La Svizzera dice “no” al salario minimo

La Svizzera dice “no” al salario minimo


Gli exit poll sul referendum svizzero non lasciano margini di dubbio, considerato che secondo il sondaggio immediato ha votato a favore del quesito appena il 23% di coloro che sono andati alle urne.
La proposta avanzata da Socialisti, Verdi e Unione sindacale svizzera non ha trovato l’appoggio della maggioranza degli elvetici, così il salario minimo non verrà aumentato a 4000 franchi (poco meno di 3300 euro) al mese, più precisamente a 22 CHF (18 EUR) all’ora, il più alto al mondo.
Al ‘sì’, si sono opposti, dunque, circa i tre quarti degli svizzeri, che si sono lasciati convincere dalle motivazioni degli imprenditori elvetici, secondo i quali la retribuzione minima proposta da 22 franchi (18 euro) all’ora, per una settimana lavorativa di 42 ore e un ammontare mensile di 3.270 euro, avrebbe bloccato l’assunzione di giovani e la crescita. 
Oltre il doppio degli 8,50 euro della proposta tedesca.
Il direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) Hans-Ulrich Bigler ha salutato i primi risultati come una grande vittoria, definendoli come «un voto di fiducia da parte del popolo sovrano a dimostrazione che il sistema attuale tra partner sociali funziona, per cui non c’è necessità di operare cambiamenti. 
Il popolo ha detto di ‘no’ a un diktat dello Stato sulle retribuzioni».
I sindacati, difendono le ragioni del referendum affermando che il costo della vita nel piccolo Paese alpino è altissimo, un lavoratore su dieci fa fatica a pagare l’affitto e solo il 40% delle professioni è coperto da contratto collettivo. Il presidente dell’Unione sindacale svizzera Paul Rechsteiner afferma che «il voto odierno rappresenta una chiara sconfitta: si tratta di un cattivo risultato», ma «la battaglia verrà continuata a favore dei lavoratori e contro le discriminazioni».
http://www.signoraggio.it/la-svizzera-dice-no-al-salario-minimo/
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