20 SEGNALI CI STANNO AVVERTENDO DELL’APPROSSIMARSI DELLA CRISI ECONOMICA GLOBALE

20 SEGNALI CI STANNO AVVERTENDO DELL’APPROSSIMARSI DELLA CRISI ECONOMICA GLOBALE

DI MICHAEL SNYDER
theeconomiccollapseblog.com
Avete prestato attenzione a ciò che sta accadendo in Argentina, Venezuela, Brasile, Ucraina, Turchia e Cina? Se avete fatto come la maggior parte degli americani, certamente no. Gli statunitensi non sembrano prendersi troppo cura di ciò che sta accadendo nel resto del mondo, ma invece dovrebbero.
Nelle più grandi città di tutto il mondo ci sono in questo momento saccheggi e violenza, scarseggiano le forniture di base ed è in atto una corsa agli sportelli bancari. Non siamo ancora nella fase di "crisi globale", ma le cose stanno peggiorando ogni giorno di più.
Sento che il 2014 potrebbe diventare un importante "punto di svolta" per l'economia globale e, per quanto si riesca a vedere, questa percezione sta pienamente avverandosi. Venti segni premonitori ci avvertono che stiamo rapidamente avvicinandoci a una crisi economica globale ...
#1 # Il saccheggio, la violenza ed il caos economico che in questo momento stanno imperversando in Argentina, costituiscono un esempio perfetto di cosa succede quando si stampano troppi soldi...
Per Dominga Kanaza, non è solo l'impennata dell'inflazione, oppure i soli black-outs [durati peraltro un’intera settimana], o anche i soli saccheggi a sfilacciare i nervi degli argentini.
 Si tratta di tutte queste cose messe insieme.
Ad un certo punto del mese scorso, un negoziante trentasettenne si è rifiutato di aprire per più di pochi centimetri le serrande metalliche poste a protezione della sua drogheria nel centro di Buenos Aires – il minimo indispensabile per vendere della soda ai passanti, in un soffocante giorno d'estate.
#2 Il valore del peso argentino sta palesemente crollando... [è stato svalutato lo scorso 23 Gennaio, ndt]. 
#3 La diffusa scarsità [dei prodotti di base], i saccheggi e l'inflazione stanno causando enormi problemi anche in Venezuela...
La cattiva gestione economica, in Venezuela, ha raggiunto un livello tale da indurre la popolazione ad una reazione violenta. Questo paese sta subendo la riduzione dei proventi delle esportazioni [petrolio], l’accelerazione dell'inflazione e la diffusa carenza dei beni di consumo di base. Allo stesso tempo, l'amministrazione Maduro ha precluso ai venezuelani qualsiasi opzione pacifica per un cambiamento nelle sue politiche attuali.
Il presidente Maduro, salito al potere lo scorso Aprile attraverso delle contestatissime elezioni, ha reagito alla crisi economica con un interventismo sempre più autoritario. Le sue recenti disposizioni, volte a tagliare i prezzi dei beni venduti dalle imprese private, hanno portato ad episodi di saccheggio, che suggeriscono l’esistenza di un certo potenziale di violenza, seppur ancora allo stato latente [palese il riferimento alla scarsità di beni, indotta – a parere dell’autore – dal ribasso imposto ai prezzi, ndt]. Egli ha dovuto far uscire le forze armate dalle caserme per far valere i suoi decreti economici, esponendole in questo modo al malcontento popolare.
#4 Sorprendentemente, il governo venezuelano ha appena annunciato la svalutazione del bolivar di oltre il 40%.
#5 La Borsa brasiliana ha subito un drastico ribasso, Giovedì scorso. Fortissima è la preoccupazione che la crisi economica argentina possa sconfinare in Brasile...
#6 L'Ucraina sta rapidamente andando in pezzi...
Arrivati al quinto giorno di violenza, a Kiev è stato annunciato il “cessate il fuoco”, con i manifestanti più radicali e la polizia antisommossa a “tenere” le loro rispettive posizioni. I leaders dell'opposizione stanno negoziando con il governo, ma permangono forti dubbi sulla possibilità che essi possano fermare i rivoltosi.
#7 Sembra che in Cina sia cominciata la cosiddetta “corsa agli sportelli” ...
La CNR, in un suo report sulla Cina, ha sostenuto che molte persone, facenti parte della più grande cooperativa agricola della città di Yancheng, non hanno potuto ritirare, nelle ultime settimane, "centinaia di milioni" [di Yuan] che erano stati depositati presso dei fondi comuni [banche]. "Tutti vogliono prendere dei soldi in prestito, e nessuno vuol più risparmiare – ha sostenuto uno sportellista – mentre i soldi prestati sono difficili da recuperare". Non ci sono più soldi, e le porte d’ingresso sono state bloccate.
#8 Art Cashin, della UBS, avverte che il mercato del credito, in Cina, "potrebbe andare in frantumi". Per saperne di più, su quest’argomento, consiglierei il mio recente articolo intitolato"The $23 Trillion Credit Bubble In China Is Starting To Collapse – Global Financial Crisis Next?" [La bolla finanziaria cinese, pari a 23.000 miliardi di dollari, sta cominciando a collassare – Subito dopo la crisi finanziaria globale?].
#9 I mercati finanziari, Giovedì scorso, sono stati scossi da alcune brutte notizie relative al settore manifatturiero cinese, che sembra stia contraendosi ...
Wall Street è stata scossa dai dati della produzione manifatturiera cinese che, a Gennaio, è scesa sotto il livello-chiave di “50” sullo “HSBC Flash Manufacturing PMI”. Secondo i calcoli della HSBC, valori inferiori a “50” suggeriscono che sia in atto una contrazione economica.
#10 Giovedì scorso, i titoli giapponesi hanno sperimentato il più grande calo degli ultimi 7 mesi.
#11 Il valore della lira turca sta crollando.
#12 Il tasso di disoccupazione francese cresce da 9 trimestri consecutivi e, recentemente, è salito è salito al massimo degli ultimi 16 anni-
#13 In Italia, il tasso di disoccupazione è salito allo storico livello del 12.7%.
#14 Il tasso di disoccupazione, in Spagna, è salito al record storico del 26,7%.26.7% 
#15 Quest'anno, nel corso delle due settimane successive al periodo delle festività di fine anno, il “Baltic Dry Index” haha subito un calo senze precedenti [un indice che esprime l'andamento dei costi del trasporto marittimo, per navi che trasportano materiali “secchi” – ovvero non liquidi, come ad esempio il petrolio – e “sfusi”]. 
#16 La Intel, società leader nella produzione di chips, ha recentemente annunciato l’eliminazione di 5,000 posti di lavoro, per il prossimo anno.
#17 La CNBC ha annunciato che i dettaglianti statunitensi hanno appena vissuto "le peggiori festività di fine anno [ai fini commerciali] dal 2008".
#18 In un recente articolo, la CNBC ha dichiarato che i consumatori americani devono aspettarsi un’ondata di chiusure, nel settore del commercio al dettaglio ... "
Preparatevi ad una nuova “era” nel settore delle vendite al dettaglio, caratterizzata da un numero molto minore di negozi, di dimensioni più piccole.
Martedì scorso, la Sears [una delle più antiche catene statunitensi nel settore della grande distribuzione, ndt] ha dichiarato che ad Aprile chiuderà il suo flagship-store [il negozio di maggior prestigio, ndt] nel centro di Chicago. E' l'ultima delle circa 300 chiusure che la Sears ha fatto negli Stati Uniti, a partire dal 2010. Questo comunicato ha fatto seguito a quelli precedenti, diffusi all'inizio di questo mese dalla J.C. Penney e dalla Macy's [grandi catene nel settore della grande distribuzione, ndt], relativi alle numerose chiusure di grandi magazzini.
Ulteriori segnali di chiusura sono pervenuti Mercoledì scorso, quando la Target Corporation [altra catena della grande distribuzione, ndt] ha comunicato che eliminerà 475 posti di lavoro in tutto il mondo – anche presso la sede centrale in Minnesota – e che non assumerà personale per le 700 posizioni lavorative che attualmente non sono occupate.
#19 Il Congresso degli Stati Uniti dovrà alzare di nuovo il “tetto del debito”, nel prossimo mese di Febbraio [palese il riferimento al drammatico scontro democratici/repubblicani, in occasione dell’ultimo rialzo, ndt].
#20 L’indice Dow Jones è sceso di oltre 170 punti, Giovedì scorso. È sempre più probabile che "il picco del mercato" si trovi ora nel retrovisore.

