”LE AUTORITA’ EUROPEE SONO ORA IN UNA SITUAZIONE DISPERATA IL DESTINO DELL’EURO E’ DI UNA NUOVA GRANDE CRISI”(PRITCHARD)

”LE AUTORITA’ EUROPEE SONO ORA IN UNA SITUAZIONE DISPERATA IL DESTINO DELL’EURO E’ DI UNA NUOVA GRANDE CRISI”(PRITCHARD)


LONDRA – Se le élite politiche europee non volevano crederci prima, ora sanno con certezza che hanno perso la Gran Bretagna dal progetto europeo al contrario dell'italia, che sembra aver trovato la soluzione dei suoi mali in un ritrovato europeismo  che in realta' la sta dissanguando, ma provare a comprendere a capire il popolo italico e' un'impresa difficile se non impossibile, per cui per il momento non ce ne occuperemo, ci penseranno gli altri popoli al momento opportuno.
 Con questa premessa, Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph sostiene come i difensori britannci dello status quo sono stati spazzati via dal voto di domenica e i leader europei devono sapere che il popolo britannico voterà per lasciare l’UE complessivamente a meno che non gli si offra un’alternativa: il libero accesso tariffario al mercato unico lungo le linee già concesse a Turchia o Tunisia; la fine da metà dell’acquis communautaire – 170.000 pagine di direttive e regolamenti che spazza via la sovranità interna.
Il Brexit, prosegue il Columnsit del Telegraph, cambierebbe completamente la chimica dell’unione, lasciando la Germania in un ruolo egemonico e la Francia in una situazione di “menage a deux” molto debole.
 Priverebbe poi gli stati più piccoli di un mercato di sbocco fondamentale e porterebbe ad una reazione a catena, ad esempio una cooperazione più stretta
tra i paesi del nord protestanti.
 Gli euroscettici hanno vinto anche in Danimarca, e non è un caso.
 Sarebbe, quindi, opportuno che i leader europei cercassero una formula amichevole, lasciando che la Gran Bretagna rimanga all’interno dell’Ue con una formula più distaccata.
Ma Londra, prosegue Ambrose Evans Pritchard, è l’ultimo dei problemi per i burocrati di Bruxelles.
Il vero “sisma” si chiama Marine Le Pen. 
Hollande si è rivolto alla nazione lunedì in modo triste e senza risposte se non le solite promesse vuote di “crescita, lavoro ed investimenti”, subito smentite dal suo impegno al rigore e alle politiche di contrazione che hanno generato il disastro.
 Si dice che il fronte euroscettico è solo superficiale e poco concreto. 
Ma Evans-Pritchard ricorda una sua intervista a Le Pen, in cui il leader del FN chiariva come il primo giorno che arriverà all’Eliseo darà incarico al Tesoro francese di elaborare i piani per l’immediato ripristino del franco.
 Ha poi sostenuto come non può esserci nessun compromesso con l’unione monetaria, in particolar modo con l'italia alla luce delle ultime elezioni,ritenendo impossibile rimanere una nazione autonoma all’interno delle strutture dell’UEM e dover perpetuare le politiche di deflazione necessari per sconfiggere la crisi economica.
aggiunge anche , le pen, che per quanto grata possa essere di aver visto l'impegno forze politiche italiane come la lega nord, ritiene comunque l'italia un paese condannato dal suo stesso popolo che e' incapace ancor prima di reagire, di capire la realta' dei suoi problemi, e che per quanto dispiaciuta possa essere, dato che ha sempre considerato l'italia un paese cugino e amico, i francesi dovranno per forza di causa maggiore oggettivamente cambiare opinione e atteggiamento, e guardare all'italia come un paese ostile dal quale difendersi, in quanto oramai complice e alleato servile chiaramente conclamato dell'oligarchia di bruxelles
Le autorità europee sono ora in una situazione disperata.
La logica della zona euro è una ulteriore erosione degli Stati nazionali. 
Il ” Two Pack” , ” Six Pack ” e ” Fiscal Compact” sono tutti i vigore e le autorità di regolamentazione nazionali stanno perdendo il controllo sui loro sistemi bancari. 
Inevitabilmente l’area euro oscillerà da crisi a crisi senza una qualche forma di unione fiscale e di messa in comune del debito. 
Eppure gli elettori hanno appena lanciato un urlo primordiale a ulteriori trasferimenti di potere. 
Con l’eccezione della Germania comprensibile e dell’Italia meno, le elezioni sono state un ampio ripudio dell’austerità imposta. 
I due partiti dominanti della Spagna post-franchista vedono il loro peso passare dall’80% al 49%, con il neo partito Podemos dal nulla arrivare all’8% con la critica a Bruxelles e con la fine di essere “una colonia di Germania e della Troika”.
