Umberto Eco scrive al “nipotino”: “chatta con la storia del mondo”.

Umberto Eco scrive al “nipotino”: “chatta con la storia del mondo”.

(Giselda Campolo)
Il primo gennaio scorso su L’Espresso sono uscite le 14 lettere d’autore per il 2014. Tra queste quella divertentissima del semiologo e scrittore Umberto Eco al nipotino, un capolavoro di lettera.
Oggi non si utilizza più la mente e la memoria, dice; ed ha perfettamente ragione. Una cinquantina d’anni fa si entrava al cinema quando si voleva, anche a film già iniziato, e si era costretti a tentare di capire la trama senza essere imboccati dalle prime scene del film. Oggi aspettiamo nell’atrio per guardarlo dall’inizio, guidati passo passo dal regista. Andare al cinema un tempo era come entrare in una vita nuova; proprio così arriviamo nel mondo, a film già iniziato, e siamo costretti a tentare di capire cosa è successo prima per comprendere il presente che viviamo. 
Una metafora arguta e leggermente malinconica quale si addice al grande scrittore.
Oggi il mondo crea ragazzini che vivono tramite l’iPad, Facebook, Twitter e le selezioni di Google.
 Tutte cose indispensabili non solo ai professionisti ma ai sedicenni, alle madri che vogliono lasciar giocare il figlioletto di 5 o 6 anni con un giochino comprato sul Google Store per competere davanti alla tv con Benedetta Parodi. 
Un mondo in cui le multe si iniziano a fare per gente che guida con i Google Glass; dove ci si può sentire dentro un film di James Bond perché ci si immagina con la vista bionica delle lenti a contatto iOptik e quelle Google che per i più ipocondriaci (malati esclusi) nel frattempo ti fanno le analisi del glucosio.
Perché allora dovremmo utilizzare la nostra memoria, perché dovremmo sforzarci di aguzzare la vista quando possiamo ingrandire l’immagine telematicamente e cercare qualunque cosa on-line, in qualunque momento, dovunque? Perché si dice tanto che Internet e questa velocità nel poter acquisire informazioni serve a una conoscenza maggiore e più diffusa; eppure il vero scopo, come sottolinea con distesa ironia Eco, è quello di sostituire la mente, di renderci “diversamente abili” intellettualmente cioè, diciamoci la verità, “idioti”. 
Ed ecco che il computer si chiamava in origine cervello elettronico, proprio perché prende a modello la struttura della mente ma con molte meno sinapsi.
 E poi “il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis”.
Quando capita più, di trovarsi vecchi avendo vissuto molte vite? Sì, in Italia abbiamo Albertazzi al quale di vita una sola non basta. Ma dei ragazzi che si intervistano all’uscita della scuola? Qualcuno che utilizzi l’unico modo per poterlo fare: letteratura, teatro, memoria storica. Una memoria che sia in grado di ricordare le vite passate; che ci faccia sentire a Waterloo, o si preferisca sentirsi Napoleone o il principino della Certosa di Parma, o immaginarsi con Bertoldo il Nero mentre inventa casualmente la polvere da sparo.
Dovrebbe succedere ancora, invece, perché e bello, anziani, poter scrivere una lettera ai nostri nipoti; è bello poter dire per cosa siamo vissuti; è bello moltiplicare la nostra vita e forse è quello che un uomo cerca di fare più che tutto il resto.
Allora smettiamola di essere ipocriti e tentiamo di capire che di tutto quello che facciamo ogni giorno, a nessuno importa nulla; mentre l’unica cosa che davvero ci importa e che davvero tentiamo di raggiungere per tutta la vita è proprio di poter scrivere una lettera a un nipote, è per quella lettera che noi siamo vissuti; è quella lettera che tutti avremmo dovuto scrivere.

Giselda Campolo
http://www.signoraggio.it/umberto-eco-scrive-al-nipotino-chatta-con-la-storia-del-mondo/

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