Nell’Italia dei tagli alla spesa pubblica, il Ministero della Difesa non conosce crisi

Nell’Italia dei tagli alla spesa pubblica, il Ministero della Difesa non conosce crisi 

(Ercole)

Il verde Bonellli come Don Quichotte, la sua è una sfida contro i mulini al vento
In Italia c’è una voce delle spese dello Stato che non conosce ‘tagli’. 
Sanità, istruzione, servizi sociali, in questi anni la scure della ‘razionalizzazione’ ha eroso milioni di euro a questi settori. 
La Difesa, invece, sembra di godere di ottima salute. 
Secondo il verde Bonelli, che ha presentato a riguardo una serie di emendamenti caduti nel vuoto, i soldi destinati agli armamenti continuano regoalrmente il loro flusso, con buona pace di generali ed industrie di materiale bellico. E a coprire questa vergogna, c’è la complicità del PD, che non ha mai proposto di dimensionare le ingenti somme destinate a quel Ministero.
Oggetto delle modifiche è sempre il Comma 21 del ddl Stabilità, che nel testo criticato il 27 novembre destinava 40 milioni nel 2014, 110 del 2015 e 140 dal 2016 e per i successivi vent’anni alla “difesa” degli “interessi nazionali” nel settore marittimo, oltre che per “sostenere l’industria naval-meccanica”. Inoltre, il Comma 22 del ddl aggiungeva 400 milioni a “sostegno” del settore aereo navale, a partire da una prima tranche da 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014.
Ed ecco come gli emendamenti “segnalati” alla Commissione Bilancio dal Pd intervengono sulle prossime spese nel settore militare. 
“Dopo il Comma 21″ si legge, “aggiungere il seguente: 21-bis. Per le finalità connesse agli interventi di razionalizzazione e ristrutturazione produttiva delle imprese operanti nel settore della produzione di materiali di armamento (…) è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016″. Ovvero, al settore industriale bellico vengono destinati ulteriori 75 milioni di euro a fondo perduto per “razionalizzazione e ristrutturazione” degli impianti.
Quei 75 milioni, come spiega la successiva richiesta di integrazione dell’articolo 1, comma 524 (da aggiungere), verrebbero sottratti in modo lineare – 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 - alle “dotazioni di parte corrente della Tabella C”, il fondo dell’entità di circa 6 miliardi di euro destinato ad altri tipi di interventi, come il finanziamento del fondo per lo spettacolo, la protezione civile, la sicurezza dei trasporti. Primi firmatari dell’emendamento, Marina Sereni, Giampiero Giulietti, Gianluca Benamati.

Un secondo emendamento, primi firmatari i deputati dem Salvatore Piccolo ed Enzo Amendola, interviene sul Comma 22, chiedendo di “sostituire le parole: 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014, con le seguenti: 40 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014″. In sintesi, spiega Bonelli, si incrementa di ben 10 milioni l’impegno finanziario che comporta la partecipazione italiana ai progetti F35 ed Eurofighter. Emendamento che è poi stato ritirato.


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