Fra mutamenti ambientali e guerre climatiche, l’Italia viene lasciata deliberatamente indifesa e priva di risorse

Fra mutamenti ambientali e guerre climatiche, l’Italia viene lasciata deliberatamente indifesa e priva di risorse

(Nicola Bizzi)

Mentre le bonifiche dei territori campani inquinati dai rifiuti tossici e radioattivi sono in alto mare e, nel tragicomico gioco della politica italiana, diventeranno inevitabilmente presto oggetto di futili promesse elettorali, l’Italia è in questi giorni devastata dal maltempo, con decine di morti e dispersi e danni all’economia per svariati miliardi di Euro.
Profondi e radicali mutamenti climatici stanno sempre più caratterizzando l’era in cui viviamo e allarmanti dati scientifici che finalmente stanno venendo alla luce ci annunciano che questo è solo l’inizio.
 Il livello dei mari si sta inesorabilmente alzando in tutto il mondo e il Mediterraneo sta subendo una trasformazione di portata epocale, con l’intensificarsi di fenomeni atmosferici catastrofici di natura tropicale che fino a poco tempo fa eravamo abituati a vedere solo in televisione in servizi dagli Stati Uniti o dal Sud-Est asiatico.
Parallelamente, aumenta nell’opinione pubblica la consapevolezza della presenza della mano criminale dell’uomo, soprattutto degli apparati militari-industriali, dietro alle principali catastrofi degli ultimi anni. 
Infatti, come se già non bastassero i mutamenti climatici in corso, dovuti a vari fattori naturali (principalmente a causa dell’aumento delle emissioni di massa coronale del Sole), il clima mondiale può ora essere modificato artificialmente attraverso una nuova generazione di sofisticate armi tecnologiche chiamate ipocritamente “not-lethal-weapons”.
 Sia gli Stati Uniti che altre nazioni hanno ormai da anni sviluppato le capacità di manipolare a loro piacimento il clima, operando sia su scala mondiale che su aree mirate e delimitate.
Negli Stati Uniti questa tecnologia è stata perfezionata all’interno del programma “High-Frequency Active Aural Research” (HAARP) come parte della Iniziativa di Difesa Strategica. 
Recenti prove scientifiche ci dimostrano che HAARP è pienamente funzionante ed ha la capacità di provocare inondazioni, siccità, uragani e terremoti. 
Una importante conferma in tal senso ci è stata data nel Febbraio di quest’anno dal Generale Fabio Mini in un’intervista rilasciata a un’emittente del Veneto, Radio Base. 
Le dichiarazioni del Generale, che per gli appartenenti al settore militare rappresentano informazioni già note già da tempo, ci confermano la fattibilità tecnico-operativa dell’ impiego delle armi climatiche su scala estesa, anche contro obiettivi civili. 
Solo nel grosso dell’opinione pubblica tutto ciò è ancora considerato quasi fantascienza, il che dà un’idea del profondo divario tra il mondo militare e quello civile e della qualità dei canali d’informazione che il primo quotidianamente utilizza.
Oltre ad ospitare già sul nostro territorio oltre 180 fra basi e installazioni militari americane, con la piena operatività del Mobile User Objective System (M.U.O.S.) di Niscemi, un’infrastruttura militare di ultima generazione basata su un complesso sistema satellitare, gli Stati Uniti saranno perfettamente in grado di scatenare in ogni momento, non appena lo riterranno necessario i loro comandi militari, micidiali attacchi climatici mirati verso l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente.
Intanto, alla luce delle devastazioni che hanno interessato questa settimana la Calabria e la Sardegna, si è riaperto il dibattito in merito alla mancata prevenzione dovuta ad una presunta mancanza di risorse per la messa in sicurezza del nostro territorio.
La CGIA di Mestre, che ultimamente ci sta sorprendendo per le sue coraggiose dichiarazioni e prese di posizione, ha denunciato che, in realtà, le risorse ci sarebbero, ma vengono intenzionalmente destinate dallo Stato ad altre finalità.
“Sostenere che queste sciagure accadono anche perché non ci sono le risorse finanziarie disponibili per la tutela e la manutenzione del nostro territorio - ha dichiarato il Segretario della CGIA veneta Giuseppe Bortolussi - risulta difficile, soprattutto a fronte dei 43,88 miliardi di Euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato e dagli Enti locali dall’applicazione delle imposte ambientali, di cui il 99% finisce invece a coprire altre voci di spesa. I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio vengano utilizzati per fare altre cose“.
Infatti, mentre viene ipocritamente decretato il Lutto Nazionale per le vittime della Sardegna da parte di uno Stato che ne è il vero responsabile, secondo la recente elaborazione realizzata dalla CGIA, solo l’1% delle imposte ambientali pagate dai cittadini e dalle imprese italiane all’Erario e agli Enti locali è destinato alla protezione dell’ambiente.
 Il restante 99%, purtroppo, va a coprire altre voci di spesa.
Come rileva il sito Affari Italiani, a fronte di 43,88 miliardi di Euro di gettito incassati nel 2011 (ultimo dato disponibile) dall’applicazione delle cosiddette imposte “ecologiche” sull’energia, sui trasporti e sulle attività inquinanti, solo 448 milioni di Euro sono andati a finanziare le spese per la protezione ambientale.
Infatti, tutte quelle imposte spesso sconosciute che paghiamo quando facciamo il pieno alla nostra autovettura, quando paghiamo la bolletta della luce o del gas/metano, il bollo dell’auto o l’assicurazione della nostra auto, non vanno a sostenere le attività di salvaguardia ambientale per le quali sono state introdotte. 
Come ha denunciato la CGIA di Mestre, la selva di tasse ed imposte ambientali che grava sugli Italiani è lunghissima. I tre grandi capitoli su cui insistono le imposte “verdi” sono: energia, trasporti ed inquinamento. Vediamole nel dettaglio:


http://www.signoraggio.it/fra-mutamenti-ambientali-e-guerre-climatiche-litalia-viene-lasciata-deliberatamente-indifesa-e-priva-di-risorse/

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