Esegesi minima del XXXIII canto del Paradiso Prima Terzina

Esegesi minima del XXXIII canto del Paradiso Prima Terzina 

(Giselda Campolo)
 Analisi Strutturale Nota Auerbach, nel saggio inserito in Studi su Dante, che fino al verso ventunesimo il testo si configura come inno sacro. 
Inoltre rileggendo Fallani che individua un secondo nucleo, più direttamente laudistico, dal primo al dodicesimo verso, Auerbach approfondisce, riconoscendo che fino al verso nono si allude al ruolo terreno della Vergine (suddiviso ancora da Iacopo della Lana come 1-3 “prerogative di nostra Dama da parte della sua persona”; 4-6 “prerogative di nostra Dama da parte di suo figlio”; 7-9 “prerogative di nostra Dama da parte dei suoi attivi”) e, dal decimo al dodicesimo vi è un nesso tematico tra la prima e la seconda parte dell’inno, e fino al ventunesimo si tratta il ruolo mariano mediatore di grazia.

“Vergine madre, figlia di tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’eterno consiglio,

Una perfetta invocazione, incipit d’inno basato sull’accumulazione dei vocativi, tutta fondata sulla assonanza di i spesso unita alla gutturale sonora o alla laterale o al gruppo laterale.
Il primo verso, fortemente dipartito, è giocato sul contrasto binario e tra primo e secondo emistichio, inoltre all’interno degli emistichi stessi si instaura un rapporto ossimorico speculare e anaforico perché la condizione di vergine richiama quella di figlia, e quella di madre che conclude il semiverso è legata semanticamente al proprio figlio: Vergine-Figlia; Madre-Tuo Figlio. Espedienti cheservono a rendere l’essenza della Vergine: il paradosso che nonostante il “non aver conosciuto uomo” la rendesse madre.
E gli ossimori proseguono naturalmente al verso successivo dove umile e alta si riferisce all’annunciazione narrata nel vangelo di Luca (cfr. Magnificat, Luca, I, 46-49). Per quando riguarda umile la prosodia è sicuramente quella moderna, sdrucciola e non piana, dettata dalla simmetria ritmica con gli altri due versi. Simmetria tale che si possono incrociare gli emistichi senza distruggere l’endecasillabo (comeVergine madre, d’eterno consiglio). Ed è per questo più che per qualunque altra ovvietà che umile deve essere sdrucciola come termine e vergine. Linguisticamente troviamo degno di nota Creatura di tradizione trobadorica, nonostante Dante sia il poeta duecentesco che riduce drasticamente l’uso di parole marcatamente francesizzanti, è allora possibile che abbia mantenuto il termine perché si era persa la valenza fortemente esterofona oppure perché già largamente in uso nella tradizione religiosa.
Il terzo verso è chiasmico in quanto convoglia al centro i due aggettivi per giunta ossimorici ed è inoltre simmetrico per l’allitterazione di termine e eterno e fisso-consiglio (cfr. Proverbi, VIII, 22-30).


Giselda Campolo
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