In Ucraina il presidente Turchynov ha annunciato l’inizio delle operazioni militari nel Donetsk

In Ucraina il presidente Turchynov ha annunciato l’inizio delle operazioni militari nel Donetsk

Come riportato dall’agenzia d’informazione Ria Novosti, questa mattina, nel corso di riunione al parlamento, la Verkhovna Rada di Kiev, il presidente Alexander Turchinov ha annunciato l’inizio delle operazioni militari nel nord della regione di Donetsk. Il presidente che, insieme all’attuale esecutivo ed al premier che lo guida, non viene riconosciuto come legittimo dall’opposizione, ha affermato che l’obiettivo principale della missione militare sarà quello di “proteggere l’incolumità fisica delle persone” e proprio per questo motivo, essa si articolerà in fasi equilibrate e costruttive.
 Tuttavia, risulta difficile comprendere come questi obiettivi riusciranno a compenetrarsi virtuosamente con l’incarico, affidato dall’esecutivo ai miliziani della Guardia nazionale, di rimuovere, manu militari, i manifestanti anti governativi, equiparati dal governo a dei “terroristi”, dalle strade e dai palazzi istituzionali occupati nelle città ribelli del sud e dell’est del Paese.
Con l’annuncio fatto questa mattina,Turchinov ha sottoscritto la decisione presa dal Consiglio di sicurezza nazionale e difesa, già resa nota nei giorni scorsi, rispetto alle misure d’emergenza che l’esecutivo intende portare aventi, nell’immediato, per superare quella che ritiene una vera e propria “minaccia terroristica” e preservare così d’autorità l’integrità territoriale del Paese. Turchinov ha, addirittura, invocato l’intervento nell’est del Paese delle e forze di pace delle Nazioni Unite.
Tuttavia, occorre ricordare che i manifestanti, i quali nei giorni passati hanno dato vita a repubbliche popolari ed autonome dal potere centrale di Kiev, a Dontesk, Kharkov e Lugansk, piuttosto che invocare la secessione delle regioni del sud est chiedono a gran voce una riforma in senso federale dello Stato, in modo da preservarne l’unità ma al tempo stesso di ottenere la possibilità di eleggere direttamente i propri rappresentanti locali, la cui nomina, attualmente, spetta invece al governo della capitale. Per questo motivo, le popolazioni a maggioranza russofona si battono per l’indizione di un referendum sulla federalizzazione dello Stato che in qualche modo bilanci il potere ottenuto dal nuovo governo di Kiev, al quale esse non riconoscono legittimità in quanto “golpista” ed espressione di forze neonaziste ed antidemocratiche.
Da parte sua, l’esecutivo di Kiev (in accordo con la diplomazia Usa e Ue) accusa i manifestanti del sud e dell’est di essere agli ordini di Mosca e di destabilizzare il Paese per conto dei russi che, nel frattempo, starebbero accumulando militari ed armamenti lungo il confine in attesa di sfruttare il momento migliore, nello sviluppo della crisi, per sconfinare ed invadere militarmente le regioni ribelli.
A questo proposito, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, in una conversazione telefonica con il suo omologo francese Laurent Fabius, ha decisamente respinto i tentativi, ascrivibili agli Stati Uniti e ad alcuni Paesi europei, di accollare alla Russia la responsabilità di quanto sta accadendo nel sud-est dell’Ucraina.
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