Libertà di pensiero messa in discussione

Libertà di pensiero messa in discussione

L’informazione per noi è dettata anche dalla libertà di espressione che può permettere, nel caso di conflitti come quello che sta coinvolgendo la Crimea di poter affermare che il grande interesse mostrato da parte degli Stati Uniti e dell’Europa è dovuto a quel potere economico che coinvolgendo i finanzieri della Massoneria deviata fa in modo che essi interferiscano a volte anche in modo troppo invasivo, altrimenti non si spiegherebbe perché non chiedano interventi Onu anche in quelle zone dell’Africa dove le guerriglie proseguono da decenni. Nulla di male è un opinione, ma in paesi come le Filippine, se il mio pensiero non fosse allineato con quello governativo e avrei citato nella frase precedente il presidente Filippino come semplice osservatore di quello che accade, potrei cadere vittima di quel reato nato il 12 settembre 2012 voluto dal presidente filippino Benigno Aquino III che si chiama “Cybercrime Prevention Act”, nato per combattere la pirateria online che estende alla sfera digitale il reato di diffamazione già previsto dal Codice penale. La pena a cui potrei incorrere, in quanto sarei incappata per il governo, dichiarando idee non conformi e diffamando a loro dire con le mie dichiarazioni su Facebook sia l’Europa che l’America e lo stesso Benigno Aquino III via web, 6 anni di carcere. E se qualcuno di voi disgraziatamente avesse messo un ‘like’ sulle mie dichiarazioni potrebbe vedersi arrivare una ammenda di ben 24 mila dollari e il provvedimento punisce anche i commenti giudicati offensivi
Se avessi lo stesso comportamento come cittadina londinese, nessuno avrebbe nulla da recriminarmi in quanto attualmente nei paesi occidentali non esiste una legislazione speciale. Anche in Francia, il 10 aprile la Corte di Cassazione ha stabilito che “Facebook non è un luogo pubblico come la tv, la radio o un giornale e chi posta opinioni e commenti in bacheca non può essere condannato per diffamazione”.
Che dire, a voi la scelta di quale legislazione vorreste fosse applicata. Noi crediamo che in qualsiasi altro Paese occidentale alla richiesta di un inasprimento delle pene per chi commenta su Facebook i comportamenti di politici, non cadendo nel reato di terrorismo o associazione mafiosa, scenderebbe in piazza ed insorgerebbe anche perché si sentirebbe preso per il naso da chi pensa al proprio orgoglio invece che al bene del Paese e di chi li paga profumatamente. La nostra paura è che non vorremmo un giorno svegliarci e scoprire che ci hanno tolto oltre che il diritto di scegliere il premier con democratiche elezioni anche il diritto fondamentale di poter criticare e chiedere modifiche a chi con le nostre tasse, balzelli iniqui, viene mantenuto da decenni…..

Guerriero del Risveglio


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