Pm minacciato e il “papello”

Pm minacciato e il “papello” 

(Guerriero del Risveglio)

Dopo le nuove minacce lanciate dal boss Totò Riina il pm Nino Di Matteo ha deciso di non partecipare all’udienza sulla trattativa Stato-mafia che si svolge a Milano dove vi è stata la deposizione del pentito Giovanni Brusca.
Nelle ultime settimane infatti Nino Di Matteo era stato raggiunto da molte minacce anonime e violente intimidazioni da parte del boss corleonese “Lo faremo in modo eclatante”. La Dia inoltre ascoltando ore di conversazioni registrate di Riina, ha captato una frase molto allarmante che riguardava proprio Di Matteo. Le parole del boss fanno pensare che il progetto di attentato al magistrato sia giunto a una fase esecutiva. Tempi che cambiano così come i magistrati, che se una volta come Borsellino o altri erano pronti a dare la vita, oggi decidono invece di agire in modo più prudente e a imporre questa decisone è spesso come in questo caso la Procura che non ha ritenuto che ci fossero le condizioni di sicurezza per una trasferta a Milano del pm. Ricordiamo che Di Matteo è già sottoposto a protezione di “livello 1 eccezionale” e nell’ultimo Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si è discusso anche di potenziare la vigilanza attraverso spostamenti in un Lince blindato e dotando la scorta del pm del bomb jammer, un dispositivo che neutralizza congegni usati per azionare esplosivi. Nel frattempo proseguono le audizioni di Brusca che é stato il primo collaboratore di giustizia a parlare di trattativa, menzionando il famigerato “papello”, l’elenco delle richieste che Riina avrebbe avanzato allo Stato per cessare le stragi. «Nel corso di una riunione, nel ’91, Totò Riina disse che dovevano morire tutti, che si voleva vendicare, che i politicanti lo stavano tradendo. Fece i nomi di Falcone, che era un suo chiodo fisso, di Borsellino, di Lima, di Mannino, di Martelli, di Purpura. Disse “gli dobbiamo rompere le corna”. Tutti ascoltavano in silenzio. Per amore o per timore». Con questo racconto di Giovanni Brusca nel corso della deposizione, nell’aula bunker di Milano, al processo sulla trattativa Stato-mafia, ci chiediamo cosa ci sarà di vero e se questo processo arriverà mai a portarci qualche certezza sui fatti realmente successi. Molto probabilmente non sapremo mai nulla perché la massoneria deviata deve sempre seguire prima la sua legge rispetto a quella dello Stato: quindi difendere ad ogni costo i fratelli massoni anche se sono colpevoli.

Guerriero del Risveglio

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