La dura legge del Khap.

La dura legge del Khap.

(Giselda Campolo)
Per i Khap (consigli di anziani) a capo dei villaggi del West Bengala come quelli del Birbhum flirtare o innamorarsi di qualcuno che appartenga ad un altro villaggio è ancora illegale.
Una ragazza di vent’anni è stata sorpresa in casa con un compagno di un’altra comunità. Il consiglio ha allora deciso di punire la malefatta con una multa di rupie corrispondenti a circa 300 euro.
I due, convinti delle loro azioni, si erano decisi a non pagare la multa e procedere, dignitosi, nella loro relazione.
Secondo la loro legge tribale, lo stupro è punizione appropriata e compensativa.
La trasgressiva scelta dei due giovani di continuare ad amarsi, per la nostra mentalità legittima e approvabile, è inammissibile per i capotribù e viene sanzionata con una pena commisurata all’atto impuro della giovane peccaminosa: uno stupro collettivo consumato sopra una piattaforma di bambù alla vista di tutto il villaggio, giovani e adulti, come se fosse un altare rituale, perché tutti potessero vedere e sentire le urla di dolore e i lamenti.
In quei paesi i vicini di casa vengono chiamati “uncle” cioè zii. E sono stati proprio questi zii a congiungersi, per ordine del consiglio, per ore (tutta la notte) con la ragazza le cui condizioni di salute rimangono tutt’ora pessime.
Al mattino è stata riportata dalla famiglia che, umiliata e indignata, ha deciso di fuggire dal villaggio per permettere alla figlia le cure mediche di un ospedale e denunciare l’accaduto alle autorità competenti.
Sono finora stati arrestati tredici di questi uomini, segnalati dalla ragazza.
E, forse, è bene ricordare che le autorità si muovono contro questi anacronistici abusi anche in India. 

Giselda Campolo
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