"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 13 marzo 2015

IN MANETTE, ANZI NO - CESARE BATTISTI VIENE ARRESTATO IN BRASILE E POI SUBITO LIBERATO, A SEGUITO DEL RICORSO DELL’AVVOCATO -

IN MANETTE, ANZI NO - CESARE BATTISTI VIENE ARRESTATO IN BRASILE E POI SUBITO LIBERATO, A SEGUITO DEL RICORSO DELL’AVVOCATO - 

IL TERRORISTA ERA STATO FERMATO SU MANDATO DEL GIUDICE CHE AVEVA DECRETATO LA SUA ESPULSIONE
Tecnicamente l’espulsione è cosa diversa dall’estradizione, chiesta per anni dall’Italia - Quest’ultima non può essere riproposta, perché la legge non permette il riesame di una decisione presa dal presidente della Repubblica (all’epoca era Lula) - Ma Battisti potrebbe essere invece confermato
come “non brasiliano in situazione irregolare”…
1 - BATTISTI: LEGALE PRESENTA RICORSO, LIBERATO


(ANSA) - Cesare Battisti è stato liberato poche ore dopo il suo arresto. L'ex terrorista rosso ha lasciato il comando della polizia federale di San Paolo in taxi dopo che il Tribunale regionale federale ha accolto una richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale, Igor Sant'Anna Tamasauskas.
''Il caso e' stato risolto con celerita' e giustizia e' stata fatta'', ha detto il legale di Battisti, che ha anche annunciato un'azione legale contro la giudice federale che aveva decretato l'espulsione del suo assistito: ''Non compete ad un giudice di primo grado decidere sulla sua espulsione'', ha detto l'avvocato Tamasauskas.
 L'ex militante dei Pac era stato arrestato ieri pomeriggio dalla polizia federale nella sua casa di Embu das Artes, nello stato di San Paolo.
Al momento dell'arresto era in compagnia della moglie e della figlia. Battisti non ha opposto resistenza e non e' stato ammanettato. La giudice federale Adverci Rates aveva decretato l'espulsione di Battisti, negandogli il rinnovo del permesso di soggiorno per essere entrato in Brasile con documenti falsi.

2 - CESARE BATTISTI ARRESTATO IN BRASILE
Rocco Cotroneo per il “Corriere della Sera”
Dopo quattro anni Cesare Battisti è tornato in un carcere brasiliano. Ieri sera, a sorpresa, la polizia federale di San Paolo ha emesso un ordine di cattura su mandato di un giudice e prelevato l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) dalla sua casa alla periferia della metropoli, a Embu das Artes, dove vive da tempo con la compagna brasiliana e una bambina.
 Entrambe erano con lui al momento dell’arresto.
La detenzione di Battisti è la prima conseguenza della sentenza emessa dalla giudice federale di Brasilia, Adverci Mendes de Abreu, che qualche giorno fa aveva decretato l’espulsione dell’italiano dal Brasile. La prima reazione dell’avvocato di Battisti è stata di sgomento: «Ho già fatto ricorso, è una decisione assurda — ha detto Igor Tournadauskas —. Uscirà nelle prossime ore».
Secondo le spiegazioni fornite dalla polizia, Battisti dovrebbe restare detenuto fino a quando verrà resa effettiva la sua deportazione dal Brasile. 
Ma nel frattempo la difesa può presentare ricorso in almeno due istanze superiori al primo grado, tra le quali la Corte suprema. 

L’ultimo capitolo di questa lunga vicenda — al quale la giustizia italiana si appella adesso per riavere l’ex terrorista — è legata al visto di permanenza in Brasile concesso a Battisti negli anni scorsi.
Con la sua sentenza la giudice Abreu aveva dato parere favorevole a una richiesta del pubblico ministero federale, sostenendo che Battisti non avrebbe mai potuto ottenere il permesso di soggiorno definitivo in Brasile, in quanto condannato in via definitiva in un altro Paese.
 Ora quindi deve andarsene.
Tecnicamente l’espulsione dal Brasile è cosa assai diversa dall’estradizione, chiesta invano per anni dall’Italia. 
Quest’ultima non può essere riproposta, perché la legge non permette il riesame di una decisione presa dal presidente della Repubblica (all’epoca era Lula).
 Ma Battisti potrebbe essere invece confermato come «non brasiliano in situazione irregolare» e per questo accompagnato alla frontiera, come può accadere a qualunque straniero pescato senza i documenti di permanenza.

La giudice, anzi, ha citato espressamente il Messico o la Francia come Paesi dove deportare Battisti, luoghi dove l’ex terrorista aveva vissuto dopo aver lasciato l’Italia e prima di arrivare in Brasile.
I suoi avvocati argomenteranno che il provvedimento di espulsione dev’essere respinto, in quanto contraddice decisioni di istanze come il Supremo tribunale federale e la stessa presidenza della Repubblica. 
Protetto dal governo Lula, su pressione di un’ala del Partito dei Lavoratori, Battisti era riuscito ad evitare l’estradizione in Italia in quanto il governo considerò «politici» i suoi reati di terrorismo.
Il passaggio chiave era stato il riconoscimento del suo status di «rifugiato», concessogli dal governo. Al momento di trovare il modo per farlo vivere legalmente in Brasile, una commissione governativa gli ha poi concesso un visto permanente di lavoro.
 
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