Cartella clinica digitale, quando il paziente partecipa

Cartella clinica digitale, quando il paziente partecipa

 Eleonora Degano
SALUTE – Più di 28.000 cittadini iscritti al servizio, per oltre 250.000 referti visualizzati: è un primo bilancio di TreC, la cartella clinica online per i cittadini trentini. Tenere traccia della propria storia clinica, trasmettere ricette e referti via web e accedere alla propria documentazione sanitaria in ogni momento sono solo alcuni dei vantaggi offerti da queste cartelle 2.0, il fascicolo sanitario elettronico (FSE). Se ne è parlato durante l’incontro “Dal taccuino al Personal Health Record (PHR)”, un convegno svoltosi alla Fondazione Bruno Kessler di Trento per tirare le fila dell’esperienza maturata in questi primi anni, tramite la quale i cittadini hanno partecipato attivamente alla gestione della propria salute.
Il concetto di PHR, in Italia FSE, è già sviluppato a livello internazionale come piattaforma di servizi online, tramite i quali il cittadino può accedere alle informazioni riguardanti la sua salute e disporne in qualsiasi momento, in modo sicuro, dopo che queste siano state digitalizzate. Oltre al Trentino, simili progetti di realizzazione per il FSE sono stati implementati anche in altre regioni: alcuni esempi sono Veneto, Lombardia, Emilia Romagnae Toscana, mentre entro il 2015 l’istituzione del servizio sarà a tutti gli effetti obbligatoria come stabilito dal decreto del Fare (un obiettivo piuttosto ambizioso, che richiederà prima di tutto che le cartelle cliniche dei cittadini italiani siano completamente dematerializzate).
Efficacia e obiettivi
La documentazione personale come i referti medici e i risultati degli esami diventerà così più accessibile, e grazie al servizio di tele-monitoraggio a domicilio come quello effettuato in Trentino garantirà ai pazienti anche la continuità della cura, e un’assistenza tempestiva ed efficace. Avendo sempre a disposizione traccia della storia farmaceutica, delle terapie personali e quelle seguite dai familiari, delle eventuali allergie e intolleranze fino alle vaccinazioni, sia il paziente che il medico possono fare affidamento su uno strumento valido, risparmiando in tempo e denaro. Come spiega Diego Conforti, responsabile del progetto, con una diffusione di TreC al 30% della popolazione si otterrebbero già risparmi diretti per i cittadini per circa 2 milioni di euro annui. In un’ipotesi di massimo utilizzo da parte dell’80% della popolazione, si supererebbero i 5 milioni.
Per valutare l’efficacia dell’assistenza remota ai cittadini, e garantire loro d’essere seguiti in un vero e proprio percorso che verifichi anche l’aderenza alle cure prescritte, sono ora in fase di sperimentazione per TreC quattro studi pilota. Queste indagini si concentrano sulla gestione dei pazienti affetti da patologie croniche (diabete, ipertensione, scompenso cardiaco e asma giovanile). Come? Tramite specifiche applicazioni su tablet o smartphone, ad esempio, diventa possibile per un paziente affetto da diabete trasmettere quotidianamente i parametri di glicemia e della terapia insulinica al medico di riferimento, che può così monitorare l’evoluzione della patologia in maniera più efficiente, costante e veloce. Simili innovazioni richiedono tuttavia l’impegno attivo del paziente di qualunque età, e per venire incontro a chi ha meno dimestichezza con computer e smartphone l’interfaccia grafica elaborata dagli esperti è il più intuitiva e semplice possibile, si spera davvero a prova di nonna.

Tempo, denaro, consapevolezza: perché digitale
I vantaggi sono incoraggianti anche in termini di tempo, e non si parla solo di file per ritirare i referti e procurarsi la documentazione per accedere ai servizi. Alla completa raccolta dei dati personali , infatti, si aggiunge la possibilità di effettuare pagamenti online per i servizi medici, e di avere accesso (previa delega autorizzata) ai dati di un familiare o di una persona di fiducia. L’accesso, a soli scopi medici, è garantito al personale sanitario di riferimento. Non si tratta tuttavia di una necessità solamente pratica, perché il PHR risponde a esigenze un po’ più ampie sia in termini di cura che di servizi di prevenzione. Nei paesi industrializzati l’invecchiamento della popolazione è una realtà, e di pari passo l’aumento delle malattie croniche e dei costi sanitari da sostenere per erogare prestazioni di qualità.

Negli ultimi anni inoltre, a fronte del maggiore accesso alle informazioni di cui la popolazione può disporre, la richiesta da parte dei pazienti è sempre più quella di un maggiore coinvolgimento, e di un ruolo attivo nella gestione della propria cura e salute. Il cittadino non è più un paziente passivo, ma vuole monitorare l’intero processo terapeutico e avere sempre a disposizione, negli anni, il percorso e l’evoluzione della malattia. Si parla così di e-health, ovvero le applicazioni della sanità elettronica: strumenti tecnologici che accompagnano il cittadino tramite smartphone, computer e via dicendo nella sua quotidianità, permettendogli l’accesso ai propri dati in qualsiasi momento.
Crediti immagine: gentile concessione della provincia autonoma di Trento

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/04/04/cartella-clinica-digitale-quando-il-paziente-partecipa/

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