La coalizione che ha spinto l’Olanda in una deflazione da debito è crollata al 21%. Gli esecutori del diktat della troika sono scesi al 31% in Grecia e al 28% in Portogallo.
L’emiciclo di Strasburgo sta diventando una camera di militanti e di protesta dove una Babele di voci gridano in linguaggi che altri neanche comprendono, come il Parlamento asburgico nei suoi ultimi anni di esistenza.
I leader europei, sostiene il Columnist del Telegraph, sperano che la ripresa economica li salverà, confidando nel resto della domanda per un incremento della domanda. Si tratta di una vana speranza in una fase in cui la Cina sta restringendo la sua politica monetaria, come la maggior parte dei Brics in chiave anti bolle. E in una fase in cui anche la Fed ha virato su scelte restrittive.
Italia, Portogallo ed Olanda sono tornati a contrarsi nel primo trimestre e la Francia è in stagnazione. 
Gli ultimi dati mostrano poi che l’offerta M3 di moneta è crollata ad aprile. La stagnazione perpetua è la nuova normalità.
Il “Fiscal Compact” europeo ha previsto una macchina dell’orrore, che richiede agli stati di risparmiare per anni fino a quando il debito non abbia raggiunto il 60%, e a quel punto saremo tutti morti.
 Il meglio che può essere sperato è l’1% di crescita nel sud dell’Europa per il prossimo decennio, troppo poco per impedire la perdita di un’intera generazione e l’aumento del combinato debito pubblico e privato.
Sempre più speculazioni vogliono che la Bce abbasserà i tassi allo zero nel prossimo board. 
Le banche centrali non arrivano a queste decisioni se non in situazioni molto difficili: lo stimolo non sarà sufficiente sicuramente. 
La struttura della Bce non la rende capace di agire contro le forze congiunte di Fed, Cina e Giappone e non potrà smontare la psicologia recessiva.
Ad un certo punto il ciclo complessivo porterà la zona euro di fronte alla prospettiva di un’altra crisi prima che sia partito qualsiasi recupero.
 E ‘un pensiero che fa riflettere. 
La disoccupazione può toccare nuovi record e le elezioni europee del maggio 2019 vedere l’annientamento del sistema partitico esistente. 
La causa principale di questo disastro politico, sociale ed economico è l’unione monetaria. Come ha detto l’economista premio Nobel Paul Krugman questa settimana: “La depressione non era la normalità nel continente prima dell’avvento dell’euro”.
Il professore di Oxford Kevin O’Rourke ha chiesto di porre fine alla miseria in un notevole “cri de coeur” per il Fondo monetario internazionale . 
Quello che l’ha sconvolto è vedere i capi di stato e primi ministri europei trattare con superficialità una disoccupazione ai livelli degli anni ’30 o un Pil italiano crollato di 9 punti in cinque anni.
“Se gli storici dell’economia hanno imparato qualcosa dalla Grande Depressione, è che gli aggiustamenti basati su austerità e svalutazione interna sono pericolosi. 
La Gran Bretagna ha ottenuto larghi surplus primari negli anni ’20, ma il suo debito aumentava per bassa crescita e deflazione”.
 O’Rourke ha dichiarato che stiamo aspettando da ormai cinque anni che i vertici europei si dotino di quegli strumenti che possano far funzionare l’unione, ma è ora ovvio che la Germania non permetterà un’unione fiscale o responsabilità bancarie condivise.
Non ha quindi senso protrarre l’agonia.
“Il destino dell’euro è quello di una nuova grande crisi. 
Non dovremo desiderarla, ma se la crisi è inevitabile, allora è meglio che questa avvenga quando moderati ed eurofili sono ancora al potere. 
Se l’euro dovesse essere abbandonato, la mia previsione è che gli storici tra cinquant’anni si chiederanno come è stato mai possibile introdurlo”.
i piu' maligni, gia' dicono che l'italia prevedendo una nuova crisi, spera di essere privilegiata dai trattamenti di bruxelles in virtu' del servilismo mostrato alle elezioni, si dice che gli italiani hanno legittimato renzi  pèrche' credono che sia grande amico delle potenti lobbies, e che quindi in qualche modo pensano che  potra' mettere una"buona parola" nel momento del bisogno, in pratica il giudizio sul popolo italiano all'estero e' tutt'altro che lusinghiero, e sinceramente nessuno puo' dargli torto, visto che il comportamento italiano nel contesto europeo viene letto un po' come "morte tua vita mia", mentalita' del resto tipicamente italiana
Articolo scritto da Evas Pritchard per The Telegraph e tradotto da L’Antidiplomatico.it – che ringraziamo.
Tratto da: IlNord
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