ORA CHE FANNO GRILLO(ROM) E RENZI (IMMIGRATI)?E PENSARE AVEVANO QUASI FATTO PACE CON LA BOLDRINI

ORA CHE FANNO GRILLO(ROM) E RENZI (IMMIGRATI)?E PENSARE AVEVANO QUASI FATTO PACE CON LA BOLDRINI

PREMETTO CHE QUESTO SARA' IL MIO ULTIMO POST, CHE PUBBLICHERO' SU UN GRUPPO FB CHE FA RIFERIMENTO AL MOVIMENTO 5 STELLE ( CON VOSTRO SOLLIEVO), POICHE' NON RIESCO PIU' A SENTIRMI UN VOSTRO SIMILE POLITICO -GIA' DA QUALCHE MESE A QUESTA PARTE NON CONDIVIDEVO LA LINEA POLITICA MESSA IN ATTO DOPO LE EUROPEE, MA VENERDI' SCORSO, LEGGERE IL COMUNICATO UFFICIALE DEL GRUPPO FB M5S ROMA, MI HA VERAMENTE DATO IL COLPO DI GRAZIA- 
IN TALE COMUNICATO SI AFFERMA LA PROPOSTA DI AVVIO DI RACCOLTA FIRME PER IL SUPERAMENTO E SMANTELLAMENTO DEI CAMPI NOMADI  PER DARE IL VIA ALL'INTEGRAZIONE VERA E COMPLETA PER SUPERARE IL MURO DI DIFFIDENZA CHE CI DIVIDE.
NON BISOGNA ESSERI GENI PER CAPIRE CHE UNA VOLTA TOLTI I CAMPI NOMADI, BISOGNERA' PER FORZA DARGLI DEGLI ALLOGGI POPOLARI CON TANTO DI SERVIZI  , OVVIAMENTE IL TUTTO PAGATO DALLA COLLETTIVITA', E SE SI PUO' FARE QUESTO, NON CAPISCO PERCHE' PRIMA NON SIA POSSIBILE FARLO PER I
TANTI ITALIANI CHE STANNO SOFFRENDO E SUICIDANDOSI-
QUESTO E' SOLAMENTE UN BREVE RIASSUNTO DEL POST DI M5S ROMA IN OGGETTO-LA VERSIONE INTEGRALE LA TROVERETE PUBBLICATA A FONDO PAGINA-

ALCUNI GRUPPI MI HANNO GIA' BANNATO, ALTRI STANNO INVOCANDO IL MIO ABBANDONO, ED IO , ANCHE PER ONESTA' MORALE VI ACCONTENTO , INFATTI STASERA, PROVVEDERO' PERSONALMENTE A CANCELLARMI  DA QUEI GRUPPI CHE ANCORA NON HANNO PROVVEDUTO
QUESTI SONO I MOTIVI PER CUI HO DECISO DI ABBANDONARE DEFINITIVAMENTE LA GALASSIA M5S, SENZA SCHIERARMI DA NESSUNA ALTRA PARTE, DATO CHE PENSAVO DI POTER COMBATTERE IL SISTEMA MARCIO ATTRAVESRSO IL MOVIMENTO, MA A QUANTO PARE HO COMMESSO UN ERRORE MADORNALE, MA QUESTO NON SIGNIFICA CHE SARETE AL RIPARO DAI MIEI POST, SIGNIFICA SOLAMENTE CHE CONTINUERO' A PUBBLICARLI IN ALTRE PLATEE MOLTO PIU' AMPIE CHE DELLE VOSTRE, POICHE' CONTRARIAMENTE ALLE VOSTRE ILLUSIONI , IL MONDO REALE NON E' CIRCOSCRITTO ALLA GALASSIA M5S-

