Movimento 9 Dicembre “La Reazione”

Movimento 9 Dicembre “La Reazione”

Di: Nicoletta Forcheri
Domani doveva essere il grande giorno. Il popolo si era svegliato lunedì nove dicembre e si era scoperto italiano, da nord a sud, vedendosi in pericolo i cittadini avevano capito che dopo anni di attacchi, era giunto il momento di ritrovare quell’unione che fa la forza per dire basta ai soprusi, basta alla casta, basta alle tasse, “il popolo è sovrano”.
Tares, incostituzionalità del porcellum, fiducia a Letta malgrado tutto, Napolitano che batte ciglio alla sentenza della consulta: sembrava giunto il momento giusto.
Ma sin dall’inizio si sono viste le manovre del regime in atto: a Imperia, dopo i primi due giorni, il gruppo di coordinamento locale si è sciolto ed è circolata voce che i presidi e i blocchi al traffico erano illegali, e che il questore, che aveva filmato tutto avrebbe provveduto a comminare multe fino a 5000 euro.
Poi è subentrata l’opera di divisione dall’interno, con l’aiuto dei media, che ha spaccato il movimento tra il coordinamento nazionale e i presidi regionali e locali, e tra questi stessi: è normale che lo scopo del potere in questi casi sia quello di
frenare gli ardori del popolo che riscopre il suo di potere, per ridurre il numero di manifestanti a un appuntamento come quello previsto domani a un fenomeno più circoscritto e più facilmente strumentalizzabile a presunti “facinorosi”, magari appositamente introdotti dal regime.
Ho assistito in diretta alla “scomunica” di Danilo Calvani, il coordinatore degli agricoltori, trasmessa da Laura e Daniele di Lo Sai che per i miei gusti e apparentemente hanno sposato troppo rapidamente, e comunque sia senza chiare ed esplicite spiegazioni al pubblico, il cambiamento repentino di decisione di Ferro e del coordinamento nazionale (cfr. http://www.9dicembre2013.it/coordinatori.html) di non andare alla manifestazione a Roma con relativa dissociazione da Danilo Calvani, l’unico del gruppo del coordinamento nazionale che ha deciso di andare avanti (cfr. http://www.novedicembre.altervista.org/). Gli argomenti di Lo Sai e Ferro appaiono basati su generiche e vaghe voci di infiltrazioni – alcune delle quali appositamente gonfiate dai media. Determinante per Lo Sai sarebbe stata l’appartenenza a scientology di un tale Gabriele Baldarelli, vicino a Danilo, persona che si è molto attivata per organizzare gli eventi e che inizialmente si era per i loro gusti fin troppo intromesso nelle dirette che diffondevano su internet.

D’altra parte molti degli argomenti per non andare alla manifestazione è che girano voci che ci sarebbero degli “infiltrati”. Ma, scusate, vi sarebbe stupito il contrario? E’ chiaro che davanti a un movimento di popolo così come minimo ci fossero degli infiltrati o nascessero manovre strane per frenarlo. Ed era già chiaro sin dal nove dicembre che il potere aveva reagito sulla difensiva, era evidente dalla furia con cui tutti i mass media ne censuravano il successo e i fatti, culminato nel silenzio stampa assordante persino nell’aula del parlamento il giorno della fiducia a Letta, giovedì 12 dicembre. Tirando un sospiro di sollievo, colpisce poi come dopo la fiducia, il regime abbia iniziato a enfatizzare le “voci”, a gonfiare la presenza di CasaPound, per un semplice “furto” di bandiera, a parlare di rischio golpe con eventuali Pappalardo o altri e a galvanizzare i dissidi interni al movimento.
Un argomento dissuasivo sarebbe che la piazza autorizzata per la protesta, Piazza dei Partigiani, e non quindi un corteo, sarebbe come una trappola perché non abbastanza capiente. Se il movimento non si fosse spaccato, sarebbe stata sicuramente troppo poco capiente e un pericolo per il regime. Con meno persone, invece rischia veramente di essere una trappola, nel caso in cui il regime avesse ordito un trabocchetto con tanto di black bloc, ad esempio… Ma l’ha ordito? E chi lo sa.
Più che il rischio reale, è la paura che è palpabile, una paura irrazionale basata quindi su voci fatte circolare apposta per spaccare il movimento. Ma il dubbio permane che tali voci fossero fondate, tali da far desistere il coordinamento nazionale, ma non avendocele comunicate chiaramente, come se ci nascondessero qualcosa di essenziale, la paura e l’immaginazione cominciano a correre sui binari noti di fatti già successi nel passato.

Altra voce circolante, supportata da un comunicato sul sito rimasto fedele a Calvani (cfr. http://www.novedicembre.altervista.org/5.pdf) è che il coordinamento nazionale avrebbe ricevuto la possibilità di trattare con il governo e che, contrariamente a detto comunicato, avrebbe accettato di farlo.
Leggendo i vari messaggi dei presidi locali su facebook, c’è parecchia gente determinata ad andare a Roma, nonostante la dissociazione del coordinamento nazionale.

Quindi?

