Grillo canta il «movimento blues»e lancia il referendum sull’euro-video-

Grillo canta il «movimento blues»e  lancia il referendum sull’euro-video-

L’intervento (e il cantato) sul palco: «Ci prenderemo tutto, loro non ci saranno più. Abbiamo già vinto, loro sono scimmie con il c.... plato. 
Abbiamo più iscritti del Pd»
di Marta Serafini, nostro inviato a Roma
Grillo canta accompagnato da Bennato (LaPresse)
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ROMA- - E alla fine la piazza del Circo Massimo si popolò tra la musica e il referendum per abolire l’euro.
 «Porteremo un milione di firme» è il nuovo grido di battaglia del Movimento dopo il risultato elettorale europeo e il fallimento dell’accordo con il Pd. 

Il secondo giorno della kermesse volge al termine mentre gli attivisti chiamati a raccolta si
stringono sotto il palco. 
A scaldarli ci pensa Edoardo Bennato con il rock’n’roll di «Rinnegato» e con le note più impegnate di «Vendo Bagnoli». 
È un duetto alla Capitan Uncino quello del rocker che vede in scena un Grillo decisamente più in forma rispetto all’apertura. 
Parte un nuovo blues all’urlo di «abbiamo più iscritti del Pd». 
Poi la parola va a Casaleggio. «Vedo una bandiera italiana mi fa molto piacere», saluta il co fondatore.

Gli strali di Casaleggio
Draghi, il nonno partigiano, le scimmie e il Jobs Act La voce è bassa. 
Il guru azzarda una battuta: «Scusate ci sono dei problemi tecnici che non si capisce se sono tecnici o se c’è qualcuno che non ha fatto un c...o». 
Il primo strale è per Draghi: «Questo signore è un banchiere non ha titoli per darci ordini, non può dire che se non ci sono riforme il governo sparirà perché allora il governo dovrebbe essere già sparito». 
E sul mega schermo scorrono i titoli del Corriere della Sera e di Repubblica degli ultimi giorni.
 Poi il tono si fa meno ufficiale: «Mio nonno ha fatto il partigiano, la mia sovranità non se la prende nessuno».
 Sulla piattaforma tecnologica del Movimento Casaleggio ammette: «Dobbiamo solo migliorare, affideremo il controllo delle votazioni all’esterno.
 Ma noi siamo tanti e loro sono uno, forse mezzo». 

Grillo e il referendum sull’euro
Parla poco il guru del Movimento, come sempre. 
Viene in «soccorso« Grillo con un paragone animalista «tra scimmie dal c..o rosso pelato» e «massoni che gestiscono il paese».
 L’applauso scatta quando Grillo risfodera il vaffa per Renzi e per la Merkel: «La Grande Germania ha creato il Jobs Act». 
Arriva anche la «bomba»annunciata al mattino, Grillo lancia il referendum per uscire dall’euro:«Non potranno buttare le firme nel cesso come al primo V-day, questa volta abbiamo i parlamentari». 
E la piazza lancia il primo coro be-pp-e be-ppe. 
«A maggio 2015 si deposita la prima legge di iniziativa popolare, abbiamo una storia da difendere non ce la faremo rubare da queste scimmie», grida Grillo. 

L’applauso scatta anche alla proposta di tornare a una moneta italiana. 
Saltano fuori anche le slide (come Renzi?) su disoccupazione e calo della produzione.
 È l’appello è proprio per il presidente del Consiglio: «Siamo a rischio default, Matteo ti prego fai presto a far esplodere questo paese così abbiamo chiara la tua opera devastatrice». I consigli di economia continuano: «Se avete dei titoli di Stato cambiateli subito». 
«Siamo uno scudo umano contro chi vuole distruggerci», è invece la rassicurazione .
 Come da copione arriva anche la bacchettata alla stampa: «Un giornalista dovrebbe essere commosso perché stiamo lavorando per i suoi figli».