COMUNQUE  COLGO L'OCCASIONE PER PORTARVI A CONOSCENZA DI UNA SENTENZA EUROPEA DI POCHI GIORNI FA, CHE VOI SICURAMENTE DEFINIRETE RAZZISTA E LEGHISTA,MA SE VALE PER ALTRI STATI DELL’EUROPA, VALE ANCHE PER L’ITALIA: O NO?
La Corte europea di Giustizia del Lussemburgo ha confermato in una attesa sentenza, politicamente significativa, che un cittadino dell’Unione senza una occupazione non può chiedere di beneficiare di aiuti sociali in un paese terzo nel quale risiede.
E il Regno Unito vuole mettere freno al turismo del welfare e alla libera circolazione delle persone tra i Ventotto

Il Sole 24 Ore, mercoledì 12 novembre 2014
La Corte europea di Giustizia del Lussemburgo ha confermato ieri in una attesa sentenza, politicamente significativa, che un cittadino dell’Unione senza una occupazione non può chiedere di beneficiare di aiuti sociali in un paese terzo nel quale risiede. 
La decisione giunge mentre alcuni paesi – tra cui il Regno Unito– vogliono mettere un freno al turismo del welfare e alla libera circolazione delle persone tra i Ventotto, in un contesto di incertezza economica e fragilità politica.
Due persone di nazionalità rumena, madre e figlio, si sono viste negare le prestazioni assicurative di base dal Jobcenter Leipzig, e hanno fatto ricorso dinanzi a un tribunale locale. 
Alle autorità tedesche, la madre risulta non avere una occupazione, non cercare lavoro e non possedere particolari qualifiche professionali. 
Il tribunale sociale di Lipsia si è quindi rivolto ai giudici europei che hanno preso una decisione sulla base della direttiva denominata “Cittadino dell’Unione”.

Nella sentenza, la Corte ricorda che durante i primi cinque anni del soggiorno all’estero la direttiva stabilisce una serie di regole.
 Il paese ospitante deve garantire il diritto al soggiorno «a condizione che le persone economicamente inattive dispongano di risorse proprie sufficienti». 
Precisa il tribunale: «Si intende in tal modo impedire che cittadini (…) economicamente inattivi utilizzino il sistema di protezione sociale dello Stato ospitante per finanziare il proprio sostentamento».
Elisabeta Dano e il figlio Florin abitano in Germania dal novembre 2010, quindi da meno di cinque anni. 
«La Corte statuisce che la signora Dano e suo figlio non dispongono di risorse sufficienti e non possono pertanto rivendicare il diritto di soggiorno in Germania in forza della direttiva Cittadino dell’Unione», si legge nel comunicato pubblicato ieri a Lussemburgo. 
Il tribunale precisa che una decisione nel merito spetta al tribunale nazionale.

La presa di posizione giunge mentre alcuni paesi stanno rivedendo le loro regole sul fronte dell’immigrazione. 
In Germania c’è un acceso dibattito sull’accesso degli stranieri, anche europei, al generoso sistema di welfare state; mentre il premier inglese David Cameron si è detto pronto a limitare il numero di ingressi nel paese, provocando la viva reazione di molti vicini.
 In questo senso, la sentenza di oggi ha un evidente peso giurisprudenziale, ma anche un chiaro significato politico.
«Una cosa messa in luce dalla sentenza è che la libertà di movimento, come hanno detto il premier e altri, non è un diritto indiscusso», ha spiegato un portavoce di Downing Street.
 Il Bundestag tedesco ha approvato in prima lettura modifiche alla legge sull’immigrazione. Tra queste, l’obbligo per un cittadino europeo dopo sei mesi di residenza senza un lavoro di dimostrare di avere «una possibilità ragionevole» di trovare un’occupazione. 
Non è chiaro come la norma possa essere applicata in concreto.

A Londra come a Berlino, la scena politica è segnata dalla crescita dei partiti più radicali: lo UKip e Alternative für Deutschland, spesso anti-immigrazione.
 La Germania vuole difendere la libera circolazione delle persone, ma al tempo stesso evitando frodi ai danni del suo welfare state. Tra il luglio 2013 e il luglio 2014, il numero di rumeni e bulgari con un lavoro in Germania è salito da 164mila a 253mila. 
Di questi, coloro che beneficiano di aiuti sociali sono aumentati da 38 a 66mila.

