La Cina alla conquista del continente africano

La Cina alla conquista del continente africano
 (Bruno Rosso)
Profittando della crisi che attanaglia e paralizza l’ Occidente, ormai da alcuni anni, la Cina ha rafforzato il suo ruolo egemone nell’ Africa, un continente chiave per l’ approvvigionamento delle materie prime. 
Il modello di partenariato inaugurato, negli ultimi anni, dalla Cina nel continente nero, tuttavia, sembra essere molto diverso da quello tristemente noto del colonialismo europeo e statunitense dei secoli scorsi.
C’è un nuovo ottimismo in Africa sul futuro luminoso dello sviluppo del continente.
 E in questo futuro la Cina gioca un ruolo chiave nel portare capitali d’investimento, infrastrutture, tecnologia e know-how. La Cina letteralmente aiuta a costruire il futuro dell’Africa. Mekonnen, un 19.enne ingegnere meccanico etiope ritorna dalla capitale, Addis Abeba, nella città natale di Shire, nella regione settentrionale. 
“Ho molto fiducia nell’ Etiopia e nell’ Africa, sulla via di un promettente sviluppo”, dice Mekonnen.
 È il primo membro della famiglia ad andare all’ università, e seduto sul bus con il suo computer portatile e lo smartphone, Mekonnen cattura lo sguardo e lo spirito ottimista dell’Africa moderna. 
La strada per Shire, quasi 1100 chilometri attraverso gli altopiani dell’Etiopia, è stata recentemente completata da una società di costruzioni cinese. 
Simili reti stradali, costruite da ditte cinesi, s’irradiano dal Addis Abeba collegando villaggi, città, regioni periferiche e Paesi vicini dell’Africa orientale. 
Solo pochi anni fa questi luoghi remoti e il loro popolo erano isolati. 
La Cina fornisce all’Etiopia le connessioni nelle telecomunicazioni con telefoni cellulari e internet praticamente ovunque. 
La copertura delle rete deve ancora migliorare, ma i grandi benefici allo sviluppo sociale sono già elevati.
 Servizi pubblici, imprese e commercio, istruzione e strutture sanitarie sono solo alcuni dei settori migliorati in questi ultimi anni, attraverso la diffusione delle telecomunicazioni moderne.
Storicamente, Addis Abeba è la capitale diplomatica dell’Africa, la città sede dell’Unione africana, l’organizzazione che rappresenta le oltre 50 nazioni del continente. 
L’anno scorso ha visto l’inaugurazione della nuova sede dell’ UA, un edificio che sovrasta il centro di Addis. 
Il finanziamento e la costruzione del nuovo complesso dell’ AU sono un regalo del governo cinese per celebrare il 50° anniversario della fondazione dell’organizzazione.
 Un simbolo che la dice lunga sul partenariato strategico crescente tra Cina e Africa. 
Un altro importante progetto cinese ad Addis è la costruzione di una rete ferroviaria per la città.
 Ci vorranno altri due anni per completarla, ma enormi vantaggi nel trasporto andranno ai sei milioni di abitanti della città.
 Un collegamento anche stradale è in corso, tra la capitale etiope e Gibuti, a nord-est.
 Quest’ultimo Paese è strategicamente situato sul Corno d’Africa all’ ingresso del Mar Rosso sull’ Oceano Indiano. Questo snodo commerciale promuoverà il grande sviluppo economico dell’Etiopia, in gran parte grazie al coinvolgimento della Cina.
 La storia della partnership di sviluppo dell’Etiopia con la Cina è tipico di ciò che accade nel continente. 
Negli ultimi tre anni, la Cina avrebbe stanziato 100 miliardi dollari di investimenti in quasi ogni Paese africano. 
Le attività investite comprendono industrie del petrolio e del gas, infrastrutture civili come università, ospedali e trasporti, nonché una vasta gamma di attività minerarie. 
La famosa ricchezza mineraria dell’Africa è ciò che in gran parte spinse i colonizzatori europei al famigerato assalto all’ Africa di oltre un secolo fa. 
Nonostante i decenni di sfruttamento rapace europeo, fin quando gli Stati africani ebbero l’indipendenza politica negli anni ’60, il continente possiederebbe ancora alcuni dei più grandi giacimenti di risorse naturali della Terra, come petrolio e gas, oro, argento, diamanti e molti metalli industrialmente preziosi come ferro, stagno, rame, molibdeno e tungsteno. 
Di particolare valore strategico sono le prodigiose riserve di minerale di uranio, il combustibile nucleare primario, in diversi Paesi africani.
Il coinvolgimento della Cina nello sviluppo dell’Africa si basa su una pianificazione strategica durevole. 
