L’implicita denuncia di Lush. L’arte è in crisi. Che sia il sistema delle Lobby?

L’implicita denuncia di Lush. L’arte è in crisi. Che sia il sistema delle Lobby?

Marciapiede nel centro di Madrid; un barbone con un cartello in spagnolo e uno in inglese: “Help me please, buy Lush’s art. 
I am his art dealer”.
Sì, lo si è notato ed è vero, Lush non è stato il solo a usare un tal mezzo per esitare la sua arte.
 Allo stesso modo Banksy aveva fatto vendere sue opere a Central Park da un ambulante per pochi spiccioli, una sessantina di dollari. 
Opere che andava dipingendo per il progetto Better out than in con il quale nel corso di un intero mese ha realizzato murales in luoghi che non sono stati comunicati ufficialmente. Spingendo, in questo modo, i fans a una vera e propria caccia all’opera. 
Le vendite sono state scarse ma il concetto si è evoluto ed è arrivato allo street-artist Lush; che, infatti, ha eletto a suo art dealer un clochard.
Manifestazioni simili, si è detto. 
Che hanno fatto un po’ di pubblicità e permesso di guadagnare “qualche spicciolo” a poveri uomini, un barbone e un ambulante.
Eppure sono soltanto formalmente simili.
Lush, infatti, non sta soltanto facendo la prova della sua arte, non sta facendo una critica al pubblico, che non se ne intende e compra in base al nome. 
Non fa una satira sociale che mette sul suo official site.
 Quello che intende è che il mercato dell’arte ha dimenticato il suo scopo primo: la bellezza del mondo.
E se un’opera deve arricchire il mondo, non può essere solo un fatto di quotazione e di aste.
 Egli non metteva alla prova il suo pubblico ma il sistema nel quale è inserito. È forse una risposta verso il suo collega; non certo una copiatura.
Il luogo per l’esposizione dell’arte è il mondo, la strada, non la chiusa galleria dove la si può ammirare priva di qualunque verità. Una richiesta di verità all’arte e di partecipazione civile che, certo, per uno street artist deve essere imperativo categorico.
E se la proposta di Lush non è un copiato; quella di Banksy non è mera trovata pubblicitaria.
 Sono le proteste per due aspetti dello stesso problema: lo strapotere di una elite che gira le opere, quelle vere, a suo piacimento e vende alla massa quello che più le è comodo e la dannatissima ignoranza della gente che per questo motivo, sia indotto dalle lobby o meno, permette di essere solo uno strumento nelle mani di chi acquistare sa; e vendere pure.

Giselda Campolo

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