E non ho nemmeno menzionato la grande siccità che ha colpito una parte degli Stati Uniti – causando gravi problemi al settore dell’allevamento di bestiame, caduto ai minimi degli ultimi 61 anni – e le acque radioattive che, provenienti da Fukushima, stanno bagnando la costa occidentale statunitense.
E non ho nemmeno menzionato la grande siccità che ha colpito una parte degli Stati Uniti – causando gravi problemi al settore dell’allevamento di bestiame, caduto ai minimi degli ultimi 61 anni – e le acque radioattive che, provenienti da Fukushima, che stanno bagnando la costa occidentale statunitense. 
Alla luce di quanto ho esposto, c'è ancora qualcuno, là fuori, che ha ancora voglia di sostenere che "sta andando tutto bene", nell'economia globale?
Purtroppo, la maggior parte degli americani non ha finanche la minima conoscenza di tutte queste cose.
In tutto il paese, oggi, la maggior parte dei “titoli di testa” è relativa a Justin Bieber. 
I media mainstream sono letteralmente ossessionati dagli scandali delle celebrità, e con essi gran parte della popolazione degli Stati Uniti.
Una grande tempesta economica si sta rapidamente avvicinando, e la maggior parte delle persone non sembra nemmeno essersi accorta delle nubi che si stanno addensando sull'orizzonte.
Alla fine, forse, avremo quello che ci siamo meritati.
Michael Snyder
Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com
Link: http://theeconomiccollapseblog.com/archives/20-early-warning-signs-that-we-are-approaching-a-global-economic-meltdown
Quando si scrivono così tante cose in così poco spazio, va da se che un giornalista, seppur preparato come Michael Snyder, debba procedere un po’ a palmi. Un paio di cose, però, non posso lasciarle passare senza un commento (poi l’eventuale lettore valuterà). Riguardano due paesi che mi stanno veramente a cuore, per i quali ho da sempre una forte sensibilità. 

