ARMI CHIMICHE UNITED STATES OF AMERICA NEI MARI D’ITALIA PESCATORE DI MOLFETTA AGGREDITO DALL'IPRITE

ARMI CHIMICHE UNITED STATES OF AMERICA NEI MARI D’ITALIAPESCATORE DI MOLFETTA AGGREDITO DALL'IPRITE

di Gianni Lannes
Mentre i pescatori infortunati di Molfetta, dopo essere stati colpiti dai gas
bellici di Washington pescati accidentalmente nel Mare Adriatico, in acque territoriali, dopo due anni non sono riusciti ad ottenere dal Policlinico di Bari i propri dati clinici, gli esperti civili e militari giocano comodamente a chi le spara più grosse. 
Anche chi in passato si era occupato del fenomeno.

Prendiamo tre esempi documentati: il generale Fabio Mini, il direttore dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato e il giornalista Gianluca Di Feo. 
Intervista di Mini al settimanale Left (16 marzo 2007): 

«…non credo o proprio che esista un pericolo bomba nell’Adriatico…».


E ancora, l'articolo del quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno (3 dicembre 2009): 
«L’iprite che giace nei fondali del basso Adriatico, a seguito del bombardamento del porto di Bari da parte dell’aviazione tedesca la notte del 2 dicembre 21943, non è nociva per il pescato né per la salute dei consumatori e dei bagnanti.
 E’ quanto afferma Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia».

Incredibile: Assennato che ben conosce i terribili effetti degli aggressivi chimici sui lavoratori del mare, è il coautore del seguente studio: G. Assennato, D. Sivo and F. Lobuono, "Health Effects of Sulfur Mustard Exposure among Apulian Fisherman," Noblis Inc. (1995). Come ha pututo rilasciare dichiarazioni così menzognere?

E infine, dal settimanale L’espresso (13 gennaio 2014), a firma di Gianluca Di Feo, si apprende:
«…Le autorità americane non hanno risposto alle domande sulle possibili emergenze.
 I gas nervini da disinnescare sono forse le sostanze belliche più pericolose esistenti:
 paralizzano il sistema nervoso fino a provocare la morte. 
A bordo ci saranno anche grandi quantità di iprite, che attacca la pelle e distrugge i polmoni. Nonostante l'equipaggio – 35 marinai civili e 40 specialisti militari – sia addestrato per gestire ogni incidente, nulla è stato detto su come verrebbero affrontate le fughe di sostanze tossiche. In passato, la soluzione radicale è stata quella di gettare in mare le cisterne nocive, seppellendole nelle profondità degli abissi: una prassi ripetuta per decenni, anche davanti alle coste italiane. Esistono due gigantesche discariche di armi chimiche nel Mediterraneo, usate dagli americani tra il 1945 e gli anni Sessanta. Una è nel Tirreno a nord di Ischia; l'altra in Adriatico a largo di Molfetta ed è stata impiegata anche durante la guerra del Kosovo: in entrambe i fondali sono tali da inghiottire qualunque ordigno limitando al massimo i rischi per la pesca e la popolazione… Non si può escludere che nella scelta della posizione dove gettare l'ancora per effettuare la bonifica si tengano presente queste due discariche, in modo da essere pronti in caso di drammatici incidenti».

Non c’è bisogno di aggiungere altro se non il rimando agli studi e alle ricerche scientifiche nazionali e internazionali, a fronte delle dichiarazioni di negazionisti e minimizzatori di gravissimi rischi per la salute dell’ecosistema marino della popolazione italiana.

Come ha dichiarato il biologo marino Ezio Amato che ha coordinato alcune ricerche dell’Icram (oggi Ispra), pubblicate in corposi dossier: 

«I pesci dell'Adriatico sono particolarmente soggetti all'insorgenza tumori, subiscono danni all'apparato riproduttivo, sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi».





riferimenti minimi:

E. Amato, L. Alcaro, I. Corsi, C. Della Torre, C. Farchi, S. Focardi, G. Marino, and A. Tursi, "An Integrated Ecotoxicological Approach to Assess the Effects of Pollutants Released by Unexploded Chemical Ordnance Dumped in the Southern Adriatic (Mediterranean Sea)," Marine Biology, Vol. 149 (2006), pp. 17-23.













































Pubblicato da Gianni Lannes a 17:11

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