La richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento 5 Stelle sarebbe potuta essere molto più forte ed incisiva

La richiesta di impeachment di Giorgio Napolitano presentata dal Movimento 5 Stelle sarebbe potuta essere molto più forte ed incisiva

(Nicola Bizzi)
Se il Movimento 5 Stelle avesse fatto tesoro delle denunce fino ad oggi presentate nei confronti del Capo dello Stato da Alfonso Luigi Marra, Giorgio Vitali e Paola Musu, la richiesta di messa in stato d’accusa di Napolitano sarebbe stata senz’altro più dirompente ed efficace
Chi mi segue sui giornali e sul web sa che non sono mai stato tenero, nei miei articoli e nelle mie analisi, nei confronti del Movimento 5 Stelle e dei suoi leader, criticandone spesso la linea politica che a mio avviso si inserisce nel quadro di quella “rivoluzione per non cambiare” più volte denunciata da Alfonso Luigi Marra su Signoraggio.it.
Nelle ultime settimane, non lo nascondo, ho però apprezzato quanto il movimento guidato da Grillo e Casaleggio abbia alzato il tiro nei confronti delle ormai delegittimate istituzioni di questa repubblica delle banane e, nello specifico, nei confronti della Presidente della Camera Laura Boldrini e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 E soprattutto ho apprezzato il fatto che sia stata finalmente presentata dai parlamentarti pentastellati, anche se con inspiegabile ritardo, la richiesta di messa in stato di accusa del Capo dello Stato per “Attentato alla Costituzione”.
Si vede che i tempi sono evidentemente maturati e che qualcosa si è veramente mosso dietro le quinte della politica; un qualcosa che ha spinto Grillo e Casaleggio a dare il via libera all’operazione “impeachment”. 
Ma, come dice un vecchio proverbio, non è tutto oro quello che luccica.
Non si tratta sicuramente di “disperazione” o di “mero calcolo elettorale”, come i più ingenui commentatori della politica hanno ipotizzato. 
Ritengo piuttosto che Grillo e Casaleggio perseguano un disegno ben preciso e che, dietro ad ogni loro azione o dichiarazione, ci siano ragioni ben più profonde che presto verranno alla luce, ragioni dettate dalla probabile rottura di certi equilibri non soltanto nazionali.
Anche se la Presidente della Camera Laura Boldrini si è affrettata davanti ai giornalisti, in una improbabile difesa ad oltranza del Quirinale, a dichiarare infondata la richiesta di impeachment e a definirla “costruita sul nulla”, mi sono voluto prendere la briga di reperirne il testo integrale e di studiarmelo attentamente. 
Testo al quale i giornali di regime hanno dato scarsissimo risalto – cosa, questa che non mi sorprende affatto – limitandosi a darne la notizia con titoli roboanti e sensazionalistici.
Chi fa informazione ha il dovere di documentarsi, innanzitutto per non incorrere nel rischio di scrivere fesserie e, in secondo luogo per avere una cognizione adeguata di ciò di cui intende scrivere. 
E, se avessero fatto altrettanto i giornalisti dellaRepubblica e di altre testate, che si sono subito allineati ai commenti della Boldrini, essi si sarebbero resi conto di quanto sia in realtà fondata la richiesta grillina, composta da sei precisi punti di accusa.
Prenderò quindi in esame, per i lettori di Signoraggio.it, uno ad uno questi punti, riservandomi di commentali o, se necessario, di criticarli.
Accusa n. 1: “Espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d’urgenza”
«La forma di governo parlamentare, alla luce dell’attività normativa del Governo, pienamente avallata dalla connessa promulgazione da parte del Presidente della Repubblica, si è sostanzialmente trasformata in “presidenziale” o “direttoriale”, in cui il ruolo costituzionale del Parlamento è annientato in nome dell’attività normativa derivante dal combinato Governo-Presidenza della Repubblica».
Assolutamente niente da eccepire. 
Si tratta della constatazione di un semplice dato di fatto che sfido chiunque a negare o a confutare.

Accusa n. 2 : “Riforma della Costituzione e del sistema elettorale”
«Il Presidente della Repubblica ha formalmente e informalmente incalzato e sollecitato il Parlamento all’approvazione di un disegno di legge costituzionale volto a configurare una procedura straordinaria e derogatoria del Testo fondamentale, sia sotto il profilo procedimentale che sotto quello degli organi deputati a modificare la Costituzione repubblicana».
Anche in questo caso si tratta di una lapalissiana verità, più volte da noi denunciata su Signoraggio.it. Le ingerenze in tal senso del Capo dello Stato sono state numerose e sono tutte documentate o documentabili.

Accusa n. 3: “Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale”
«Il Presidente della Repubblica, recita l’articolo 74 della Costituzione, prima di promulgare un progetto approvato dalle due Camere, può rinviarlo al mittente, chiedendo una nuova deliberazione. Il rinvio presidenziale costituisce una funzione di controllo preventivo, posto a garanzia della complessiva coerenza del sistema costituzionale. Spiccano, con evidenza, alcuni mancati e doverosi interventi di rinvio presidenziale, connessi a norme viziate da incostituzionalità manifesta».
Come gli esempi il Movimento 5 Stelle ha citato il lodo Alfano e il legittimo impedimento, a palese dimostrazione del fatto che la condotta di Napolitano sia stata in questi e in altri casi viziata e non in linea con i compiti e le funzioni previsti dalla Costituzione per il Capo dello Stato.

