Teoria e pratica (religiosa) della corruzione politica

Teoria e pratica (religiosa) della corruzione politica

di Raffaele Carcano
Certo, fa impressione che 176 senatori, 298 deputati, 9 ministri e 19 sottosegretari abbiano assistito alla messa del papa. 
Metà del governo, metà del parlamento.
 Beninteso: sono ovviamente liberi di andarci, anche all’alba o alle tre di notte, con o senza auto blu. 
Sono anche liberi di farsi “bastonare” dal papa, come ha dichiarato il Pd Giorgio Brandolin.
 Qualcuno sostiene che Bergoglio abbia subito l’evento, che abbia detto messa con malcelato fastidio verso fastidio, che forse ha fatto apposta a convocare la messa alle sette del mattino… può darsi.
 Come può darsi che tutti quei politici siano autentici credenti.
 Quel che è certo è che alcuni di essi sono stati condannati, altri sono indagati.
Come si concilia la fede con i reati penali?
 Fino a prova contraria, la religiosità non è mai riuscita a impedire il dilagare della corruzione, né vi riesce tuttora: se si scorre il Corruption Perception Index realizzato da Transparency International si noterà che i paesi meno corrotti sono anche i più secolarizzati (e viceversa).
 Anche la percentuale di atei nelle carceri e tra i mafiosi è risibile.
 Viene il sospetto che la fede costituisca una buona copertura per delinquere. La confessione, forse addirittura un incentivo.
Se i vivi e vibranti moniti dei leader religiosi non hanno conseguenze sulla popolazione, c’è ancor più da dubitare che le parole del papa abbiano qualche imppatto su quelle vecchie volpi dei parlamentari italiani.
 La presunta “bastonata” avrà avuto su di loro lo stesso effetto avuto sui mafiosi: parole che entrano da un orecchio ed escono dall’altro. 
Prendiamo Formigoni: si è quasi perso il conto delle indagini sul suo conto, ed è stato rinviato a giudizio per corruzione e associazione per delinquere (di stampo ciellino).
 E infatti ha subito affermato che il papa è stato “mal interpretato”, perché si riferiva alla corruzione spirituale, non certo al Codice penale.
 E quelli prima e dopo Formigoni? 
La corruzione, in Italia, ha una lunga storia cristiana: i casellari giudiziari si sono riempiti a lungo dei nomi degli esponenti Dc, poi dell’Udc.
 Ora c’è un secondo braccio secolare del Vaticano, il Nuovo centrodestra, creatura fisichelliana. 
Ci dobbiamo dunque sorprendere che l’Ncd sia salita agli onori (si fa per dire) della cronaca giudiziaria?
 Oltre a Formigoni, Giuseppe Scopelliti, tanto per restare alla stretta attualità, condannato per bilanci falsi. 
E senza che l’Udc demorda: il suo ex tesoriere Giuseppe Naro è stato appena condannato per tangenti.
 Una bella competizione, non c’è che dire. 
Beati gli ultimi.
Il papa si è espresso contro la corruzione negli stessi giorni in cui vescovi italiani hanno ribadito che loro – i vescovi - non hanno alcun obbligo di denuncia nei confronti dei preti pedofili.
 Questo è lo zeitgeist, lo spirito del tempo:
 è da Canossa che le bastonate sono passate di moda.
 Una vera bastonata ci sarebbe stata se il papa avesse detto “no” alla presenza dei politici che delinquono, se avesse fatto nomi e cognomi di coloro la cui appartenenza al cattolicesimo lo fa vergognare.
 Ha invece preferito dire messa senza prendere le distanze da quegli stessi politici condannati o indagati devotamente inginocchiati davanti a lui, magari in prima fila. 
Del resto, sono quegli stessi politici che si rivelano fondamentali per approvare leggi che attribuiscono nuovi privilegi alla Chiesa o per bloccare la diffusione di informazioni non allineate con la dottrina cattolica.
 Roma corrotta val sempre bene una messa?


http://temi.repubblica.it/micromega-online/teoria-e-pratica-religiosa-della-corruzione-politica/
SE VUOI COMMENTARE PREMI IL PULSANTE ROSSO CHAT

Commenti

Post più popolari