Eurostat- nel Pil anche prostituzione e droga

Eurostat- nel Pil anche prostituzione e droga


Naturalmente non è l’unica modifica. Da quest’anno gli stanziamenti di ricerca e sviluppo non rientreranno più nei costi, ma costituiranno la nuova voce di investimento.
 Una modifica che influirà positivamente sul Pil che l’Istat, insieme a Bruxelles, prevede si sostanzi in un aumento tra l’1 e il 2 per cento.
Ma soprattutto d’impatto è la notizia dell’inserimento delle attività illegali nei conti nazionali, che già il sistema del ’95 prevedeva.
 La differenza, infatti, sta nell’elenco preciso delle attività da inserirsi: traffico di stupefacenti, prostituzione e contrabbando di alcol e sigarette.
Fare una stima il più possibile precisa di attività che si sottraggono naturalmente ad ogni forma di controllo o visibilità è estremamente complesso, anche se l’Istat da anni calcola il sommerso economico, tutte quelle attività delle quali non si ha osservazione diretta (l’evasione, in sostanza). Un sommerso che sembra essere circa il 17 percento del Prodotto Interno Lordo nazionale.
Una manovra che ha fatto inorridire la Federconsumatori e Adusbef e i rispettivi presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Ma che sulla carta permette l’innalzamento del Pil nazionale.
 Solo sulla carta ovviamente, dato che sarà utile ai discorsi populisti delle prossime elezioni, ma non incrementerà di certo la reale ricchezza nazionale.
In effetti non c’è da meravigliarsi. In fin dei conti mafiosi e delinquenti sono cittadini come tanti altri con gli stessi diritti e che giustamente contribuiscono con le loro meritate ricchezze a accrescere il Pil nazionale. Cittadini qualunque, che pagano le tasse come tutti, usufruiscono del servizio sanitario nazionale, e che pagano, in carcere e di fronte al Signore di questa nazione, le loro colpe. Si arricchiscono comunque? 
In fin dei conti è normale che il lucro si alzi con l’aumentare della responsabilità; ed è per questo che i parlamentari hanno quel grande ammasso di stipendio: per le responsabilità. E vorremmo sostenere che i delinquenti di responsabilità e rischio d’impresa ne abbiano meno? Ma se rischiano la vita, la libertà, la faccia e il capitale ogni giorno!
E allora diciamola tutta. Non lo si fa per alzare il livello del Pil e dire alla gente “siamo bravi, la crisi regredisce, il paese sta bene”. No, lo si fa per dare il giusto orgoglio ad una fetta importante dell’imprenditoria italiana.
Ma, diciamolo, ci vuole una medaglia di cavalierato, altro che inserimento nel Pil, per gli sforzi e la vita psicologicamente mortificata delle malementi! Vi prego, diamogli un seggio in Senato, e l’ambita pensione da mandato.
Si dovrebbe trattare più seriamente un simile argomento? E sia: prendiamoli a pillate!
Giselda Campolo
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