MATTEI, PASOLINI E MORO

MATTEI, PASOLINI E MORO

Due statisti di caratura mondiale, anticolonialisti e filoarabi che avevano a cuore l'indipendenza del Belpaese. 
Uniti al destino di un poeta unico e ribelle: vittime di tre delitti politici, due a mandanti interni ed uno d’oltre oceano.
 Di loro mi hanno colpito, la sensibilità umana, l'intelligenza, il coraggio politico, oltre che l'ingiusta e violenta sorte subita.
Altro che sette sorelle, che pure avevano inizialmente osteggiato Mattei.
 Dai documenti in parte desecretati del dipartimento di Stato USA, si rileva che Mattei e Kennedy si sarebbero incontrati entro la fine del 1962, e che tutte le divergenze geopolitiche erano state già
appianate nel 1961.
 Inoltre, che a Fanfani, e a quasi tutta la nomenclatura governativa democristiana era inviso il fondatore dell’Eni. 
Mattei aveva cacciato il doppiogiochista Eugenio Cefis e dal 1953 aveva inventato dal nulla la via italiana all'energia.

«Alla morte di Mattei dietro all’apparenza del dolore e del ricordo collettivo aleggiava all’interno del governo, nei circoli politici e soprattutto in quelli commerciali, un’atmosfera di sollievo», certifica un documento risalente al 1963 del Foreign Office.

Invece da un appunto del Sid, datato 29 ottobre 1962 si legge:
Nei circoli di sinistra sia della Dc che degli altri partiti (Psi – Psdi – Pci) il rincrescimento per la scomparsa di Enrico Mattei è profondo. 
Per la destra - cioè il settore politico ed economico - per quanto doloroso affermarlo, si è rilevata una certa soddisfazione, non certo per la morte, ma per la scomparsa di una persona che dava e stava dando fastidio».
Chi controlla l’Italia dall’autunno del 1943, inizialmente, non aveva intenzione di assassinare Aldo Moro, ma soltanto danneggiarlo politicamente per metterlo a tacere, prima che varasse il primo governo di centro sinistra, con i comunisti.
 Poi Moro iniziò a rivelare alcuni segreti della NATO: Gladio, arsenali nucleari, e così via.
 E Washington decise l’eliminazione per mano di terroristi telecomandati, in seguito graziati dallo Stato sotto ricatto. 
Aldo Moro, per la cronaca poco nota, era prigioniero nel cuore di Roma, nel ghetto ebraico, in un palazzo della nobiltà capitolina, in prossimità proprio di via Caetani. 
Il governo italiano sapeva dove era custodito, ma Cossiga e Andreotti, ubbidirono, come sempre agli ordini impartiti dallo zio Sam.

Quello che oggi mi nausea è che l’inquilino abusivo del Quirinale abbia ricevuto in Italia proprio colui che aveva notoriamente minacciato di morte il presidente Moro, all’epoca in veste di ministro della Repubblica italiana, ovvero il criminale internazionale che risponde al nome di Henry Kissinger, già collaboratore di David Rockefeller, nonché co-fondatore dell’organizzazione eversiva e segreta Bilderberg (a cui sono affiliati i tre ex primi ministri Prodi, Monti e Letta).

Dopo aver risolto il mistero della strage di Ustica (USTICA: LE DUE STRAGI) in attesa di un editore che abbia la tempra civile di pubblicare l’inchiesta, ora lavoro a un saggio (una puntigliosa analisi con risvolti inediti) su questi tre grandi uomini italiani del nostro tempo. 
A scanso di equivoci, e smentendo quanti senza alcuna prova hanno affermato e scritto il contrario: la strage di Ustica non ha alcun legame con la successiva strage della stazione di Bologna. 
Il protettorato italiano su Malta del 1980 non ha alcun nesso con il movente prettamente nucleare (cessione di tecnologia atomica strategica dall’Italia all’Iraq, osteggiata da Tel Aviv, unitamente alla situazione francese).

Nella profezia di Petrolio del 1972, Pasolini aveva annotato:
«La bomba è fatta scoppiare: un centinaio di persone muoiono, i loro cadaveri restano sparsi e ammucchiati in un mare di sangue, che inonda, tra brandelli di carne, banchine e binari (…) La bomba viene messa alla stazione di Bologna. 
La strage viene descritta come una “Visione”.

Un dettaglio significativo: è qualcosa che già sapevo, ma ho rilevato, ad esempio, che nella sua inchiesta sul delitto Mattei, il giudice Calia ha rintracciato un appunto del Sismi, il servizio segreto militare, secondo il quale Eugenio Cefis era il vero capo - ovviamente occulto - della P2, in seguito lasciata a Gelli e Umberto Ortolani:

«Notizie acquisite il 20 settembre 1983, da qualificato professionista molto vicino ad elementi iscritti la Loggia P 2, dei quali non condivide le idee (…). 
La Loggia P 2 è stata fondata da Eugenio Cefis, che l’ha gestita sino a quando è rimasto presidente della Montedison. 
Da tale periodo ha abbandonato il timone, a cui è subentrato il duo Ortolani-Gelli, per paura.
 Sono di tale periodo gli attacchi violenti (Rovelli della Sir) contro uomini legati ad Andreotti con il quale si giunse ad un armistizio per interessi comuni: lo scandalo dei petroli (…). 
Alle ore 15,30 di oggi, 21 settembre 1983, ho conversato telefonicamente con la nota fonte di New York che mi ha confermato».

Da un altro appunto del Sisde, del 17 settembre 1982, si apprende che:
«Intensi contatti sarebbero intercorsi in Svizzera, fino al mese di agosto u.s., tra Licio Gelli ed Eugenio Cefis, presidente della Montedison International».
Nel 1972 era uscito il documentato volume QUESTO E’ CEFIS, a firma del fantomatico Giorgio Steimetz: un testo sparito dalle librerie in un baleno.
Pasolini aveva compreso la verità indicibile (movente governativo italiano) sul delitto Mattei e delle stragi di Stato. 
Le ultimissime parole pubbliche di Pier Paolo Pasolini (1 novembre 1975), infatti, sono state:

«Voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere».
Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 Pasolini muore massacrato da tre “siciliani” quarantenni e non dal giovane Pino Pelosi, mentre ignoti provvedono a far sparire dal romanzo PETROLIO, il capitolo LAMPI SULL’ENI.
Bisogna almeno riconoscere che la P 2 - telecomandata dalla CIA - ha fatto un buon lavoro. Ha scelto con cura i soggetti che avrebbero continuato a danneggiare l’Italia ininterrottamente sotto le direttive di Washington, Londra, Tel Aviv e Berlino.
 
GIANNI LANNES
riferimenti: 

Commenti

Post più popolari