L'ITALIA CHE VERRA'

L'ITALIA CHE VERRA'

di Gianni Lannes
L’Italia non è indipendente né libera. La Costituzione repubblicana del 1948 è stata stracciata dal Trattato di Lisbona, firmato da Prodi e D'Alema nel 2007, ed entrato in vigore nel 2009. I governanti non sono espressione della volontà popolare, bensì di potentati stranieri. Hanno rubato anche i sogni dei giovani.
Come aveva intuito tempo fa, Giorgio Gaber, il problema non è destra, sinistra o centro, ma il sistema di potere che domina lo Stivale al di sopra dei partiti che pure hanno occupato illegalmente lo Stato.
 L’aveva denunciato anche Enrico Berlinguer in un’intervista a Scalfari nel 1981: “i partiti hanno occupato lo Stato”. 
Il popolo italiano è stato espropriato di ogni sovranità. Ci trattano come analfabeti: al massimo possiamo esprimere una croce per candidati imposti dall’alto. E poi ci distraggono continuamente. Sudiamo fatica e sangue per mantenere una pletora di sanguisughe che dettano legge e pretendono ad ogni costo di rappresentarci. 
Questi parassiti ci costano annualmente circa 25 miliardi di euro. 
Il nostro Paese ha bisogno di una rivoluzione, altro che riforme di facciata. Una rivolta sacrosanta apre solo la resa dei conti; attenzione, però alle strumentalizzazioni. L’obiettivo è unire sulle cose fondamentali, anziché dividere sulle strumentali.
 Cogliamo l’essenza dei veri problemi: è il popolo a dover improntare l’agenda sociale, non le banche e i loro maggiordomi a Palazzo Chigi.
Chissà se riusciremo a costruire un Paese dove contano i valori etici. Chissà se daremo vita ad una comunità giusta e solidale dove sia privilegiata l’azione educativa verso i bambini, vale a dire la futura generazione. Chissà se riusciremo ad approntare un luogo dove le future generazioni smettano di sopravvivere consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza; dove i vecchi non siano abbandonati al dolore. 
Chissà se avremo mai un habitat ripulito dall’inquinamento dove l’assistenza sanitaria gratuita è il fiore all’occhiello; un territorio dove l’agricoltura dia i frutti migliori e a ciascuno sia assicurato un reddito sicuro. Chissà se daremo vita ad un paese dove non ci sia più sfruttamento verso l’essere umano. Già, l’Italia, dove nessuno è straniero. 
Chissà quante generazioni ci vorranno perché approdi una nuova leva di italiane e italiani che sappiano scrollarsi per sempre dal dna la rassegnazione e il fatalismo. Come se l’ex giardino d’Europa, fosse soltanto una nauseabonda torta da spartirsi: appalti, subappalti, commesse e posti al sole.
Chissà se riusciremo a seminare quel seme buono a far germogliare di nuovo la sapienza delle madri, il coraggio dei padri, l’abnegazione dei nonni, di quelli che hanno fatto grande l’Italia, prima che l’egoismo e il criminale calcolo del privato profitto la riducesse in polvere. Chissà se riusciremo a rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà.
Insieme possiamo piantare un seme importante. Insieme possiamo mutare le cose. Insieme possiamo disintegrare la rassegnazione. Le nostre straordinarie risorse sono storia, natura ed esseri umani. Possiamo fare qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A questo serve la cultura. L’unico modo di combattere la paura di tanti è costruire speranze per tutti.
Fra poco non ci sarà più futuro se non metteremo in campo azioni risolutive per affermare libertà, democrazia e giustizia sociale. Tiriamo fuori l'autodeterminazione, l'orgoglio e la dignità di essere un popolo unito, unico al mondo.
Allora occorre sovvertire le vere priorità: allo sfruttamento delle risorse è necessario contrapporre la tutela del bene comune. 
Su la testa, ora e sempre!


http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/02/litalia-che-verra.html

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