IL SILENZIO DI BERGOGLIO SULLA DITTATURA ARGENTINA

IL SILENZIO DI BERGOGLIO SULLA DITTATURA ARGENTINA

SILENZIO-VITTIME-CARNEFICI-CHIESA-VATICANO
Quale difesa della vita in Sudamerica mentre il governo degli Stati Uniti d’America sovvertiva qualche tempo fa, un Paese democratico dopo l'altro? 
Caro Bergoglio, certo si possono perdonare i carnefici, ma non addomesticare i fatti a proprio piacimento. 
Non si può dimenticare l’atroce passato e far di niente, poi ognuno fa i conti con la sua coscienza.
Comunque, il silenzio ostinato, è diventato omissione di soccorso, anzi, collusione con il
potere repressivo. 
Dopo il colpo di stato in Cile dell’11 settembre 1973 sostenuto dal governo USA (alla voce Henry Kissinger), come attestano inequivocabilmente i documenti segreti di Washington, il cardinale di Santiago del Cile, Raul Silva Henriquez condannò apertamente la giunta militare comandata dal generale Augusto Pinochet.
 In tal modo, quel prelato riuscì a tenere a freno gli omicidi politici, e le violazioni dei diritti umani diretti contro i sostenitori di Salvador Allende e gli oppositori del regime militare.
In Argentina, invece, la gerarchia cattolica di ogni ordine e grado non ha mai fatto opposizione, non ha mai salvato anima viva, non ha mai fiatato. 
Infatti, sull'argomento non c'è una prova.
 Così, infatti, soltanto nel 2000, proprio Bergoglio a nome del Vaticano ha chiesto scusa al popolo argentino. 
Dai cardinali, ai vescovi, ai preti: tutti zitti e muti; anzi ossequiosi e taluni anche in affari, mentre migliaia di persone - soprattutto giovani - venivano massacrate o gettate nell’oceano, dopo essere state torturate. 
E così, di fatto, innegabilmente Jorge Mario Bergoglio, all’epoca - dal 1973 al 1979 - a capo dei gesuiti, non ha mai profferito pubblicamente una parola di condanna contro i dittatori Videla e Massera, responsabili dell’eliminazione di oltre 30 mila persone.
PERGOGLIO-PAPA-DITTATURA-ARGENTINA
Invece, alcuni si sono opposti alla tirannia a prezzo della vita. 
Come nel caso del giornalista Rodolfo Walsh, uomo ed intellettuale troppo scomodo per la dittatura militare argentina. Dal 25 marzo 1977 il suo nome fa parte della lunga lista dei desaparecidos, quegli esseri umani sequestrati, seviziati e uccisi per ordine della dittatura locale. 
PERGOGLIO-PAPA-DITTATURA-ARGENTINA
Quanta strada, che carriera illuminata
. Sempre a proposito di Bergoglio: una denuncia puntuale è contenuta nel libro L’isola del Silenzio del giornalista argentino Horacio Verbitsky. 

In quel volume si dedica ampio spazio all’ultimo pontefice, sotto accusa non solo per il suo marcato ed ostentato silenzio, ma anche per la stessa collusione con la dittatura
Nel febbraio del 1976 - secondo quanto si legge nel libro - alla vigilia del colpo di Stato di Videla (24 marzo 1976), avrebbe chiesto l’allontanamento di alcuni gesuiti, considerati “rivoluzionari”, prima impegnati nelle baraccopoli di Buenos Aires
Si trattava di Luis Dourrón, Enrique Rastellini e Francisco Jalics: secondo il giornalista, questi si sarebbero però rifiutati, tanto che Bergoglio sarebbe arrivato fino ad espellerli dalla Compagnia di Gesù, oltre a far pressioni sull’arcivescovo della diocesi di Buenos Aires per togliere loro l’autorizzazione a praticare la stessa messa.
 Per il giornalista sarebbe stato un segnale al regime, una sorta di via libera: dato che pochi giorni dopo il golpe militare due sacerdoti furono rapiti. 
E mandati all’Esma, il drammatico centro di detenzione e tortura illegale, prima di essere liberati.
 Nel libro si spiega come sarebbe stato lo stesso Bergoglio a segnalarli al regime come “sovversivi”.
 Più recentemente Verbitsky ha pubblicato un memo del ministero degli esteri risalente al 1979 che cita esplicitamente Bergoglio come fornitore delle informazioni che hanno portato alle prime accuse nei confronti dei gesuiti Jalics e Yorio. 

