In Arabia Saudita una nuova legge equipara il dissenso al terrorismo

In Arabia Saudita una nuova legge equipara il dissenso al terrorismo

Nel paese che il premier Enrico Letta aveva scelto, pochi giorni fa, come tribuna dalla quale tuonare contro le presunte violazioni dei diritti umani in Russia, è stata approvata, lo scorso 2 febbraio, una legge che pone in discussione, dalle basi, la tradizionale tripartizione dei poteri propria dei regimi democratici, accentrando sull’esecutivo poteri discrezionali enormi ed equiparando, inoltre, al terrorismo il pacifico dissenso antigovernativo.
Amnesty International ha così dichiarato: “Questa nuova legge inquietante conferma i nostri peggiori timori, che le autorità dell’Arabia Saudita stanno cercando copertura legale per radicare la loro capacità di reprimere il dissenso pacifico e di costringere al silenzio i difensori dei diritti umani.” Da oggi, infatti, secondo il regno saudita, è passibile dell’accusa di terrorismo chiunque protesti per avviare delle riforme, per denunciare irregolarità nell’amministrazione o semplicemente dimostri un qualche sintomo di dissenso. La definizione dei reati di terrorismo nella nuova legge è, infatti, talmente vaga che molti ritengono possa essere oggetto di abusi da parte delle autorità. Nella categoria-contenitore di “terrorismo” rientreranno tutti quegli atti che, direttamente o indirettamente, mirano a “turbare l’ordine pubblico dello Stato”, “destabilizzando la sicurezza della società, o la stabilità dello Stato”, “mettere in pericolo l’unità nazionale“, “revocare la base delle leggi del governo o dei suoi articoli” – o- “danneggiare la reputazione dello stato o la sua posizione”. Enormi poteri discrezionali vengono, inoltre, concentrati nelle mani del governo e, in particolare, del ministero degli interni che potrà scavalcare le decisioni prese dalla magistratura ordinaria in merito ai processati per reati politici. La polizia, da parte sua, potrà perquisire le case di eventuali sospettati senza attendere l’autorizzazione giudiziaria. Nella categoria dei sospetti, è bene ricordare, rientra chiunque: “arrechi un danno all’unità nazionale, offenda la reputazione della Nazione o la sua posizione”. In aggiunta, l’articolo 6 della legge stabilisce che i sospetti possono essere detenuti per 90 giorni, senza l’ausilio di un avvocato durante gli interrogatori, senza alcun contatto con il mondo esterno, fatta salva una sola telefonata alla famiglia.
Occorre tenere presente che questa nuova legge liberticida si inserisce in un consolidato ed atavico quadro di sistematica repressione che si irradia a partire dall’articolo 39 della Legge Fondamentale che vieta ogni critica all’Islam, alla famiglia reale e al governo.


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