L’abbraccio mortale dell’Ue porta l’Italia all’estinzione

L’abbraccio mortale dell’Ue porta l’Italia all’estinzione

Un altro invidiabile record italiano, comunicato proprio in questi giorni: si attesta al 49% circa il peso delle tasse e degli oneri parafiscali sui prezzi di gas ed elettricità. 
Una delle cifre più elevate d’Europa. 
Secondo la Cgia di Mestre a ogni euro di consumo quasi la metà va in tasse.
E nonostante questa e altre imposizioni fiscali (sul reddito, sul patrimonio etc.) il debito pubblico continua a lievitare: la Commissione europea dice che nel 2014 sarà pari al 132,2% del Pil e raggiungerà il picco nel 2015 con il 133,8%.
 E allora, quanto influiscono le decisioni dell’Ue sulla decrescita e sulla crisi infinita che le famiglie italiane stanno patendo?
 La Voce della Russia ha chiesto all’economista Paolo Turati di fornirci lumi al riguardo.

- L’Italia è in caduta libera a livello economico-finanziario; le cause sono internazionali?
- La crisi dell’Italia è dovuta anzitutto a cause interne. 
Non si spiegherebbe altrimenti come mai mercati concorrenti hanno fatto registrare una crescita, mentre il nostro ha perso il 25% in 10 anni.
 Oggi il nostro Paese è in una fase di resistenza e sta dando fondo a quelle storiche riserve culturali, imprenditoriali, economiche che ci hanno reso grandi nel passato. 
I nostri governi preferiscono erodere il risparmio che dal dopoguerra abbiamo accumulato di generazione in generazione, invece di intervenire facendo delle vere riforme vere, per prima quella fiscale.
 Comunque, l’Unione Europea con la sua intransigenza concorre ampiamente alla nostra Waterloo finanziaria ed economica.

- Quanto potrà durare questa crisi?
- Vi sono numerosi scenari: ad esempio vi potrebbe essere una recessione prolungata, come quella che sta vivendo il Giappone, in cui la congiuntura sfavorevole dura da vent’anni e dalla quale i nipponici stanno tentano solo oggi di uscire grazie a un’aggressiva politica di autonomia monetaria. 
Si potrebbe anche scegliere di aggrapparsi alla speranza di non fare nulla confidando in una ripresa internazionale che ci traini con sé, ma è un’idea utopistica che forse ci farebbe più male che bene. 
La cosa peggiore, credo, è continuare a confidare nell’Unione europea. 
Le regole che ci vengono imposte da essa sono così tante e contradditorie da mettere l’Italia in una condizione pressocché definitiva di “non ritorno”.

- Il contesto europeo è così dannoso?
- Basta un esempio: gli stress test che sono stati adottati dall’Ue per giudicare il sistema bancario europeo. 
Tutto il sistema bancario è stato parametrato su criteri esclusivamente tedeschi. 
Non è che la bocciatura di Monte Paschi e Carige denoti insolvenza, anzi entrambi gli istituti bancari rispettano i parametri fissati da Banca d’Italia e Banca Europea per la percentuale di depositi.
 Ipotizzare, come è stato fatto, una crisi economica eccezionale che andasse a sommarsi a quelle del 2008 e 2011 è un controsenso. 
Sicuramente una nuova crisi di quell’entità non creerebbe problemi solo a
 queste due banche, ma più in generale al sistema del credito nella maggioranza degli Istituti nazionali ed europei.

- Conseguenze?
- Con lo stress test abbiamo due grandi banche italiane, ricapitalizzate da pochi mesi seguendo le disposizioni della Banca d’Italia, che si vedono imposto un nuovo sacrificio, il quale – sia chiaro – va tutto a danno degli azionisti da un lato e dei risparmiatori dall’altro. Questi ultimi non possono che spaventarsi di fronte alla diffusione di tali notizie, non comprendendo a fondo come il sistema in verità sia solido, molto più solido di quello di altri Paesi.
 Se si aggiunge, come detto, che per venire incontro al rispetto dei parametri europei queste banche bloccheranno il credito verso terzi, i danni saranno enormi. 
Purtroppo è un dato che il sistema del credito italiano oggi sia sovracapitalizzato di oltre 23 miliardi: denaro sottratto agli investimenti.

- È solo colpa delle decisioni dell’Ue?
- Come risposta basta un dato: 15 anni fa la Borsa italiana era la quinta nel mondo, 10 anni fa la decima e oggi la ventesima. 
In questa classifica la Germania ha ceduto solo una posto, la Francia due.
 Quindi la causa principale è certamente da imputare alle scelte politiche italiane e in particolare alla tendenza a rincorrere i parametri imposti dalla Troika anche quando portano danni irreparabili all’economia reale dell’Italia. 
Poi a seguire ci sono le responsabilità dell’euroburocrazia comunitaria.

- Quindi l’Italia ha svenduto la propria sovranità popolare?
- Molto peggio. 
Come detto recentemente da Burlando, oggi con un tozzo di pane un investitore estero può comprarsi due dei nostri più importanti istituti di credito o fare incetta di imprese. 
Credo che a questo sarà difficile porre rimedio, soprattutto perché stiamo giocando una partita difficilissima con la globalizzazione essendo in netto ritardo rispetto ad altri Paesi.

- Quale vie di uscita vede?
- L’unica è creare una sinergia utilitaristica con Spagna e Francia, che come noi hanno sofferto fortemente le imposizioni tedesche.
 Una zona di influenza mediterranea è la sola evoluzione possibile dell’area euro sia in termini economici che politici. 
È necessario tutelare le nostre aziende, tornare all’autodifesa economica. 
Vorrei ricordare che negli ultimi 7 anni l’Italia ha perso 500 aziende con grandi brand Made in Italy, senza trovare contropartite estere dello stesso rilievo. 
Si tratta di una situazione raccapricciante che mostra un Paese destinato all’estinzione.

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