Respingere i clandestini? L’Europa ci dice “no”

Respingere i clandestini?
 L’Europa ci dice “no”

Secondo la Corte Europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo, l’Italia risulta essere colpevole di trattamenti degradanti e di tortura e, come se non bastasse, “recidiva”! 
Nel 2009, la Cedu emise, all’unanimità, una storica sentenza di condanna: oggetto della procedura il cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone rimpatriate in massa dall’Italia nel Paese di provenienza.
 Secondo i giudici, l’Italia, in quel caso, avrebbe violato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura.
 Per questo il Bel Paese fu condannato a pagare un risarcimento a 22 delle 24 vittime.
Nei giorni scorsi, con un’altra sentenza, la stessa Corte ha di nuovo condannato l’Italia per aver respinto in Grecia, nel 2009, quattro dei 35 immigrati clandestini afghani, sudanesi ed eritrei che avevano tentato di entrare in Italia nascosti in un Tir. 
I “capi d’accusa” questa volta erano tre: respingimento collettivo, impossibilità ad accedere
alle procedure di asilo e il rischio di esporre a trattamenti inumani e degradanti i migranti rimandati in Grecia, Paese anche questo già condannato dalla Cedu per trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei migranti. 
E anche questa volta la Grecia è stata condannata (per non aver assicurato l’accesso alle procedure d’asilo ai 35 profughi e per averli esposti al rischio di deportazione in Afghanistan).
 “È una sentenza importante, il cui esito era tutt’altro che scontato”, sottolinea Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, ente che per diversi anni ha gestito un presidio negli scali di Ancona, Venezia e Brindisi. 

“Tante volte abbiamo denunciato questi respingimenti: non può esserci respingimento tra Italia e Grecia, perché è vietato – sottolinea Hein – inoltre sappiamo che sono stati rimandati a Patrasso anche dei minori”.
In realtà, pare proprio che a Strasburgo non importi molto se delle migliaia di immigrati clandestini che arrivano in Italia solo una minima parte (meno del dieci per cento) fa richiesta di asilo politico o chiede di essere riconosciuta come rifugiato (le due cose sono molto differenti tra loro). 
Senza contare che le procedure adottate da queste persone spesso sarebbero “poco regolari”, tanto che, in realtà, delle domande presentate solo una piccola parte viene poi accettata. Pare inoltre che alla Corte di Strasburgo non importi affatto se, in un momento critico come quello attuale (anche dal punto di vista sanitario), è comprensibile che un Paese cerchi di fare di tutto per tutelare la salute dei propri cittadini.
Ma la cosa più importante è che pare che a Strasburgo (e a Roma), non sembrano rendersi conto che i vari programmi comunitari dai nomi latineggianti e altisonanti (“Mare Nostrum” e “Frontex Plus”), di fatto, non sono riusciti né ad arginare né tantomeno a risolvere il problema dell’immigrazione clandestina. 

Il dati del rapporto “Porti insicuri”, pubblicato da Medu nel 2014, lo confermerebbero.
I “fatti” sono che né l’Italia né l’Europa non sono state fino ad ora capaci di gestire il problema “immigrazione clandestina”. 
I “fatti” sono che, in barba a quanto previsto dagli accordi di Schenghen, oggi, in Europa non è permessa la libera circolazione delle persone.
 È per questo motivo che quattro persone che hanno cercato di varcare una frontiera “aperta” fingendosi “immigrati clandestini”, sebbene avessero tutti i diritti per essere accolti sia in Grecia che in Italia, sono stati espulsi e non dall’Europa nei loro Paesi d’origine, ma da un Paese comunitario all’altro. 
Ed è per questo, che l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo per violazione dell’art. 4, Protocollo 4 (divieto di espulsioni collettive), nonché per violazione dell’art. 3, “perché le autorità italiane hanno esposto i ricorrenti, rimandandoli in Grecia, ai rischi conseguenti alle falle della procedura di asilo in quel Paese”.

 L’Italia è stata condannata anche per la violazione dell’art. 13 combinato con l’art. 3 e con l’art. 4 del Protocollo 4 per l’assenza di procedure d’asilo o di altre vie di ricorso nei porti dell’Adriatico.
Anzi, stando alla sentenza pare proprio che l’Italia, nel prossimo futuro, non potrà neanche provare a respingere le migliaia di immigrati clandestini che sbarcano sulle sue coste. 
La Corte, si legge nel comunicato stampa immediatamente successivo alla sentenza, “condivide la preoccupazione di diversi osservatori rispetto ai respingimenti automatici attuati dalle autorità frontaliere italiane nei porti dell’Adriatico, di persone che sono il più delle volte consegnate immediatamente ai comandanti dei traghetti per essere ricondotte in Grecia, essendo in tal modo private di ogni diritto procedurale e materiale”.
Quindi, a partire da domani, tutti i rimpatri di immigrati clandestini potrebbero essere sospesi.

Commenti

  1. Basta leggere l'articolo per verificare che la notizia non ha alcun collegamento col titolo, completamente sbagliato e fuorviante. L'EUROPA NON HA MAI DETTO CHE SIA SBAGLIATO RESPINGERE I CLANDESTINI, ma ha chiesto che ciò sia fatto con le giuste modalità. Infatti, tutti i Paesi Europei RESPINGONO I CLANDESTINI. FINIAMOLA DI DARE NOTIZIE FALSE! C'è di più, alcuni Paesi Europei hanno sospeso persino il trattato di Schengen, per poter RESPINGERE PERFINO CITTADINI EUROPEI, come i Rumeni che in alcuni Paesi non possono più entrare. BASTA BUGIE, non siamo degli allocchi creduloni

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