«Italiani, guardatemi dalla gru»
Oltre ai frontman, la seconda giornata della kermesse grillina è all’insegna degli interventi degli esponenti del Movimento che si confrontano con gli attivisti nell’agorà grillino tra i gazebo che vanno a formare idealmente l’Italia e tra i ristoranti vegani, le stampanti 3d e i venditori di gadget. 
C’è Alessandro Di Battista che scalpita per parlare (interverrà domenica). 
Ma si presentano, tra gli altri, anche Crimi che scherza con i giornalisti, Roberta Lombardi che fa gli onori di casa, Nicola Morra che con pazienza spiega i punti del programma ai simpatizzanti, Marta Grande che parla di Isis e di interventi militari. 
A sorpresa si palesa anche Il leader dell’Idv Di Pietro protagonista dei primi V-Day.
 In mattinata era già apparso circondato e accompagnato dalla sicurezza Casaleggio che sgrida i giornalisti (Levatevi dai c...i). 
Nel pomeriggio il comico è pure salito su una gru, installata per l’occasione a scapito del traffico romano che per qualche minuto è impazzito, tra chi si è fermato in doppia fila per ascoltare e chi ha protestato per i disagi.
 Da venti metri di altezza al grido di «Italiani, guardatemi», Grillo scherza:«O svoltiamo ora o mi butto giù».
 Tema, ancora volta è la sua Genova.
 Punta il dito contro Renzi e il governo: «Dire che la colpa dei danni è del Tar è come dire che Hitler ha invaso l’Europa perché Jesse Owen aveva vinto le Olimpiadi di Berlino. 
Ci spiegano che il metodo matematico perfetto non ha funzionato, che la colpa non è loro ma del Tar... Questa gente va fermata con l’Esercito».
 Ma c’è spazio anche per le «contestazioni».
Un gruppetto si presenta sul palco armato di striscione giallo al grido di Occupy palco e chiede più trasparenza sul processo decisionale e sul conteggio dei voti dei voti.
 «Siete venuti a Roma ma non avete mai fatto parlare i consiglieri romani», dicono (ma i quattro salgono sul palco).
 A riportare l’ordine ci pensa la senatrice Paola Taverna che apostrofa i presenti con un «io non faccio apologia, io faccio analogia tra destra e sinistra».

capitan pizza 
Per tutta la mattinata invece è stato l’arrivo del sindaco di Parma Federico Pizzarotti a tenere banco.
 Lui, che nei giorni scorsi è stato al centro delle polemiche perché escluso dagli interventi sul palco e per le sue critiche all’approccio di Grillo e Casaleggio, si presenta a Roma in treno. Partenza all’alba da Parma, accompagnato dalla moglie e dal portavoce. 
Quando entra nell’area le telecamere sono tutte su Luigi Di Maio, il delfino, l’eletto come l’ha definito la stampa data la decisione della Casaleggio Associati di affidare a lui la chiusura della kermesse.
 E mentre Di Maio smentisce per l’ennesima volta la sua investitura, qualcuno grida «Ehi guarda c’è Pizzarotti», e le telecamere si spostano. 
I due si fanno un saluto veloce, qualche convenevole.
 L’atmosfera è strana. Pizzarotti si infila nel suo stand, piccolo, di fianco a quello del neo sindaco di Livorno Filippo Nogarin, l’altro ingegnere diventato primo cittadino di un capoluogo (Livorno), cui invece è stato riservato un momento sul palco.
 Lui, Capitan Pizza come l’hanno soprannominato i fedelissimi, non si preoccupa, tira dritto (nello spirito di Aung San Suu Kyi come ha scritto su Facebook prima di mettersi in viaggio). «La mia presenza sul palco non è il problema più grosso», spiega senza però rinunciare a dire la sua.
 «Struttura e organizzazione sono due cose diverse. 
Un’organizzazione serve fin da piccoli e organizzazione non significa gerarchia», prosegue . Pizzarotti si fa forte degli attestati di stima di molti attivisti che vanno a stringergli la mano. «Nessun incontro ufficiale con i vertici del Movimento è previsto», dicono i ben informati. Nel frattempo però il primo cittadino di Livorno Nogarin sale sul palco e inizia a elencare i suoi successi. 
Dalla raccolta differenziata ai registri per le nozze civili (sui cui, dice, andremo avanti). 
Ma Pizzarotti, no. 
E dal suo stand rimane ad ascoltare.


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