Disoccupati in aumento, ma ci sono 47.000 “lavoratori introvabili”

Disoccupati in aumento, ma ci sono 47.000 “lavoratori introvabili”

(Simone)

Nell’Italia della crisi economica, ma non solo, i paradossi non finiscono mai! 
La disoccupazione giovanile, soprattutto ragazzi dai 30 anni in giù, è arrivata al 40%, la “Generazione NEET”, acronimo (sigla) inglese per indicare gli stessi giovani disoccupati che oltre a non lavorare, non studiano e non stanno imparando un mestiere, conta 2,5 milioni di persone. 
Nonostante questa “bomba sociale” che ancora non è scoppiata, nel “Belpaese” succede di avere 47 mila posti di lavoro che rimangono liberi. 
E’ quanto è emerso dall’incontro fieristico intitolato “Job&Orienta” tenutosi a Verona, nel Veneto, tra il 21 e il 23 novembre di quest’anno. 
La Fiera dedicata ai giovani è un momento per “promuovere” l’incontro tra domanda di lavoro ed offerta, con stand proposti da varie Istituzioni Pubbliche e Aziende privati e la visita di svariate migliaia di giovani. 
Appuntamenti così sono meglio di niente, auguriamo a più giovani possibili di aver trovato lavoro, ma quello che ci preme sottolineare è come si evidenzia la quasi totale inefficienza della Scuola in Italia, e del relativo Ministero, quello dell’Istruzione.
Il termine giornalistico utilizzato è quello di “lavoratori introvabili”, cioè ogni 100 assunzioni fatte dalle aziende, 13 non vengono effettuate perché manca personale che sappia fare quel genere di lavoro. 
Il totale del 13% è 47 mila “lavoratori introvabili”.
 Il dato è in calo rispetto al 2012 quando i “lavoratori introvabili” erano 65 mila, il 16% sul totale delle assunzioni. Già che ci siamo calcoliamo quanti sono stati gli assunti nei 2 anni: 
406 mila nel 2012, 360 mila nel 2013.
Nel 2008 i nuovi assunti dalle imprese erano oltre 800 mila, i lavoratori introvabili più di 200 mila. 
I settori in cui i lavoratori mancano sono soprattutto in quello agro-alimentare, informatico e meccanico.
 Uno dei motivi principali che spiega perchè i giovani non arrivano a coprire questi posti di lavoro, è nella scuola, nei percorsi di studio che essi fanno e nel modo in cui le scuole si relazionano con il mondo del lavoro.
 Parole del presidente di Unioncamere (tutte le Camere di Commercio del Belpaese).
Eppure il Ministero dell’Istruzione ha più di un milione di dipendenti che costano oltre 40 miliardi di euro all’anno, circa il 5% del Bilancio complessivo dello Stato! 
 Metterne qualche decina di migliaia a risolvere questo problema è una richiesta sensata?
Dall’altra parte il problema viene anche dal mondo dei giovani: non si scelgono percorsi di studio che permettono con più facilità di trovare lavoro, poiché si tratta soprattutto di diplomi e lauree dell’area tecnico-scientifica, dove si studia di più e il “rischio di essere bocciati” agli esami è più alto. In termine tecnico il problema è il“gap delle aspettative”, cioè la differenza che c’è tra quello che vogliono i giovani e quello che offre il mercato. Vediamo in maniera più particolare numeri e professioni.Nella classifica delle maggiori difficoltà di reperimento, ai primi posti ci sono le professioni quelle alle quali si accede prevalentemente con una laurea in Ingegneria informatica (presenti quattro volte nelle prime 10 posizioni). In testa alla graduatoria si incontrano gli Esperti software (260 gli “introvabili” su 550, 47,4% del totale); al terzo posto gli Analisti programmatori (250 su 690, pari al 36,4%), al sesto i 570 Sviluppatori di software (su 1.930, pari al 29,8%), al decimo i 370 Programmatori informatici difficili da reperire (su 1.570 assunzioni non stagionali previste, pari al 23,4%).

Difficoltà superiori o pari al 35% interessano anche gli esperti per la gestione aziendale, professione per la quale sono richiesti prevalentemente laureati in Scienze economico-aziendali (350 su 930 quelli la cui ricerca sarà particolarmente faticosa da parte delle imprese) e i progettisti meccanici, profilo al quale si accede con la laurea in Ingegneria meccanica e navale (490 i difficili da reperire su 1.420). Quest’anno, inoltre, le imprese segnalano difficoltà a trovare sul mercato il 30% degli operatori commerciali con l’estero (richiesti soprattutto i laureati in Scienze economico-aziendali), il 28,4% degli educatori per disabili (150 su 510 assunzioni non stagionali), che sono in prevalenza laureati in Scienze dell’educazione e il 27% dei 1.510 tecnici commerciali richiesti in possesso di una laurea in Scienze economico-aziendali (pari a 410 unità).
Nonostante il livello elevato di disoccupazione soprattutto giovanile, anche per alcune professioni accessibili ai diplomati la quota di “introvabili” raggiunge valori consistenti. Complessa, a giudizio delle imprese, sarà la ricerca del 34,6% degli sviluppatori di software, il 29,3% dei disegnatori tecnici e il 22,1% degli assistenti socio-sanitari con funzioni di sostegno nelle istituzioni.
Ma perché non esiste una lista, rintracciabile su Internet, a cui i giovani possano rivolgersi per trovare uno di quei “lavori introvabili”? 
Forse, nei ministeri hanno troppo lavoro da fare…


Fonte:http://www.lindipendenza.com/disoccupati-in-aumento-ma-ci-sono-almeno-47-000-lavoratori-introvabili/
http://www.signoraggio.it/disoccupati-in-aumento-ma-ci-sono-47-000-lavoratori-introvabili/

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