Secondo alcuni osservatori, la sentenza del tribunale europeo rafforza la posizione di coloro che vogliono introdurre freni e ostacoli alla libera circolazione delle persone. 
Altri, invece, fanno notare che la decisione non fa che confermare come le attuali regole comunitarie siano sufficienti per evitare eventuali comportamenti dolosi.
 Da Berlino, Karl Schwierling, portavoce del ministero del Lavoro tedesco, ha commentato: «La sentenza offre chiarezza legale e protegge il nostro sistema previdenziale».

Beda Romano
Cosa temeva la Germania fino all’attesa pronuncia della Corte europea arrivata ieri?
Temeva un’impennata delle richieste di sussidi della legge Hartz IV, riforma di quell’agenda 2010 che con Gerhard Schröder cambiò il volto al mercato del lavoro. 
Paventava un assalto alla diligenza del suo generoso welfare, soprattutto dei nuovi immigrati dall’Europa dell’Est, rumeni e bulgari in primo luogo, per i quali le barriere alla libera circolazione sono cadute soltanto sette anni dopo il loro ingresso nell’Unione, cioè il primo gennaio scorso.
Nelle cifre l’assalto non si è visto ma i primi dati sull’immigrazione al tempo della spaventosa crisi economica hanno spinto i previdenti tedeschi a correre ai ripari. 
Anche per stroncare l’ascesa dei movimenti euroscettici, sulle orme di David Cameron, sempre più in difficoltà e scomposto nell’inseguimento degli indipendentisti.
Nel 2013 un milione e duecentomila persone sono immigrate in Germania, un aumento del 13% rispetto al 2012. 
Il saldo netto (sottratte le partenze) ha totalizzato 437mila, il picco in vent’anni. 
E l’aumento maggiore riguarda proprio gli arrivi dalla Nuova Europa, i dieci Stati che hanno aderito dal 2004 in poi: +15,9% rispetto all’anno precedente a fronte del 10% degli altri.
La paura era tale che il Governo di grande coalizione ha approvato, a fine agosto, un progetto di legge che introduce limiti ai benefici e limita a sei mesi il permesso di residenza ai fini della ricerca di un lavoro. 
In realtà la legge tedesca escluderebbe già questi stranieri dai benefici della Hartz IV ma centinaia di giudici hanno esteso i sussidi invocando il divieto di discriminazione e rovesciando i «no» delle amministrazioni. 
Si tratta di assegni importanti se, come ha riassunto ieri la Faz commentando la notizia, una famiglia di tre persone può ricevere 1.800 euro al mese.

Le leggi tedesche garantiscono due categorie di benefici sociali. 
Il primo tipo di sussidio deriva dal versamento di contributi e non è mai stato messo in discussione, naturalmente.
 Se uno straniero lavora e versa i contributi per un periodo minimo ha diritto, se perde il lavoro, a un assegno di disoccupazione, per la durata di un anno, pari al 70% dello stipendio. La seconda tipolgia di beneficio scatta a favore dei disoccupati di lungo termine o di chi cerca occupazione. 
Può essere percepita anche da chi lavori ma abbia un reddito troppo basso. 
Nel caso della cittadina rumena finito davanti alla Corte di Lussemburgo le autorità tedesche avevano rifiutato di concedere la cosiddetta “assicurazione di base” vale a dire la prestazione di sussistenza più l’assegno sociale per ogni figlio a carico (diverso dal kindergeld a cui hanno diritto tutti a prescindere dal reddito) nonché un contributo per le spese di alloggio e riscaldamento.
 Per una singola persona la cosiddetta assicurazione di base vale 391 euro al mese.
 Nel caso portato alla Corte Ue non erano in discussione, invece, il kindergeld (184 euro al mese per ogni figlio) né la pensione alimentare di 133 euro mensili.
Da ieri dunque la Germania e tutti gli Stati che intendano limitare il welfare agli immigrati possono dormire sonni tranquilli. 
Avrebbero potuto farlo anche prima, stando alle statistiche.
 Dati e ricerche, infatti, suggeriscono che il turismo del benefit è un fenomeno minore, relegato a fasce marginalissime. 
Uno studio del 2013 della Commissione ha dimostrato che i cittadini provenienti da altri Stati dell’Unione non vivono di sussidi più di quelli del paese ospitante. 
E dei quattro milioni di persone che in Germania ricevono gli assegni Hartz IV meno del 2% arriva da Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Slovenia.
 L’1% dalla Bulgaria e dalla Romania. Anche in Gran Bretagna i cittadini dai nuovi Stati Ue costituiscono l’1% di chi chiede i benefici. 
Sembra insomma che il timore fosse in realtà l’onda euroscettica ai tempi della grande crisi.

