Caro Renzi, non siamo alla ruota della fortuna dove basta chiedere una vocale per trovare la soluzione

Caro Renzi, non siamo alla ruota della fortuna dove basta chiedere una vocale per trovare la soluzione

Graziano Fornaciari
Accendere un canale televisivo e non trovare Matteo Renzi di persona, oppure qualcuno che ne parla è quasi impossibile.
 Il laboratorio di indagine sulla comunicazione audiovisiva Geca Italia, ha
calcolato che nelle ultime due settimane, il premier è comparso in Tv quasi 5 ore al giorno.
 La prima cosa che mi sovviene è che chi parla molto poi di solito è poco concreto, e poi di tele imbonitori ci siamo già fatti una discreta esperienza.
Vedendo Renzi diviene sempre più difficile non sovrapporlo a Berlusconi, troppe cose dal punto di vista comunicativo li accomunano, diversificati solamente dalla tecnologia che, venti anni fa, riguardava quasi unicamente la televisione. Tante promesse, un eloquio elusivo, modo di fare piacione alimentato da tanta verve, ma nel concreto fumo negli occhi, verso chi ritiene questo personaggio il salvatore della patria. L’italiano è fatto così, tende a delegare e quando trova un personaggio istrionico se ne innamora, identificandosi in esso fino ad annullarsi, per poi ricredersi e dare finalmente il meglio di se.
Anche il nostro toscano d’assalto ha dettato l’agenda dei 100 giorni, come poteva farne a meno, e soprattutto poteva rinunciare alla luna di miele con il paese, dove tutto è dolce, ed in questo caso tendente alla melassa? No di certo, e con grande cipiglio e determinazione, ha annunciato la svolta buona, finalmente il fare la farà da padrone, e che tutto non sarà più come prima. Gli slogan sono belli, e servono ad illudersi, pensando di gustare chissà quale prelibatezza, invece si tratta della solita minestra… che a questo punto ti fa venire la voglia di saltare dalla finestra, come recita l’antico adagio.
L’ex sindaco di Firenze, nel frattempo, da rottamatore e divenuto un cultore del vintage e del riciclaggio, visto i personaggi che albergano nella “squadra” di governo. Inoltre, mantenendo una certa continuità con il passato, qualche indagato ci doveva pur essere, anche perché credo che sia difficile giungere in certi ruoli senza essersi “sporcati” le mani con qualche compromesso. Pur di essere eletti si promette, e sappiamo bene quanto queste promesse non possano essere mantenute completamente.
Per esempio, Matteo Renzi, aveva promesso una riforma al mese, entro febbraio avrebbe portato a casa l’Italicum, la nuova legge elettorale, mentre per marzo era stata data per certa la riforma del lavoro, con possibile archiviazione dell’articolo 18. Dubito a questo punto, visto che le prime promesse sono rimaste inadempiute, che ad aprile avremo la riforma sulla pubblica amministrazione, e a maggio la riforma fiscale.
Proprio un grande affabulatore, un pifferaio magico capace di orientare le coscienze in un vicolo cieco, come del resto i suoi predecessori, in primis quel Berlusconi che sarà anche decaduto, ma il berlusconismo no di certo, anzi credo che stia manifestando i suoi primi vagiti, di cui pagheremo ancora in futuro le conseguenze. D’altra parte, un aspirante premier, che si fa fotografare come l’alter ego di Fonzie, nulla lasciava presagire di buono, figlio di una cultura con la quale Berlusconi ci ha ammorbato.
Intanto aprendo i quotidiani nulla è cambiato, e tutto scorre lungo un binario triste e solitario, all’interno di una palude che sta divenendo sempre più fetida. Berlusconi occupa sempre le prime pagine, venendo portato in processione, come in una sagra, alla vigilia della decisione sulle sue ben note vicende giudiziarie.
Apro il quotidiano Repubblica, che secondo me è sempre più insipido malgrado il recente restyling, e chi vedo in prima pagina? Berlusconi, e chi altri ci potrebbe essere, se non questo totem al quale è giustificato tutto per il semplice fatto che milioni di italiani voterebbero per lui, almeno così la pensano i suoi accoliti.
La notizia è che Berlusconi chiama Renzi confermando il suo appoggio per fare le riforme, ma lo vuole incontrare per sincerarsene, mentre nello stesso tempo comunica che se non avrà l’agibilità politica, dovuta alle ben note vicende giudiziarie, farà saltare tutto. Bell’esempio di coerenza, ma si sa che non siamo nell’ambito più adeguato per pretenderla.
Qualcuno si interessa del paese nel frattempo? Intanto ci dicono che la ripresa è vicina, ma non ci dicono che è quella dei pantaloni, visto bisognerà tirare la cinghia ancora di più. Siamo in mano a cavallette mai sazie, e ad una umanità politica che si sta vendendo per le briciole che cadono dal piatto di chi realmente governa questo pianeta.
L’umanità possiede qualità che non possono restare sotto al moggio troppo a lungo. La malattia ha un periodo di incubazione, a cui segue il sintomo, la cura e la guarigione. Tutto ha un inizio ed una fine. Anche se mi sembra di parlare come Chance, il giardiniere del bellissimo film “Oltre il giardino” interpretato daPeter Sellers, sono convinto che sapremo costruire un mondo più umano, anche se questa classe politica tenderà a rinnegarlo per i propri interessi

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