Quindi, non ho mai creduto nelle rivoluzioni classiche di piazza, sempre, sistematicamente, inevitabilmente acquistate dal potere stabilito a suo vantaggio giustificandone inevitabilmente la “reazione”. 
Ma quel che è certo è che questa rivolta era diversa, nata molto spontanea, destava la solidarietà delle forze dell’ordine, pacifica, ha visto scendere tutte le categorie di cittadini, si era raggiunto l’unisono, quasi il diapason.
 Il popolo si scopriva veramente sovrano. 
Ed è altrettanto certo che la reazione l’ha smorzato.
La tentazione di invitare alla prudenza è tanta, e non me la sento di accusare i losaini per averlo fatto, sia pur in un modo giornalisticamente parlando non perfetto.
 Ascoltando le loro dirette non si aveva più la sensazione di assistere a un programma giornalistico, ma di parte, e per di più senza l’esposizione di tutti i dati e di tutte le campane, di ambo le parti, non certo per volontà loro, ma perché da sabato non sono più riusciti a contattare Danilo per la diretta. 
Se erano giunti alla conclusione cui sono giunti, avrebbero dovuto esplicitarne le ragioni, ma ripeto, non posso accusarli di non averlo fatto, perché avranno avuto le loro buone ragioni di cautela travolti da un avvenimento più grosso di loro.
Possiamo quindi al momento concludere che le coscienze si stanno svegliando ma che il popolo non è maturo e non ha capito i giochi e i raggiri del sistema e del potere che fanno leva su tutte le manipolazioni e su diversi livelli di comunicazione, per non parlare dei doppigiochismi. 
Era più che scontato che davanti a una manifestazione di queste dimensioni, si scatenassero i soliti meccanismi del regime per attenuarne le passioni e la forza dirompente. Quando il popolo scopre di avere il potere, il potere che ce lo ha usurpato con i raggiri, trema e corre ai ripari.
Per chi invece i raggiri e i doppigiochismi li riconosce, si occupa di informazione e ravvisa le infiltrazioni, le manovre e la retorica per dividere e non per unire, non ha invece assimilato che queste cose fanno parte del gioco e che non è possibile gestire una rivolta, con umanità e consapevolezza, e raggiungendo una massa critica, senza fare i conti con essi. In altre parole, una rivoluzione travolge e sconvolge e contagia anche i servizi, gli infiltrati, i doppigiochisti, gli appartenenti a varie sette, gli atei come i cristiani, i musulmani come i buddisti, i peccatori come i “puri” per arrivare e includere anche loro, i potenti truffatori che abusano il popolo. 
Scagli la prima pietra chi. Non si fanno le rivoluzioni facendo gli schizzinosi. Non ci si mette sui pulpiti credendosi più puri degli altri. E che si sappia che dall’esterno, come da dentro di noi, saranno le pulsioni a giudicare, disunire, escludere, il contrario cioé dell’amore, ad aiutare il regime a neutralizzare la forza dirompente di una rivoluzione.
Perché una rivoluzione è come un grande amore, sconvolge e stravolge, e le reazioni che provoca all’esterno sono in realtà i riflessi delle nostre paure, delle nostre debolezze e dei nostri limiti e freni davanti ai veri cambiamenti.
La rivoluzione classica a cui non credo, sbraitando nelle piazze diventa un corpo incontrollabile che da adito alle forze più oscure dentro di noi, prende un capro espiatorio, “tutti a casa”, e poi?
 Eliminati quelli, ne arriveranno altri, se non si cambiano due cose.
 Due cose per fare una rivoluzione umana che parta da noi stessi, dalla nostra sovranità personale, per arrivare a quelle esterne, via via più su nei livelli, comune, provincia, regione, stato ed eventualmente il livello (con)federale:

1. Lo strumento materiale che fa circolare il potere e le energie in una società, la moneta. 
Attualmente controllata e monopolizzata da un cartello di banche, di cui BCE e banche dealer, è emessa a debito in cambio di debito + gli interessi e concentra in poche mani enormi poteri, ricchezze, energie che hanno tramato per togliercele a noi, esautorando il parlamento, lo stato, la Costituzione e noi come popolo. Dobbiamo riprendercelo.

2. Ma per riprenderci quello strumento materiale, la moneta, dobbiamo innanzitutto riprenderci lo strumento spirituale in modo da riscoprire il nostro potere, la forza della solidarietà e dell’amore, e la strada della nostra anima. Solo così non avremo più paura di nulla, e potremo prenderci quello che è nostro, poiché la ragione per cui ci è stato preso è che dormivamo e/o avevamo bisogno di “genitori” cui delegare il potere, per farci manipolare, ipnotizzare, rassicurare.
Per non cedere alle manipolazioni esterne, è fondamentale conoscerle e riconoscerle così come è altrettanto necessario conoscere sé stessi, i propri limiti, le proprie vulnerabilità per rinforzarsi ed aggirarle.
E questo siamo ben lungi dal farlo. Il nemico si nasconde dentro di noi. Il giorno che tutti lo capiranno, cominceranno a non sprecare le energie per abbattere nemici esteriori, i quali vanno neutralizzati ignorandone le manipolazioni, ma inizierà la vera marcia per liberarsi dai gioghi, e dai giochi.

N. Forcheri 
Tratto da: Stampalibera
http://ununiverso.altervista.org/blog/movimento-9-dicembre-la-reazione/

Commenti

Post più popolari