1 # Il saccheggio, la violenza ed il caos economico che in questo momento stanno imperversando in Argentina, costituiscono un esempio perfetto di cosa succede quando si stampano troppi soldi

Non sono d’accordo. Il problema dell’Argentina non è “la stampa” più o meno eccessiva di denaro. Il problema è che questo paese, dopo aver adottato una buona politica macro-economica, che ha portato ad una crescita più che discreta fra il 2002 ed il 2007, ne ha adottato una, poi, molto cattiva, dal 2007 in poi.

Il governo argentino, alle prese con una ripresa dell’inflazione, dovuta a dinamiche salariali più rapide rispetto alla produttività, invece di intervenire sul problema (in modo sufficientemente lieve da non creare difficoltà insostenibili ai salariati), preferì agire sul cambio – favorendone la supervalutazione rispetto al dollaro – sperando in questo modo di domare l’inflazione e, con essa, il pericolo di attivare la spirale svalutazione/inflazione, sempre possibile in economie notevolmente dipendenti dall’importazione di manufatti dall’estero (mi si perdoni se vado anch’io un po’ a palmi, il mio è un semplice commento e non un trattato).

In pratica, il governo Kirchner è caduto nello stesso errore già fatto in passato, quando il tristemente noto ministro per l’economia, Domingo Cavallo, ancorò la valuta locale al dollaro, favorendone la iper-valutazione rispetto ai fondamentali dell’economia argentina. Le conseguenze anche questa volta non si son fatte attendere. Le conosciamo benissimo anche in Italia (ancoraggio della nostra economia all’euro).

La “stampa” di moneta, quindi, non c’entra proprio niente con l’inflazione argentina, né c’entra molto con l’inflazione in generale, tranne casi particolarissimi (la moneta è endogena, non esogena!). Marc Lavoie nel suo “A Primer on Endogenous Credit-Money” (2003), in prima pagina sostiene che: “Quando gli studenti iniziano un corso di economia monetaria post-keynesiana, le loro menti sono state a tal punto distorte dal fallace argomento neoclassico secondo il quale l’offerta di moneta è esogena, che rimane loro difficile da capire anche la più semplice spiegazione di come la moneta sia endogenamente creata dalla domanda”.

Il Brasile (la cui moneta, nel frattempo, si è svalutata), più che essere preoccupato per l’economia argentina (e di che?), credo che lo sia per la propria, che risente, fra le altre cose, degli abnormi flussi di denaro (prima in entrata poi in uscita) causati dai Quantitative Easings statunitensi … altro che “contagio” argentino.

3 # La diffusa scarsità [dei prodotti di base], i saccheggi e l'inflazione stanno causando enormi problemi anche in Venezuela ...

La “contestatissima” elezione di Maduro, non è lo è stata più di quella che portò, ad esempio, alla prima elezione di George W. Bush (ci ricordiamo della Florida? Aveva vinto Al Gore! Che poi sarebbe stata la stessa cosa, è un altro discorso).

Non dimentichiamoci che da parecchio tempo, in Venezuela, si svolgono delle elezioni regolari, dove ogni coalizione gioca le proprie carte. Certo, poi, che di irregolarità ce ne sono – ma da entrambe le parti – e comunque non tali da inficiare un’elezione. Quindi, per interrompere la “cattiva politica” di Maduro, basta vincere le prossime elezioni, oppure la democrazia va bene solo quando chi vince la pensa come noi?

I prezzi che Maduro avrà bloccato, presumo, saranno quelli dei prodotti alimentari di base. Che poi questo blocco abbia portato alla carenza dei prodotti prima, ed alle manifestazioni poi, non ci giurerei sopra (mi informerò).

L’impressione, e solo quella, è che le manifestazioni siano state sponsorizzate da quell’imprenditoria locale che non ha mai “digerito” Maduro (dopo Chavez la destra credeva, sbagliando, di vincere) … per ragioni politiche, quindi, e non per la carenza di prodotti alimentari di base (a meno che non sia stata creata artificialmente).

Per concludere, anche il bolivar era sopravvalutato [più o meno per gli stessi motivi del peso argentino], ed era anche questa una delle ragioni dei tanti problemi venezuelani, tant’è vero che si è svalutato (allo stesso livello del concomitante mercato “nero”). Sorprendentemente? Ma se lo dicevano tutti!


http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=12852

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