Accusa n. 4: “Seconda elezione del Presidente della Repubblica”
Riguardo a questa accusa, il documento dei 5 Stelle afferma: “Ai sensi dell’articolo 85, primo comma, della Costituzione, il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
 É dunque evidente che il testo costituzionale non contempla la possibilità dello svolgimento del doppio mandato da parte del Capo dello Stato. A tal riguardo, il Presidente Ciampi ebbe a dichiarare che: il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato“.
 Quindi, secondo i grillini, anche in occasione della sua rielezione, il Presidente della Repubblica – accettando il nuovo e doppio incarico – avrebbe violato la forma e la sostanza del testo costituzionale, connesso ai suoi principi fondamentali.
Non sono un costituzionalista, né tantomeno un uomo di legge, ma ritengo che, se la Costituzione del 1948, al suo articolo 85, prevede in sette anni la durate del mandato del Presidente della Repubblica, essa non escluda a priori una sua eventuale possibilità di rielezione. L’impossibilità di un secondo mandato non è infatti chiaramente indicata in alcun articolo. Anzi, essa andrebbe, almeno in linea teorica, in conflitto con l’articolo 84, che prevede che “Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda di diritti civili e politici”. Se vogliamo essere fiscali, Napolitano quando è stato rieletto aveva superato abbondantemente i cinquant’anni e risultava godere ancora di pieni diritti civili e politici.
In questo caso ritengo quindi che l’accusa dei pentastellati sia un tantino forzata e che si sorregga prevalentemente sull’interpretazione personale che dell’articolo 85 diede Carlo Azeglio Ciampi.

Accusa n. 5: “Improprio esercizio del potere di grazia”
Questa accusa è argomentata dai grillini con il fatto che l’articolo 87 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la possibilità di concedere la grazia e di commutare le pene e che la Corte Costituzionale ha sancito a tal riguardo, con sentenza n. 200 del 2006, che tale istituto trova supporto costituzionale esclusivamente al fine di ‘mitigare o elidere il trattamento sanzionatorio per eccezionali ragioni umanitarie’.
I pentastellati, per sostenere la loro accusa, citano ad esempio due casi specifici. Il primo di essi quando, in data 21 Dicembre 2012, il Capo dello Stato ha firmato il decreto con cui è stata concessa al direttore del quotidiano Il Giornale Alessandro Sallusti la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria. A sostegno di tale provvedimento presidenziale, il Quirinale aveva“valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative”.

L’altro caso si riferisce a quando il Presidente della Repubblica, in data 5 Aprile 2013, ha concesso la grazia al Colonnello americano Joseph L. Romano, in relazione alla condanna alla pena della reclusione e alle pene accessorie inflitte con sentenza della Corte d’Appello di Milano del 15 Dicembre 2010 al militare per il suo coinvolgimento nel sequestro di Abu Omar. In tale occasione, la Presidenza della Repubblica ha reso noto che, nel caso concreto, “l’esercizio del potere di clemenza ha così ovviato a una situazione di evidente delicatezza sotto il profilo delle relazioni bilaterali con un paese amico”.
Il documento dei 5 Stelle rileva inoltre che, con una nota del 13 Agosto 2013, il Presidente della Repubblica ha impropriamente indicato le modalità dell’esercizio del potere di grazia, con riferimento alla condanna definitiva “del dottor Berlusconi”, a seguito di “sentenza penale irrevocabile relativa a gravissimi reati” e che dunque, anche con riguardo agli istituti di clemenza, il potere nelle mani del Capo dello Stato avrebbe subito una palese distorsione, ai fini risolutivi di controversie relative alla politica estera ed interna del Paese.
L’accusa dei grillini, in questo caso, è pienamente fondata e motivata, anche se trovo inadeguata la comparazione dei due diversi casi di Sallusti e di Romano. A prescindere dal fatto che in nessuno dei due casi potevano essere ravvisate delle eccezionali ragioni umanitarie, non si può mettere sullo stesso piano il caso di un direttore di giornale condannato per il presunto reato di opinione di un suo giornalista e quello di un Colonnello di un paese straniero responsabile di aver pianificato in Italia un vero e proprio sequestro di persona ai danni di un libero cittadino. 
Reato che, peraltro, negli Stati Uniti è sanzionato pene che spesso prevedono l’ergastolo.
Trovo infatti gravissimo che Napolitano abbia abusato dei suoi poteri concedendo la grazia al Colonnello Romano solo per compiacere la volontà di Washington e per salvaguardare le relazioni bilaterali, giustificandosi presso l’opinione pubblica di essersi ispirato “allo stesso principio che si cerca di far valere per i nostri due marò in India”. 
Affermazione, quest’ultima, che si sarebbe potuto risparmiare, dato che non mi risulta abbia fatto, né durante il suo primo mandato né durante l’attuale, alcunché per riportare a casa i due nostri militari.

