Equilibri di intelligence

Equilibri di intelligence


di Pier Paolo Santi e Francesco Sinatti -
Il ruolo dei nostri Servizi segreti, durante la Guerra fredda, consisteva prevalentemente nell’affiancare le operazioni NATO, come nel caso di Gladio. Nel corso degli ultimi anni però la Russia è diventata un prezioso partner commerciale ed un alleato strategico per l’Italia ed altri paesi dell’eurozona.
A dimostrazione di ciò vi è il recente intervento di Putin che invita il neo Presidente del Consiglio Renzi a contribuire all’allentamento delle tensioni fra la NATO e la Russia. 
Un altro episodio rimasto sottotraccia consiste in ciò che è stato sottolineato in occasione della conferenza organizzata da IAI (Istituito Affari Internazionali), quando tre ex ministri, D’Alema, Bonino, Frattini, hanno sottolineato la necessità di non proseguire (come NATO) un’incalzante ostilità nei confronti della Russia. Un messaggio chiaro, soprattutto se lanciato da Franco Frattini, personalità tra le più vicine alla NATO nel nostro paese.
Innegabile che gli USA, sotto la presidenza Obama, stiano lentamente ma inesorabilmente perdendo terreno sullo scacchiere internazionale, registrando preoccupanti segnali:
- In ambito militare sul teatro Afghano (un ritiro favorirebbe un ritorno dei talebani. A tal proposito a Doha gli americani stanno trattando con la rappresentanza talebana per trovare un accordo così da stabilizzare l’area ).
- In ambito diplomatico dove Putin e Lavrov (ministro degli Esteri e abile politico) hanno messo alle corde lo “zio Sam” nei teatri di Siria e Iran. Per non parlare dei rapporti con l’Egitto: le indecisioni di Obama hanno favorito l’intraprendenza di Putin che ha sancito con questo paese accordi in più settori (compreso quello tecnico-militare), veicolando in tal modo la presenza russa ai margini del Mediterraneo. Interessanti anche gli accordi con l’Arabia Saudita, irritata con gli Usa per il mancato intervento in Siria e per l’apertura nei confronti dell’Iran.
- Lo scandalo NSA, per il prestigio e l’immagine USA.

Questi ed altri fattori spingono molte “intelligence” europee, compreso la nostra, ad una necessaria “ambivalenza”. Proprio la posizione sullo scacchiere mediterraneo renderà la posizione dei Servizi italiani sempre più complessa: da una parte legati a doppio filo alla NATO, in particolare agli USA e ad Israele (ad esempio l’VIII° Divisione AISE), sull’altro versante sempre alla ricerca di nuovi equilibri e collaborazioni.
I rapporti fra parte dei Servizi italiani e quelli russi (e non solo) si sono intensificati proprio negli ultimi anni, anche sulla base della partnership politico-commerciale-energetica, sgradita a Washington e CIA.
La guerra in Libia ha messo in evidenza tutte le criticità che la nostra diplomazia e intelligence hanno nel gestire quotidianamente questa doppia posizione. Bombardare l’alleato Gheddafi (in nome della NATO) ha obbligato l’Italia ad acrobazie e imbarazzanti manovre diplomatiche per non irritare il partner russo (contrario all’intervento) e per non perdere terreno sul fronte commerciale con l’ex colonia.
Quali sono, allora, i veri rapporti fra l’AISE/AISI e i servizi russi, compreso quello militare? Qual è il ruolo dei nostri Servizi nella crisi Ucraina, cioè in un test – banco di prova per futuri scenari di crisi?
Qualcosa in questi giorni è accaduto: è stato nominato responsabile AISE Alberto Manenti, uomo che sa come muoversi nel complesso mondo dell’intelligence, anche perchè è stato un componente della VIII° Div. AISE.
Proprio per i suoi trascorsi nell’VIII° Div., Manenti potrebbe spostare gli equilibri interni ai nostri Servizi verso la NATO. Non è un caso che la nomina sia stata caldeggiata dal neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, da sempre convinto sostenitore d’Israele (i rapporti Mossad – Manenti sono più che ottimi, cfr. C. Fusani, “Servizi, si cambia. Manenti è il nuovo numero uno”). 
Un banco di prova per capire se l’Italia prenderà le distanze dalla Russia o meno, potrebbe a questo punto essere rappresentato dalla partecipazione al progetto “South Stream” da parte di Eni, l’immenso gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Europa attraverso il Mar Nero (evitando con cura l’Ucraina).
Il gasdotto si stima veicolerà più di 63 miliardi di metri cubi di gas, un immenso affare considerando la dipendenza energetica dell’Europa. Se le sanzioni contro Mosca avranno seguito, al punto da impedire la realizzazione di questo progetto (cosa alquanto improbabile), allora l’Italia sarà costretta a dipendere ancor di più dalle forniture di gas algerino. Nonostante la rielezione del presidente Abdelaziz Bouteflika, il paese nord africano sembra orientato verso una stagione d’instabilità. Tenuto conto che il fornitore storico dell’Italia, la Libia, attraversa un complesso scenario post Gheddafi, l’approvvigionamento energetico per il nostro paese diventerà “drammatico”.
La nostra politica energetica dovrà necessariamente tenere in forte considerazione anche l’Iran che possiede il secondo giacimento al mondo. L’Italia ha sempre mantenuto buoni rapporti con Teheran soprattutto in fasi diplomaticamente “delicate”. Significative le dichiarazioni del presidente Rohani nell’incontro avvenuto con l’ex ministro Emma Bonino: “L’Italia ha giocato il ruolo di partner importante della Repubblica islamica e finora ha funzionato da porta per le relazioni fra Iran ed Europa”.
Anche in questo caso però la situazione è geopoliticamente precaria, nonostante la politica moderata del nuovo presidente Rohani. L’Italia e l’Europa faranno certamente affidamento anche alla Tap (Trans Adriatic Pipeline), gasdotto che parte dall’Azerbaigian passando per Turchia, Grecia e Albania per arrivare in Italia, che si collegherà al Tanap, che partirà da Baku.
Con questi nuovi presupposti geopolitici un eccessivo sbilanciamento dell’Italia verso la NATO potrebbe condurre la nostra intelligence a forti attriti interni.
Nella foto: da sinistra i giornalisti Pier Paolo Santi e Francesco Sinatti
http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=40836
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