"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 26 marzo 2015

AEREO CADUTO SULLE ALPI-A VOI LO SQUILIBRATO-IL CASO E' RISOLTO ?

“Andreas Lubitz ha voluto distruggere l’Airbus Germanwings”. Faz: “Sospese addestramento per depressione”

AEREO CADUTO SULLE ALPI-A VOI LO SQUILIBRATO-IL CASO E' RISOLTO ?

Per questo caso non si puo' far a meno di notare con quanta solerzia e rapidita' viene diffusa la cosiddetta' verita' sembra data da un tempestivo ritrovamento delle scatole nere , e una quasi miracolosa analisi in quanto ultra rapida delle stesse-
Comunque ad oggi la tesi ufficiale e' la seguente, almeno sino a quando qualcuno non riuscira' a smontarla, ipotesi alquanto improbabile, poiche' vorrebbe dire che si sta nascondendo qualcosa di grosso, grossissimo, un segreto comune a vari governi, ma siccome queste sono soltanto ilazioni gratuite allo stato dei fatti leggiamoci cio' che ci hanno dato come verita' -
“Andreas Lubitz, il copilota, ha voluto distruggere l’Airbus Germanwings”
“Da parte del copilota c’è stata la volontà di distruggere l’aereo”.
 Quella di Brice Robin, procuratore che da Marsiglia sta indagando sullo schianto dell’Airbus A320 della Germanwings, è una verità destinata a sconvolgere le ipotesi investigative avanzate fino a ieri. Perché da oggi si ha una certezza: chi era ai comandi voleva far precipitare l’Airbus. 
Ma cosa è accaduto nei cinque minuti costati la vita a 150 persone? “
Il copilota (Andreas Lubitz, 28 anni, tedesco, originario di Montabaur, 630 ore di volo alle spalle, ndr) ha rifiutato di aprire la porta, non ha voluto sbloccare il portellone della cabina di pilotaggio – ha detto Brice Robin – ed è rimasto solo alla guida dopo che il comandante è uscito dalla cabina per andare in bagno”. 
Una volta solo e mentre dall’esterno si cercava di forzare il portellone, il copilota ha azionato la procedura di discesa e l’aereo in “otto minuti” è passato da circa 12mila a duemila metri di altitudine. Il comandante, come detto, ha provato a rientrare in cabina, “ha bussato più volte”, ma “non ha ricevuto risposta”. 
Chi era rimasto nella cabina di pilotaggio poteva esser stato colto da un malore? 
“No, stando ai dati recuperati dalla scatola nera, era vivo al momento dell’impatto” ha detto il procuratore, secondo cui “non ci sono telecamere nella cabina di pilotaggio, ma non penso che il copilota sia stato colto da un panico particolare perché il ritmo della sua respirazione è rimasto costante”. 
Non solo. 
“La respirazione – ha aggiunto Robin – è classica, secondo i parametri normali, e rimane costante fino alla fine”. 

Suicidio o attentato, quindi, quello messo in atto da Andreas Lubitz? 
A questa domanda chi indaga non ha potuto fornire risposte durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sulle indagini. 
“Non ho parlato di suicidio perché non ho elementi in merito – ha detto il procuratore – Ma ci si suicida da soli, non quando si ha la responsabilità della vita di 150 persone. 
Per questo non ho usato il termine di suicidio, ma posso dire che il co-pilota ha volontariamente permesso la perdita di quota dell’aereo”, una perdita di quota “totalmente anomala, di 1.000 metri al minuto, inizialmente legittima, poi anomala”.
 Attentato, allora? 
“Non c’è alcun elemento per fare questa ipotesi, ma dobbiamo controllare il background di co-pilota e comandante” ha sottolineato Brice Robin, il quale ha anche annunciato che nessuno al momento sa se l’azione sia stata o meno premeditata. 

Il procuratore ha poi fornito altri dettaglio sulla fase finale del volo Barcellona-Dusseldorf. 
Particolari sia dall’interno della cabina di pilotaggio, sia dai corridoi dell’aereo. 
“Negli ultimi 10 minuti di volo, dopo l’uscita del comandante, nella cabina di pilotaggio si sente soltanto il respiro del copilota. 
Non si sente alcuna parola” ha spiegato il procuratore nel corso della conferenza stampa a Marsiglia, in cui ha anche precisato che entrambi i piloti non erano sospettati di avere legami con il terrorismo. Nessun urlo, nessun lamento.
 Tranne che negli attimi immediatamente precedenti all’impatto con le montagne: solo in quel momento, stando alla ricostruzione di Robin dopo l’analisi del file audio recuperato dalla scatola nera, si sono sentite le urla dei passeggeri.
 I passeggeri e i membri dell’equipaggio, quindi, si sono accorti negli ultimi istanti di quello che accadeva: la morte è stata istantanea perché al momento dell’impatto l’aereo si è disintegrato. 




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