"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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venerdì 30 gennaio 2015

AFFAIRE CHARLIE HEBDO-PERCHE’ LA FAMIGLIA DEL POLIZIOTTO “SUICIDATO” NON AVRA’ ACCESSO AL RAPPORTO DELL’AUTOPSIA ?

AFFAIRE CHARLIE HEBDO-PERCHE’ LA FAMIGLIA DEL POLIZIOTTO “SUICIDATO” NON AVRA’ ACCESSO AL RAPPORTO DELL’AUTOPSIA ?

ESCLUSIVO. PANAMZA HA CONTATTATO LA MADRE DI HELRIC FREDOU, IL COMMISSARIO DI POLIZIA INCARICATO DI REDIGERE UN RAPPORTO SULL’ENTOURAGE FAMIGLIARE DI CHARLIE HEBDO E RITROVATO MORTO IN SEGUITO A UN COLPO DI PISTOLA ALLA TESTA QUALCHE ORA DOPO L’ATTENTATO.

Ho chiesto il rapporto dell’autopsia, mi è stato risposto: “Non l’avrete”.
Venerdì 16 gennaio, Panamza pubblicava (qui) la testimonianza scioccante della sorella del poliziotto Helric Fredou il cui il misterioso «suicidio» continua ad essere ignorato dai media nazionali (francesi).
Nove giorni più tardi, è il turno della madre di portare nuove rivelazioni.
La signora, contattata dall’autore di questo articolo, si dichiara prima di tutto “enormemente
sconcertata” che Bernard Cazeneuve (il Ministro dell’Interno) non le abbia trasmesso alcun messaggio di condoglianze. 
E non a caso: l’attuale Ministro dell’Interno, secondo lei, aveva degli eccellenti rapporti con il figlio deceduto. 

Dal 2010 al 2012, i due uomini avevano lavorato insieme a Cherbourg, il primo in qualità di deputato della Repubblica e Sindaco della città, l’altro in qualità di primo commissario. 
“Spero un giorno di incontrarlo per dirgli quanto sono stata delusa”, ha aggiunto.
Stesso silenzio da parte dell’Eliseo (la residenza del Presidente della Repubblica francese): eppure Helric Fredou aveva fra le sue competenze, oltre ad altre località, il dipartimento francese della Corrèze, nella regione del Limousin, e specialmente della città di Tulle, feudo storico di François Hollande.
Panamza ritornerà molto presto sull’intervista completa, raccolta grazie ad un colloquio telefonico effettuato sabato 24 gennaio.
Sette punti sono fin d’ora da sottolineare:

1* Secondo la madre di Helric Fredou, i poliziotti che l’hanno ascoltata le hanno chiaramente fatto sapere che non avrà accesso al rapporto dell’autopsia.
Eppure, il codice di procedura penale prevede che nel caso di un’autopsia giudiziaria (per suicidio o per morte sospetta), ogni membro della famiglia possa farne domanda alla Procura della Repubblica. Niente da fare: questo è il messaggio già trasmesso ad una madre in lutto che “vuole sapere la verità”.

2*. L’arma di ordinanza di Helric Fredou non aveva il silenziatore. 
La madre ha dunque posto una domanda elementare ai suoi colleghi: “Com’è possibile che non abbiate sentito nulla visto che era circa la mezzanotte?” 
(ora indicativa del presunto suicidio). 
Risposta laconica: “Il suo ufficio era ben isolato”.

3* Secondo la madre, Helric Fredou, voleva fare una telefonata importante dopo avere fatto due cose: dapprima ascoltare il resoconto di “tre inquirenti” andati ad interrogare una famiglia in stretto contatto con una delle vittime dell’attentato a Charlie Hebdo (più precisamente, si tratta dei genitori di Jeannette Bougrab – autoproclamatasi compagna (1) di Charb (diminutivo di Stéphane Charbonnier, direttore e disegnatore di Charlie Hebdo ucciso nell’attentato)) – (come già aveva riportato e divulgato Panamza) e successivamente consultare i social network. 
E’ in quel momento preciso che Fredou avrebbe fatto una deduzione talmente importante da indurlo a “continuare a lavorare”. 
Un’importante precisazione: il “comandante” di turno quella sera (non identificato) avrebbe voluto occuparsi personalmente dell’incontro con gli inquirenti e della redazione del rapporto, ma Fredou avrebbe insistito dicendogli “E’ il mio lavoro”. 
Il superiore diretto di Helric Fredou era Gil Friedman, direttore del servizio regionale di polizia giudiziaria di Limoges.



4* Secondo la polizia, Helric Fredou si sarebbe puntato la pistola alla tempia e il proiettile sarebbe entrato all’interno della scatola cranica.

5* Il medico curante di Helric Fredou, con il quale la madre si è intrattenuta giovedì 22 gennaio, si rifiuta di avallare il quadro descritto dai rari articoli apparsi riguardo al poliziotto insinuanti che Fredou soffrisse di depressione e di un non meglio precisato “burn – out” (esaurimento nervoso).

6* La madre ha voluto sapere a chi aveva telefonato l’ultima volta suo figlio. 
I poliziotti le avrebbero ribattuto “Non si può sapere” prima di ammettere finalmente che una telefonata era stata fatta.

7* “Quattro direttori” di polizia, venuti espressamente da Parigi, hanno incontrato la madre di Helric Fredou per porgerle le loro condoglianze e convincerla che si è trattato di un “suicidio”.
Infine, un’informazione secondaria merita comunque di essere riportata: a parte l’autore di questo articolo, NESSUN giornalista ha contattato – dopo l’8 gennaio – la madre o la sorella di Helric Fredou per cercare di chiarire il mistero.

(1) Il fratello di Charb ha negato, parlando a nome suo e dei suoi genitori, in una dichiarazione a l’Agence France Presse il 10 gennaio 2015, l’esistenza di una relazione sentimentale tra suo fratello e Jeannette Bougrab (NdT)
 
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Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da PAOLO

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