Baita No Tav, la Procura di Torino chiede nove mesi per Beppe Grillo

Baita No Tav, la Procura di Torino chiede nove mesi per Beppe Grillo

Il 5 dicembre 2010 l’ex comico nell’area posta sotto sequestro in Val Susa.
Il leader M5S è indagato anche per “istigazione a disobbedire alle leggi” 
dopo la lettera in cui inviata gli agenti a non proteggere i politici italiani
ANSA
MASSIMO NUMA
TORINO
I pm della procura di Torino, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, hanno chiesto di condannare a nove mesi di reclusione Beppe Grillo al termine di un processo legato a una delle dimostrazioni dei No Tav in Valle di Susa. Si tratta della costruzione abusiva della Baita-Presidio costruita nel Valle Clarea, poco prima dell’apertura del cantiere della Torino-Lione, nel dicembre 2010, diventata uno dei simboli del movimento, specie da quando è stata inserita nella zona protetta, ormai inavvicinabile per gli attivisti. 
I FATTI 
Beppe Grillo era salito in Valle di Susa il 5 dicembre 2010 durante una manifestazione dei No Tav. 
Lo scopo era chiaro: creare un presidio in grado di creare un punto di aggregazione in vista dell’apertura dei lavori.
 In quel tempo, Lele Rizzo, uno dei capi di Askatasuna, aveva dichiarato: 
«Chiomonte sarà la madre di tutte le battaglie», incalzato dal portavoce storico, Alberto Perino. 
Tre anni dopo, la talpa Gea ha raggiunto proprio in queste 330 metri di scavo del tunnel geognstico della Tav. Per fermare il cantiere i No Tav hanno pagato un costo giudiziario altissimo, una decina di attivisti (quattro in carcere) sono accusati di terrorismo. 
Sono centinaia gli indagati e gli arrestati.
 E molte indagini devono essere ancora concluse, in relazione ad assalti e assedi, tutti falliti.
 Davanti alla baita ancora in costruzione Grillo improvvisò un breve comizio e si fece accompagnare all’interno del locale.
 In precedenza il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa, Stefano Mazzanti, lo aveva informato che se avesse varcato la soglia della casetta avrebbe commesso un reato. Dopo qualche minuto Grillo uscì e, davanti alle telecamere, mimò di avere i polsi ammanettati.
 Il processo vede imputate 21 persone di violazione di sigilli. Sono state chieste quattro assoluzioni e, per il resto, condanne fra i 18 e i 6 mesi di reclusione. 
L’ALTRA INCHIESTA 
Ma i guai giudiziari per il leader dei 5 Stelle non finiscono qui. grillo è indagato anche a Genova per «istigazione di militari a disobbedire alle leggi». 
Il fascicolo segue un esposto del parlamentare e coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti, che stigmatizzava una lettera aperta di Grillo indirizzata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri a non schierarsi a protezione della classe politica italiana.
 «Per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato», ha detto il procuratore di Genova Michele Di Lecce. 
La lettera in questione era indirizzata a Leonardo Gallittelli, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Alessandro Pansa, capo della polizia di Stato e Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell’Esercito italiano. Raciti denunciò Grillo ai carabinieri di Roma, l’esposto fu trasferito alla procura di Roma e quindi indirizzato a Genova. 
“NON PROTEGGETE PIU’ QUESTI POLITICI” 
Il reato contestato a Grillo prevede pene da 1 a 3 anni e se commesso in pubblico pene da 2 a 5 anni. Raciti ravvisò nella lettera del leader di M5S, appunto, un’istigazione alla disobbedienza e quindi un reato. Lo scritto risale al 10 dicembre scorso e segue le manifestazioni dei Forconi e il clamoroso gesto di alcuni agenti addetti all’ordine pubblico che a Torino, Genova e Milano si sfilarono il casco protettivo. «Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco - scrisse Grillo - si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. È stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari». Quindi, sosteneva: «Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro.
 Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà. In alto i cuori». 
I PM DI GENOVA: “INDAGATO DA ALTRE PROCURE” 
La procura di Genova sta vagliando la sussistenza della competenza territoriale per quanto riguarda la decina di denunce per i contenuti del blog di Grillo. 
Le denunce sono tutte convogliate a Genova perché ritenuta procura competente essendo Beppe Grillo residente a Sant’Ilario (Genova).
 Ma proprio la competenza territoriale sarebbe uno degli aspetti al vaglio dei magistrati che si occupano del caso. 
Tra le denunce arrivate anche una da Teramo. 
Per quanto riguarda l’iscrizione nel registro degli indagati del comico genovese, la Procura non la conferma anche se, secondo quanto appreso, l’apertura del fascicolo come «atto dovuto» potrebbe portare nei prossimi giorni, e risolto il problema della competenza, a un ulteriore sviluppo. 
«Su Beppe Grillo, per la lettera aperta ai capi delle forze di polizia, sono arrivati numerosi atti da diverse procure dove risulta già indagato», ha poi spiegato il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce. 
«A noi non è arrivato nessun avviso di garanzia.
 Non sappiamo nulla», è l’unico commento di Enrico Grillo, nipote e avvocato del leader del Movimento 5 Stelle. 

http://www.lastampa.it/2014/02/07/italia/politica/baita-no-tav-la-procura-di-torino-chiede-nove-mesi-per-beppe-grillo-oq2RIBYMoCHkSxnmA9QRjK/pagina.html

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