Lotta alle mafie, il Renzi che non ti aspettiLa risposta del premier a Saviano svela una consapevolezza che fa ben sperare. Finalmente

Lotta alle mafie, il Renzi che non ti aspettiLa risposta del premier a Saviano svela una consapevolezza che fa ben sperare. Finalmente

Al centro del carteggio a distanza, dalle colonne de La Repubblica.it, tra il giornalista e scrittore Roberto Saviano e il premier Matteo Renzi c’è il grande tema dell’Italia libera. Liberata da quel male che ne inquina il tessuto economico e sociale e ne comprime le opportunità di futuro: le mafie.
Principi ed enunciazioni carichi di significato quelli messi per iscritto da Saviano e da Renzi. 
Verità che necessitano, però, di essere tradotti in una pratica virtuosa perché su questo campo si gioca una partita cruciale per il Paese.
 Lo spiega il premier quando accompagna all’enorme questione mafiosa i temi della corruzione e dell’urgenza dello snellimento della burocrazia. 
Perché è in quei coni d’ombra in cui spesso si inabissano i processi
burocratico-amministrativi che si creano pericolosi cortocircuiti tra Stato e criminalità che vanno interrotti.
Uno dei punti che affronta il capo del governo in risposta alla questione della sottrazione dei patrimoni ai mafiosi è quella del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie.
 Una pratica che si fonda su due norme fondamentali: la cosiddetta legge La Torre-Rognoni, del 1982, che introduce il provvedimento di confisca e la legge di iniziativa popolare n. 109 del 1996, che disciplina la procedura di assegnazione dei beni per il loro riutilizzo a fini sociali.
 Una prassi che nulla ha a che vedere con la proposta di immissione sul mercato, attraverso la vendita di case e terreni, che lo stesso Saviano avanzò non più di due anni fa, sollevando aspre critiche da chi è impegnato nel campo dell’antimafia.
 Per Saviano un modo veloce per fare cassa e restituire concretamente alla collettività le ricchezze frutto di attività illecita. 
Una strada insidiosa per chi vi si opponeva, sottolineando il rischio che simili procedure potessero offrire agli stessi clan l’opportunità di rimettere le mani su quegli stessi beni.
In uno dei passaggi della sua lettera, Renzi si concentra sull’urgenza di riformare l’Agenzia Nazionale Beni Confiscati, per attribuirle pieni poteri e la capacità di operare a pieno regime e in maniera fattiva, visto il grande patrimonio che è chiamata a gestire, il cui valore cresce di anno in anno e che rimane, proprio per i limiti di funzionamento dell’Ente ma non solo, non valorizzato per la sua gran parte.
«Bisogna restituire ai cittadini quanto i clan hanno loro sottratto, impiegando quelle risorse, con una logica che deve essere quella di una moderna politica dell’antimafia, e cioè per produrre occupazione e sviluppo.
 E, per far questo è necessario anche assicurare alle aziende confiscate agevolazioni fiscali e creditizie; un’impresa sottratta alle mafie che fallisce è una sconfitta che lo Stato non dovrà più permettersi».
L’esempio della veridicità di una simile affermazione è offerto, uno tra tutti, dal caso dell’impresa trapanese, “Calcestruzzi Ericina”, sottratta alla proprietà del boss Vincenzo Virga, e che dopo l’assegnazione ad una cooperativa sociale sarebbe fallita se non fosse intervenuto il sostegno del gruppo Unipol per un prestito senza garanzie pari a 700.000 euro. 
Un caso emblematico della scommessa dinanzi alla quale si trova un intero Paese troppo spesso ignaro dei potenti mezzi che ha a propria disposizione per contrastare le mafie nella maniera più duratura.
 Ancora più delle stesse, fondamentali, inchieste giudiziarie: la creazione di lavoro.
Perché le mafie fondano il loro potere sul bisogno, su una condizione di indigenza che rende vulnerabili mentre il lavoro garantisce le certezze necessarie a resistere a ricatti e compromessi di sorta.
 E il lavoro svolto all’interno dei beni confiscati ha un grande valore simbolico cui si aggiunge, nel caso, ad esempio, delle cooperative agricole come quelle delle Terre di Placido Rizzotto o di Don Peppe Diana, la qualità di prodotti di eccellenza che, adeguatamente promossi, possono offrire uno stimolo importante all’economia non solo delle zone di produzione.
Ma, accanto alla riforma dell’Agenzia, c’è l’altra grande questione di una frequente latitanza delle istituzioni, ai vari livelli, in taluni casi inconsapevoli delle opportunità che vengono loro dalla presenza sui propri territori di beni confiscati che potrebbero essere destinati a progetti di riutilizzo.
È il caso dell’Irpinia dove, a fronte di oltre 20 beni confiscati, solo uno oggi ha visto la definizione di un progetto che si avvia verso una concretizzazione.
 È il progetto costruito dalla cooperativa sociale Oasi Project per l’apertura di un maglificio nella villa quindicese che fu dei capi del clan Graziano e che oggi è stata ribattezzata “Villa CentoQuindici Passi”.
Caso, questo, emblematico di un’altra forma di latitanza delle istituzioni che promettono e non mantengono.
 Per la realizzazione del maglificio, infatti, la cooperativa aveva avuto la promessa di un sostegno da parte della Regione Campania, per avviare almeno i lavori di adeguamento della struttura. 
Regione che, nonostante gli impegni presi, non ha, ad oggi, erogato un euro per il progetto che sarà, invece, realizzato grazie a un finanziamento della fondazione “Con il Sud”, ottenuto con la partecipazione a un bando indetto dalla stessa organizzazione per sostenere questo tipo di attività.
Se trovasse concretizzazione, il discorso di Renzi aprirebbe davvero la strada a una “moderna politica dell’antimafia” che chiama in causa, prima di tutto, la responsabilità dello Stato. Con le parole in risposta alla lettera di Saviano, il premier sembra esprimere questa consapevolezza, soprattutto quando scrive, riferendosi ai tanti volontari e a coloro che dell’antimafia hanno fatto oltre che un impegno, una scelta di vita: «ognuno di loro sa perfettamente che non basterà il proprio impegno per vincere la battaglia contro le mafie, eppure ci provano lo stesso»
Questo impegno lui lo ha assunto e noi speriamo che vi tenga fede perché non ne va solo del futuro del Sud ma del Paese.


http://www.orticalab.it/Lotta-alle-mafie-il-Renzi-che-non

Commenti

Post più popolari