Accusa n. 6: “Rapporto con la magistratura: processo Stato-mafia”
Riguardo a quest’ultima accusa, nel documento dei 5 Stelle si afferma che “anche nell’ambito dei rapporti con l’ordine giudiziario i comportamenti commissivi del Presidente della Repubblica si sono contraddistinti per manifeste violazioni di principi fondamentali della nostra carta costituzionale, con riferimento all’autonomia e all’indipendenza della magistratura da ogni altro potere statuale”.
Rileva inoltre il documento che “la Presidenza della Repubblica, attraverso il suo segretario generale, in data 4 Aprile 2012, ha inviato al procuratore generale presso la Corte di Cassazione una lettera nella quale si chiedevano chiarimenti sulla configurabilità penale della condotta di taluni esponenti politici coinvolti nell’indagine concernente la trattativa Stato-mafia e, addirittura, segnalando l’opportunità di raggiungere una visione giuridicamente univoca tra le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta”. E che “il Presidente della Repubblica ha sollevato conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni telefoniche indirette riguardanti lo stesso Capo dello Stato”.
Tale iniziativa presidenziale, fortemente stigmatizzata anche da un Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha mostrato secondo i grillini “un grave atteggiamento intimidatorio” nei confronti della magistratura, oltretutto nell’ambito di un delicatissimo procedimento penale concernente la presunta trattativa tra le istituzioni statali e la criminalità organizzata. Soprattutto se si tiene conto che, sempre con riferimento al suddetto procedimento penale, “il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente della Corte di Assise di Palermo una missiva al fine di sottrarsi alla prova testimoniale”.
La questione della trattativa Stato-mafia rappresenta indubbiamente una delle più pesanti macchie sulla carriera di Giorgio Napolitano e ritengo quindi estremamente fondato quest’ultimo punto di accusa.
Nel complesso, quindi, a parte le eccezioni formali che ho sollevato in merito all’accusa n. 4, ritengo che, a prescindere da quello che possano pensare o dichiarare Laura Boldrini o altri pasdaran del Quirinale, la richiesta di messa in stato di accusa di Giorgio Napolitano avanzata dal Movimento 5 Stelle sia ben argomentata e fondata su fatti concreti. 
Non posso quindi che augurarmi, nell’interesse della Nazione e di tutti gli Italiani, che essa faccia il suo corso e che si possa arrivare al più presto, se non ad una condanna di Napolitano, quantomeno alle sue dimissioni.
Non posso però esimermi dal rivolgere una critica a Grillo e a Casaleggio ed ai loro legali che sicuramente hanno redatto il testo di un documento che sorvola beatamente sulle implicazioni e sulle responsabilità di Napolitano riguardo alla caduta del Governo Berlusconi e al conseguente insediamento a Palazzo Chigi del bilderberghino Mario Monti.
 E che fa lo stesso per la grave nomina da parte di Giorgio Napolitano del super-massone Giuliano Amato alla Corte Costituzionale.
Come ha rilevato Marra, la connivenza dei pentastellati con il sistema bancario-massonico si evince anche dal fatto che i grillini protestarono, sì, contro la nomina di Amato, ma limitandosi a criticare il fatto che egli avrebbe così guadagnato di più, ma si guardarono bene dal focalizzare l’attenzione sul vero problema: ovvero che tale nomina è servita palesemente a completare la massonizzazione della suprema Corte.
I grandi burattinai del potere massonico-bancario, come giustamente sostiene Marra, si stanno organizzando in modo che il Governo possa fare i decreti legislativi anticostituzionali, il Parlamento (che è già sotto il controllo della massoneria) immancabilmente li converta in legge, e la Corte Costituzionale, quando le arrivano i ricorsi per la loro anticostituzionalità, li bocci. Ma di questo il Movimento 5 Stelle non parla.
Ritengo che se i pentastellati ed i loro legali avessero letto attentamente le denunce fino ad oggi presentate contro il Capo dello Stato da Alfonso Luigi Marra, da Giorgio Vitali e da Paola Musu e ne avessero tratto insegnamento, il loro documento avrebbe potuto essere di gran lunga più incisivo.
Ma forse la cosa è voluta, perché Casaleggio, come ha evidenziato Marra in una sua intervista, è intimo al peggiore potere bancario, e lo stesso Grillo non ha ancora spiegato cosa ci faceva a bordo del Britannia nel 1992, in occasione di quella gravissima riunione massonico/bilderberghina in cui fu decisa a tavolino la macellazione dell’economia italiana, e soprattutto continua a non spiegare perché di banche si limita a parlare il minimo indispensabile, senza più fare alcun riferimento al crimine del signoraggio.

Nicola Bizzi

http://www.signoraggio.it/la-richiesta-di-impeachment-di-giorgio-napolitano-presentata-dal-movimento-5-stelle-sarebbe-potuta-essere-molto-piu-forte-ed-incisiva/

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