#Il fallimento di Hollande-

#Il fallimento di Hollande-


di Andrea Castaldo –
E’ da molti anni che la sinistra in Europa sta subendo una forte crisi politica e ideologica, dovuta al tentativo di adattare la propria ideologia a una società che nel giro di pochi decenni è del tutto cambiata. L’amministrazione Francois Hollande, in Francia, rappresenta l’esempio più significativo di questa crisi che si è manifestata particolarmente nel vecchio continente. Non si ricorda altro presidente con un così basso consenso; ciò non è solo una sensazione di pochi, ma viene dalle notizie apparse su diversi giornali, tenuto conto delle numerose e frequenti manifestazione di protesta contro il suo governo e con uno sguardo attento ai sondaggi che la “tnt sofres” fornisce quotidianamente, cosa che rappresenta senz’altro una convinzione di molti autorevoli osservatori.
Infatti, secondo le rilevazioni pubblicate dall’istituto di ricerca, il 76% dei francesi valuta estremamente negative le politiche di Hollande, al punto da considerarlo in assoluto il presidente più odiato tra quelli eletti nella Quinta Repubblica. Un primato non certo invidiabile. Solo due anni fa, nel 2012, la sua elezione all’Eliseo era stata salutata con grandi speranze dal popolo francese, particolarmente provato e soprattutto stanco dell’inefficienza del governo di centro-destra guidato da Sarkozy, dimostratosi incapace di contrastare la crisi e lo strapotere della Germania nel contesto europeo.
E’ bastato poco tempo ai francesi per capire che la musica non sarebbe mutata, nonostante fossero cambiati gli orchestranti.
In campagna elettorale Hollande aveva aspramente criticato l’intervento in Libia, voluto particolarmente da Sarkozy, ma, di contro, una volta varcata la soglia dell’Eliseo, si è prodigato a promuovere l’intervento armato in Mali. Aveva poi speso parole di fuoco contro il suo predecessore per l’atteggiamento debole e remissivo nei confronti dei partners europei e in particolare della Germania, ma non è riuscito a liberarsi da tale sindrome e a proporsi – e soprattutto a proporre la Francia – quale protagonista di rinnovamento per l’Europa intera. Non si può, inoltre, affermare che maggior fortuna si sia registrata in altri campi, se è vero, come si apprende da notizie diffuse, che l’economia francese si avvia a una crescita “zero” e ad alti livelli di disoccupazione. Una considerazione però è d’obbligo: molti dei problemi attuali che la Francia incontra sono collegati se non alimentati dai sempre più limitati spazi di manovra che l’Europa impone ai governi nazionali su molte questioni importanti, e l’Europa, purtroppo, si sta dimostrando ancora più ingessata degli stati nazionali.
http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=40395

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