Ecco perché nessuno abbassa le tasse

Ecco perché nessuno abbassa le tasse


L’Istat con il suo sesto Rapporto Noi Italia non fa che conclamare un dato di fatto purtroppo sotto gli occhi di tutti. 
Il Paese è stremato, dalla crisi economica, dalla crescita zero, dai consumi al lumicino, dalla disoccupazione in aumento. 
Ma soprattutto è progressivamente impoverito da una insostenibile pressione fiscale.
Tutti sanno benissimo come si potrebbe invertire la tendenza e rimettere in moto l’economia. 
Il Paese è fermo perché gli italiani non consumano, perché non hanno soldi, perché se li prende tutti lo Stato.
 In cambio di cosa? 
Di tagli lineari al welfare, alla sanità, alle pensioni. 
Eppure, un modo c’è per ripartire: ridurre il peso fiscale sul lavoro, lasciando quindi più soldi nelle tasche di chi – che coincidenza – ha sempre pagato le tasse, per tutti.
 Soprattutto per quei grandi evasori che nella migliore delle ipotesi si accordano su condoni fiscali, sulla pelle di chi al fisco i soldi li dà per forza, perché trattenuti da buste paga, pensioni e indennità varie. 
Le nostre buste paga lorde sono le più alte d’Europa. 
Il netto però è il più basso. 
È un concetto, questo, alla portata di tutti.
Abbassare il carico fiscale sul lavoro farebbe girare più soldi, rimetterebbe in moto i consumi, stimolerebbe l’occupazione.
 È questo il circolo virtuoso che sembra una chimera irraggiungibile. 
Ma che invece è alla portata di qualsiasi governo che sia – si badi bene – espressione della volontà popolare di fare il bene comune.
Poiché così non è, anzi chi ci governa è espressione diretta di quei poteri forti che non pagano le tasse, che hanno residenza all’estero e paradisi fiscali personali, l’Italia continuerà inesorabile il suo declino in salsa greca.
 Con la complicità colpevole dell’Europa delle banche.
Altro che Destinazione Italia. 
Letta è un bluff più pericoloso di Monti&Co.

Ezzelino

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