TORNA IL SOTTOMARINO INGLESE CHE HA SPARSO VELENO NUCLEARE IN ITALIA

TORNA IL SOTTOMARINO INGLESE CHE HA SPARSO VELENO NUCLEARE IN ITALIA

Tireless
di Gianni Lannes
La radioattività non svanisce nel nulla: in acqua i danni si amplificano e sono irreversibili.
 Fukushima è stata presto dimenticata, ma purtroppo quel disastro sottovalutato, adesso sta uccidendo con i suoi effetti micidiali l'Oceano Pacifico. 
Il cesio radioattivo ha 30 anni di vita e va finire nelle carni e nelle ovaie delle donne; lo stronzio-90 ha 28 anni di attività radioattiva e si deposita nelle ossa; il plutonio-239 ne ha 24 mila e va finire nei polmoni e anche nelle ovaie, insieme al cobalto, al cripto, al rutenio.
 E sono tutti radionuclidi che possono indurre cancri e leucemie.
 In altri termini, le radiazioni fanno male e a lungo.
Come aveva ammonito negli anni ’60 la biologa marina Rachel Carson il mare è stato trasformato dall’uomo in divisa in una discarica atomica.
 Con esiti imprevedibili sulla vita che lo popola e che da esso dipende.
Allora, c’è la storiaccia dell’ “Instancabile” andata in onda il 12 maggio 2000, sconosciuta ai più e rimossa dalla cronaca, su cui cui va accesa l’attenzione. Sono trascorsi quasi 14 anni dall’incidente al reattore nucleare del sommergibile inglese Tireless. 
Ufficialmente la Royal Navy ha sempre minimizzato, ma nel 2004 un documentario di denuncia di pacifisti scozzesi ha attestato inequivocabilmente che l’incidente avvenne in Sicilia, e nella sua fuga verso Gibilterra il sottomarino si lasciò dietro una gran quantità di liquido radioattivo, fuoriuscito dal sistema di raffreddamento del reattore nucleare. 
Il Tireless - si evince dai documenti ufficiali - ha subito numerosi e gravi incidenti, come quello del 20 marzo 2007 (explosion on HMS Tireless on 20 March 2007) tuttavia il 24 gennaio scorso ha fatto nuovamente ingresso nel Mediterraneo.
 Dove si è diretto? 
Forse, ancora ad Augusta?
 Le criptiche ordinanze della Guardia Costiera di Augusta certificano in questi giorni alcune esercitazioni militari.
John Ainslie, il coordinatore del movimento scozzese per il disarmo denuncia: «Il 12 maggio 2000 il sottomarino era nel Mediterraneo, non si sa dove. Subito non fu rivelata l’entità del problema: l’incidente al reattore nucleare fu più grave di quanto detto ufficialmente».
L’incidente fu molto più grave di quanto le autorità di sua maestà Windsor comunicarono all’opinione pubblica. 
Hanno ben pochi dubbi in pacifisti scozzesi che da anni lottano contro le basi dei sottomarini nei laghi. 
Sono loro i protagonisti di un’interessante ricerca - quasi ignota in Italia - sull’incidente del Tireless. 
E l’hanno spiegata al regista Ben Kempas nel suo “The Loch long monster”. 
L’interrogazione a risposta scritta del senatore Stefano Semenzato (4-21306) del 17 novembre 2000 non ha mai avuto una risposta dal Governo italiano: 
«si chiede di sapere quali provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo per impedire che eventuali avarie ai sottomarini nucleari britannici all'interno delle acque territoriali italiane possano causare danni alle popolazioni e all'ambiente e se non ritenga opportuno in questo quadro (così come già fatto dal governo spagnolo) disporre che i sottomarini nucleari che intendano transitare nelle acque territoriali siano tenuti a rendere noti alle autorità competenti i piani di emergenza degli stessi». 
Dove è avvenuto esattamente l’incidente del sommergibile nucleare? Quanto vicino alla costa siciliana? Ma soprattutto, in che quantità fu versato in mare il liquido radioattivo che fuoriusciva dal sistema di raffreddamento? Il Tireless aveva fatto scalo ad Augusta, un porto ancora oggi trafficato di unità Nato a propulsione ed armamento nucleare, nonostante sia un attracco industriale per chimichiere, gasiere e petroliere. A tutt’oggi, non è noto alla popolazione civile, come prescrivono le normative in materia, un piano di sicurezza in caso di incidente nucleare. Perché?

Dunque, rotta sul passato. Nell’ottobre dell’anno 2000 la Royal Navy annunciò a sorpresa che dodici sottomarini a propulsione atomica della sua flotta erano stati richiamati urgentemente alle basi per controlli al sistema di raffreddamento del reattore: ben sette risultarono avere incrinature alle condutture. Il giorno dell’incidente, la prima notizia fu solo che il Tireless stava rientrando al porto di Gibilterra per un’avaria non grave. In seguito le proteste degli ecologisti spagnoli costrinsero il governo Blair a chiarire: «Non c’è stato alcun pericolo per i 105 uomini d’equipaggio né per la popolazione di Gibilterra. Il guasto al reattore ha causato solo una piccola perdita di liquido. E comunque il reattore è stato disattivato. Il sottomarino ha fatto rotta verso Gibilterra con il motore diesel». 

Fu nell’ottobre del 2000 che emerse a brandelli, la verità più scottante. La Marina inglese ammise che il reattore dell’Instancabile era stato riattivato dopo essere stato frettolosamente spento al momento della rilevazione dell’avaria. Quel reattore aveva continuato a funzionare male per altre 36 ore, e per tutto questo tempo aveva versato la sua scia di liquido radioattivo. «Fu un grave errore riavviare il reattore dopo il guasto» rivela John Large, l’ingegnere nucleare che mise in allarme il governo di Gibilterra sui rischi delle riparazioni del Tireless.



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Pubblicato da Gianni Lannes 

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