Roberta Miraglia
LA DECISIONE
Nessuna discriminazione
La sentenza della Corte di giustizia è arrivata in seguito al ricorso di una madre rumena, Elisabetta Dano, che si era vista negare dalle autorità di Lipsia il sussidio sociale che spetta a chi in Germania abbia perso il lavoro da oltre un anno, e non abbia dunque più diritto al sussidio di disoccupazione.
 La Corte ha stabilito che, poiché la donna non ha particolari qualifiche professionali e non è entrata in Germania per cercare lavoro, il rifiuto delle autorità tedesche di garantirle il sussidio non viola le leggi antidiscriminazione dell’Unione europea. 
«I cittadini europei senza lavoro che vanno in un altro Stato membro solo per ottenere assistenza sociale – si legge nella sentenza – possono essere esclusi da certi benefit».
Romano e Miraglia


DI SEGUITO IL POST UFFICIALE DI M5S ROMA


SUPPORTIAMO LA RACCOLTA FIRME DELLA PROPOSTA DI DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE PER IL GRADUALE SUPERAMENTO DEI CAMPI ROM
Scritto da Movimento 5 Stelle Roma il 10 Nov, 2014 2:00:32




Il Movimento Cinque Stelle di Roma, nella sua attività di contatto costante con i cittadiniromani e con il territorio nonché perseguendo l'impegno di promuovere, favorire e sostenere lapartecipazione popolare nella politica, sostiene e supporta il Comitato per la graduale chiusura dei Campi Rom nella raccolta delle firme necessarie al deposito della PROPOSTA DI DELIBERA POPOLARE PER IL GRADUALE SUPERAMENTO DEI CAMPI ROM, in piena conformità a quanto previsto nel nostro Programma.


Dopo aver assistito per oltre 20 anni a politiche assistenzialistiche pure, che hanno avuto il solo risultato di ghettizzare i rom all'interno dei campi, rafforzare l'illegalità e, spesso, l'impunità degli stessi, determinando sacche di asocialità e disonestà, radicando la completa frattura tra rom e non-rom, occorre prendere atto del fatto che le stesse si sono rivelate non solo completamente inutili ma anche dannose.


Sono noti a tutti i molteplici espedienti, anche illeciti, dei quali alcuni di essi vivono, sono tristemente noti i roghi che si innalzano dai campi e con i loro fumi appestano l'aria, i rovistamenti tra i cassonetti, l'accattonaggio. E tutto questo non può che determinare lachiusura verso queste persone, travolgendo inevitabilmente anche quelle famiglie che, al contrario, vorrebbero uscire da questa spirale.


La scolarizzazione dei bambini è ancora all'inizio: molti non frequentano, gli altri, al di fuori degli orari scolastici, non hanno contatti con i loro coetanei, non praticano altre attività e rientrano nei campi-ghetto. Anche il lavoro, per molte famiglie, è solo una chimera: chi mai affiderebbe un lavoro a un rom?E così tutto il resto.