PERGOGLIO-PAPA-DITTATURA-ARGENTINA
Il ruolo di Bergoglio rimane pieno di punti nebulosi anche in un episodio successivo alla caduta del regime. 
Per i suoi sostenitori - di recente anche il settimanale L’Espresso - sarebbe stato incredibilmente responsabile nel 1983, con il ritorno della democrazia, dei tentativi di liberazione dei due sacerdoti Orlando Yorio - il libro si basa anche sulle sue testimonianze - e Francisco Jalics, che erano stati sequestrati dai militari. 
Ma secondo altre fonti, che lo accusano, sarebbe stato lui stesso il responsabile del sequestro, per averli denunciati alle autorità.
 Si ricorda anche una testimonianza di quel procedimento, da parte di Maria Elena Funes - anch’essa rapita durante gli anni del regime - che ha dichiarato come Yorio e Jalics vennero sequestrati dopo che Bergoglio «olse loro la propria protezione».
 Anche in questo caso il papa sudamericano smentisce questa ricostruzione: anzi, avrebbe rivendicato il ruolo avuto nel tentativo di liberarli. 
Yorio e Jalics vennero dopo qualche tempo rilasciati: per Bergoglio proprio perché «la Chiesa argentina si era mossa come dei pazzi per ottenere il loro rilascio».
 Incredibile come si possa ribaltare la realtà. 
Fu allora che avrebbe anche incontrato Jorge Rafael Videla, oltre all’ammiraglio Emilio Massera, tra gli aguzzini più feroci della giunta militare.
 Le accuse lo avevano già messo in difficoltà durante il conclave del 2005, quello che portò all’elezione di Benedetto XVI, come ricorda un’agenzia dell’epoca dell’Adnkronos:

«Il quotidiano messicano ”La Cronica de Hoy” riferisce che contro Bergoglio e’ stata presentata una denuncia per presunta complicita’ nel sequestro di due missionari gesuiti il 23 maggio del 1976, durante la dittatura. 
La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».
Allora, chi è Jorge Mario Bergoglio? 
Nel 1973 era stato nominato “Provinciale” della Compagnia di Gesù per l’Argentina. 
Nella sua posizione, Bergoglio era il gesuita più alto in grado in Argentina durante la dittatura militare (1976-1983). 
Più tardi divenne vescovo ed arcivescovo di Buenos Aires. 
Il Papa Giovanni Paolo II lo elevò al titolo di cardinale nel 2001. 
Se Jorge Mario Bergoglio avesse preso una posizione di aperta denuncia simile a quella del cardinale Raul Silva Henriquez, avrebbero potuto essere salvare migliaia di vite.

Le accuse contro Bergoglio riguardo i due preti gesuiti rapiti non sono che la cima dell’iceberg. Secondo la legale Myriam Bregman:
“Le dichiarazioni di Bergoglio hanno dimostrato che i funzionari ecclesiastici sapevano dall’inizio che la giunta torturava ed uccideva i suoi cittadini e tuttavia appoggiavano i dittatori. 
“La dittatura non potrebbe avere operato in questo modo senza questo importante appoggio” (Los Angeles Times,1° aprile 2005).
A livello locale la gerarchia cattolica è stata tacitamente complice delle torture e delle uccisioni di massa. 
Basta esaminare i documenti desecretati nel National Security Archive per rendersi conto della barbarie tollerata dalla Chiesa cattolica.
 Infatti, sono stati stimati dalle autorità nordamericane «22.000 morti e scomparsi dal 1976 al 1978. 
E migliaia di vittime addizionali sono state uccise tra il 1978 ed il 1983, quando i militari sono stati costretti a lasciare il potere. 
In totale, più di 30 mila esseri umani ammazzati con il beneplacito ecclesiastico.

Yorio è morto nel 2000, ma è evidente che se Bergoglio fosse stato quell’eroe che si è dipinto, non sarebbe stata necessaria alcuna riconciliazione con Jalics e lo stesso non avrebbe messo nero su bianco l’accusa di averli consegnati con false accuse alla dittatura.
Lo stesso generale Videla ha confessato in seguito che i “desaparecidos” erano la forma politicamente accettabile di perseguire il massacro senza perdere il sostegno della Chiesa locale e del Vaticano. 
La sparizione, l’apparente assenza di morti e di tombe o di fosse comuni costituirono la condizione per non perdere il sostegno del Vaticano. 
Che sapeva fin da subito, non solo per le strette frequentazioni dei vertici ecclesiastici con quelli della dittatura, ma soprattutto perché i cappellani militari furono in prima linea a sostenere torturatori e assassini in divisa e doppiopetto. Come ha rivelato pubblicamente Videla: «Il rapporto con la chiesa cattolica fu eccellente, molto cordiale, sincero e aperto». 
Ma per cosa ha chiesto scusa Bergoglio che si è sdraiato a terra insieme ai suoi preti?
 E cos’ha fatto la sua chiesa per rimediare a un male tanto grande da costringerla a prostrarsi?
 La stessa cricca vaticana di privilegiati che sosteneva Videla e Pinochet ha scelto Bergoglio come pontefice e per di più cerca di presentarlo agli occhi dei fedeli come un novello San Francesco. Basta, per carità, con l’ipocrisia dilagante. 
Allora, che genere di autorevolezza morale può avere un Papa che sulla dittatura nella sua terra non ha mai preso pubblicamente posizione, mentre i militari al potere ammazzavano - negli anni '70-'80 - migliaia di civili nel suo stesso Paese?
riferimenti:
 Gianni Lannes 

Commenti

Post più popolari