"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 7 dicembre 2014

Mafia-modello romano

Mafia-modello romano

Ha tutti gli elementi costitutivi del reato di associazione mafiosa ma secondo il procuratore antimafia Franco Roberti, quello di “mafia capitale” è un modello “autoctono”
di Marina Zenobio
L’inchiesta “Mafia capitale” o “Mondo di mezzo”, come è stata anche ribattezzata dagli inquirenti per sintetizzare un’area di confine tra i due diversi “mondi”, quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi dell’organizzazione, continua ad andare avanti anzi si allarga.
 Tutto ruota intorno a Roma e al suo modo di fare affari e politica, e in quel “mondo di mezzo” sembrano siano passati anche uomini dello spettacolo e del calcio. 
Almeno così risulta da suggestive intercettazioni tra Giovanni De Carlo, considerato il factotum dell’organizzazione criminale, e Vip. 
Finora non risultano entrate nell’inchiesta che, però, si sta allargando e non potrebbero non
mancheranno sorprese

.

Intanto Nadia Cerrito, l’affidataria del registro contabile dell’organizzazione mafiosa, in carcere continua a rispondere alle domande del gip Flavia Costantini in sede di interrogatorio di garanzia.

Nel libro nero ci sono i nomi degli amministratori e dei politici corrotti e il corrispettivo, a volte veri stipendi mensili che venivano passati, appunto, a politici e amministratori per oliarne i meccanismi.
Cerrito ha ammesso di aver gestito il libro mastro che conteneva questa vera e propria partita doppia del dare e avere illecito dei destinatari delle tangenti.
Cerrito, già segretaria di Salvatore Buzzi, presidente della Cooperativa “29 giugno”, ha detto, secondo quanto si è appreso, che le cifre annotate sul libro mastro erano elargite da Massimo Carminati e dallo stesso Buzzi.
 E qui rientra la questione dell’accoglienza dei migranti e dei campi rom, gestiti proprio dalla cooperativa di Buzzi. 
Gare d’appalto, o meglio servizi assegnati senza gare d’appalto giustificati con l’urgenza, la necessità di accogliere gruppi di migranti che, Buzzi, si diceva addirittura in grado di gestire e di dirottare a seconda delle necessità. 
Un affare d’oro di cui si sta lentamente conoscendo la vera consistenza.

Ed emergono anche peculiarità sul tipo di organizzazione criminale che, secondo il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, caratterizzano questo intreccio tra mafia, politica e mondo degli affari nella capitale.
“Una indagine molto seria e rigorosa – dichiara alla stampa Roberti – ha evidenziato l’esistenza di un gruppo criminale che ha i connotati riconducibili al reato di associazione di tipo mafioso.
 Vedremo nella prosecuzione delle indagini quali saranno le decisioni anche del tribunale del riesame, ma io credo che ci siano tutti gli elementi che correttamente, la procura di Roma e il Giudice per le indagini preliminari, hanno contestato a questo gruppo criminale: il reato di associazione mafiosa”.
Si tratta però di un modello non mutuato da quelli attuali “E’ un modello autoctono – continua Roberti – perché non ha presenti al suo interno soggetti provenienti da realtà criminali … di criminalità organizzata tradizionale, di tipo mafioso tradizionale. 
Però è un modello – ha ribadito – perché contiene in sé tutti i caratteri, gli elementi costitutivi del reato di associazione mafiosa, quindi la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà per chi aderiva, la capacità corruttiva, la capacità relazione che è tipica delle organizzazioni mafiose, appunto, di rapportarsi a soggetti istituzionali corrotti, a soggetti imprenditoriali collusi, di fare gruppo e di fare, addirittura, una programmazione delittuosa che passa attraverso, appunto, la gestione, nel caso dell’indagine romana, di numerosi appalti pubblici”.

Mafia capitale. Gli abitanti del “mondo di mezzo”
I nomi degli arrestati:
Massimo Carminati, ex Nar e Banda della Magliana
Salvatore Buzzi, uomo, legato al Pd, presidente della cooperativa sociale, “29 giugno”, che si occupa di gestione dei campi rom e asservita al boss Massimo Carminati
Riccardo Mancini, ex amministratore delegato di Ente Eur
Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto del Campidoglio
Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’Ama
Claudio Turella, ex dirigente del servizio giardini del Comune di Roma
Giovanni Fiscon, ex dirigente Ama
Alessandra Garrone, compagna di Buzzi,
Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi
Paolo Di Ninno, commercialista di Buzzi
Nadia Cerrito, collaboratrice di Buzzi, affidataria del registro contabili
e ancora:
Riccardo Brugia, Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci, Sandro Coltellacci, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella, Giovanni De Carlo.

Ai domiciliari sono finiti invece:
Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina.

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