipo, la questione cambierebbe. 
“Cdp ha dei limiti noti in termini di investimenti, il settore è importante e lo stiamo studiando con grande attenzione", ha spiegato oggi l’ad, Giovanni Gorno Tempini lasciando intendere che la Cassa non si sta chiamando fuori.
 "I commenti li preferisco fare nel momento in cui ci sono delle ipotesi per noi piu lavorabili. Sappiamo fino a dove arrivare e sulla base di quello facciamo i nostri compiti".

Così il governo spera non solo di salvare l’azienda, ma di impedire che il Paese perda, a scapito dei propri concorrenti internazionali, una grossa quota di mercato in un settore importante come quello dell’acciaio. 
Uno “schema Alitalia” verrebbe anche parzialmente incontro alle richieste di Mittal, che nella propria lettera di intenti ha lasciato intendere di non volersi accollare i rischi legali legati al risarcimento in sede civile dei processi penali in corso a Taranto.
Non è tutto. 
Il gruppo franco-indiano nella propria manifestazione di interesse avrebbe sollevato più di un’obiezione sull’eccessiva severità, e relativi costi (circa 1,8 miliardi entro metà 2016), delle prescrizioni imposte dall’Aia. 
Obblighi ritenuti molto superiori a quanto chiesto nel resto d’Europa agli altri concorrenti. Capitolo, questo, su cui però è molto difficile che il governo possa concedere qualcosa.

Se del risanamento, come a questo punto pare sempre più probabile, se ne farà carico lo Stato, dalla sua potrà beneficiare dei 1,2 miliardi di risorse sequestrate dai magistrati di Milano alla famiglia Riva, che i giudici hanno riaffidato all’Ilva con un vincolo di utilizzo per le spese di risanamento ambientale.
Fondi che, spiegano fonti vicino all’azienda, sarebbero “pienamente a disposizione” di chiunque si farà carico del risanamento.
 L’onere per lo Stato così – considerate anche le spese già sostenute fino ad ora - sarebbe inferiore, magari condiviso con altri partner. 
I nuovi “capitani coraggiosi”, ammesso di trovarli.


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