Fatti e pregiudizi in una commistione inscindibile che non contribuisce in alcun modo a risolvere questa frattura.

Tutto questo senza neanche affrontare il tema dei costi legati ai campi: ogni anno il sistema dei campi costa alla collettività circa 20-30 milioni di Euro per il solo funzionamento ordinario, senza considerare, quindi, le spese per l'allestimento e la manutenzione degli stessi.
E' chiaro come il complesso sistema dei campi, oltre a rappresentare un buco nero dal punto di vista economico per le casse capitoline, già fortemente penalizzate, determina una serie di problematiche connesse alle terribili condizioni di vita dei rom e dei non-rom per le ragioni sopra appena accennate.

Il MoVimento 5 Stelle di Roma crede fortemente che la piena integrazione possa e debba avvenire sulla base di regole comuni e condivise che garantiscano diritti e impongano doveri, dei quali si chiede il rispetto da parte di tutti. Solo la condivisione e la completa adesione a tali principi, invero, consentirà di equiparare cittadino a cittadino, senza distinzioni fondate su base etnica, razziale o di provenienza, giustificando il ricorso ad istituti di tutela delle fasce più deboli solo ed esclusivamente per tutte le persone che si troveranno nelle condizioni richieste dalla normativa.
Sosteniamo, quindi, la raccolta firme di questa proposta di delibera di iniziativa popolare che mira ad ottenere l'applicazione delle linee guida contenute nella Strategia Nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, approvate dal Governo Monti nel 2011, che prevedono l'adozione di azioni volte a favorire l'integrazione nella società italiana delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti.

Trascriviamo di seguito il comunicato diramato dal Comitato per la graduale chiusura dei Campi Rom:
"Da anni , ormai , la situazione delle politiche sociali a Roma versa in una condizione di degrado e inefficienza insostenibile per una capitale europea. 
I cittadini chiedono al Comune interventi celeri e decisi per la soluzione di problematiche socio-economiche e di decoro urbano.
Tra le varie questioni che l'opinione pubblica ritiene prioritarie da affrontare figura la tematica dei cosiddetti "Campi Rom" , centri di residenza ghettizzanti su base etnica, caratterizzati da precarie condizioni igienico- sanitarie e abitative, forieri di fenomeni di illegalità e degrado ambientale.
A tal fine è stato costituito il "Comitato Cittadino per il superamento dei Campi Rom" , impegnato a trovare soluzioni adeguate per il superamento del "sistema campi", in linea con la Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011 e con la Strategia Nazionale d'Inclusione Rom, Sinti, Caminanti. 
Il "Comitato Cittadino per il superamento dei Campi Rom" intende promuovere una raccolta firme per la Proposta di Deliberazione di Iniziativa Popolare di competenza dell'Assemblea Capitolina per il superamento del "sistema campi rom".
L'obiettivo di tale proposta è la graduale chiusura di tutti i campi rom presenti sul territorio di Roma Capitale , iniziando con i " 7 villaggi attrezzati", convertendo i fondi destinati alla manutenzione e ai servizi all'interno dei campi con progetti di vera inclusione sociale per tutte le famiglie ( rom e non rom) che versano in condizioni socio-economiche precarie. 
La novità del progetto risiede sia nel rendere le popolazioni Rom titolari di diritti e doveri, divenendo protagoniste in prima persona del proprio riscatto sociale, sia nel risparmiare fondi pubblici abbandonando le precedenti, fallimentari, esose logiche assistenzialistiche e securitarie, costate più di 24 milioni di euro per il solo anno 2013" (qui il link alla pagina del Comitato)
Per queste ragioni, a partire dal prossimo fine-settimana e per i tre mesi seguenti potrai trovareanche presso i nostri info-point i moduli di raccolta firme per supportare la PROPOSTA DI DELIBERA POPOLARE PER IL GRADUALE SUPERAMENTO DEI CAMPI ROM.

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