Con una popolazione in espansione di oltre un miliardo di persone, il governo di Pechino sa che deve assicurarsi l’approvvigionamento di materie prime anche in futuro.
 Vede giustamente l’Africa come fonte cruciale.
 Ma a differenza del retaggio europeo in Africa, basato su conquista militare, oppressione e sfruttamento spietato a senso unico, la Cina adotta l’approccio di un partenariato totalmente diverso, nel suo rapporto con l’Africa. 
Ciò riflette in parte la differenza filosofico-politica ed etico-culturale, ma è anche un calcolo pragmatico della Cina per stringere un contratto strategico sostenibile con l’Africa. 
E gli africani apprezzano la reciproca opportunità di sviluppo offerta dalla Cina.
 Per decenni, l’Africa era sinonimo di povertà e di privazione. Questa definizione, dalle sfumature razziste, implicava che il continente nero fosse intrinsecamente arretrato. 
La realtà, tuttavia, è che la povertà dell’Africa è una manifestazione del sottosviluppo imposto dagli europei, derivante dalla natura del rapporto da sfruttamento intensivo. La nominale indipendenza politica dalle potenze coloniali europee non poteva superare l’eredità della povertà cronica imposta.
 Enormi ricchezze venivano semplicemente estratta dall’ Africa dai colonizzatori europei con un trascurabile ritorno in investimento e sviluppo. 
La Repubblica dell’Africa Centrale ne offre un esempio classico.
 L’ex colonia francese ha una superficie equivalente alla Francia, ma una popolazione pari al sette per cento.
 Il Paese africano ha una ricchezza naturale abbondante in minerali e agricoltura.
 Eppure, anche prima della recente epidemia di conflitti, povertà e fame erano dilaganti.
 Nei decenni di dominio coloniale, i francesi hanno solo lasciato in eredità una sola strada nel Paese oltre la capitale amministrativa Bangui. 
La Francia ha saccheggiato questa colonia, come ha fatto altrove in Africa, con uno spericolato processo estrattivo delle materie prime.
 Gran parte dell’oro che si trova nel Tesoro Nazionale della Francia di Parigi proviene dalla Repubblica Centrafricana. 
La stessa eredità di sviluppo stentato e privazioni strutturali in Africa fu lasciata dalle altre ex-potenze coloniali europee. Inoltre, gli istituti finanziari occidentali, in particolare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, aggravarono le catene coloniali dell’Africa con pratiche usurarie. 
Le disposizioni finanziarie predatorie avevano poco a che fare con un vero sviluppo e più con la massimizzazione dei profitti di Wall Street o dei governi occidentali, intrappolando tali Paesi con debiti infiniti. 
Ciò provocò la corruzione tra le élite politiche africane, che esacerbò il sottosviluppo. 
In netto contrasto, la Cina ha iniettato liquidità in Africa con favorevoli termini di rimborso e volte allo sviluppo di infrastrutture specifiche. 
Gran parte della finanza cinese avviene sotto forma di sovvenzioni, operando in modo che gli imprenditori cinesi possano costruire un’università o una rete stradale in cambio di una concessione mineraria a detrimento dei concorrenti occidentali.
Gli africani comprensibilmente agiscono per fare sfruttare la ricchezza formidabile dei loro Paesi e per godere dei benefici di un sano sviluppo atteso da tempo.
 Gli africani vedono la Cina portare quel capitale d’investimento vitale di cui erano affamati da decenni a causa dell’eredità coloniale europea. 
Ma ora, grazie alla Cina, le regole del gioco cambiano rapidamente in favore dell’Africa.
 Non è un caso che le capitali occidentali cerchino segretamente di rinnovare la presenza militare in Africa.
 Su questo punto, i francesi sembrano essere avanti con quattro grandi interventi militari negli ultimi quattro anni in Costa d’Avorio, Libia, Mali e attualmente Repubblica centrafricana… Il pretesto dichiarato pubblicamente della “preoccupazione umanitaria” è una cinica copertura delle rivalità con la Cina sulle risorse naturali.
 Mentre i cinesi non hanno alcuna presenza militare in Africa e fanno affari in modo del tutto legale, le potenze occidentali ricorrono alle vecchie abitudini dei sotterfugi e del militarismo.
 Tuttavia, i tempi sono cambiati in modo significativo.
 Gli africani hanno imparato ad amare le lezioni della storia e sanno che i loro migliori interessi sono con la Cina e le economie asiatiche di Corea del Sud e Giappone. 
Come Mekonnen, il giovane studente universitario, ha detto: “Tutti i Paesi africani hanno grandi ricchezze naturali e potenzialità, e la Cina ci fornisce quella possibilità di svilupparci che non abbiamo mai avuto”.

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