"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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domenica 28 dicembre 2014

IL DIRITTO UMANO E' LA TOMBA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE

IL DIRITTO UMANO E' LA TOMBA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE

Le società dominanti controllano il mondo sulla base di una falsa cognizione.
 Vale a dire: gli esseri umani sono separati dal loro ambiente e si può prosperare lo stesso mentre la salute di Gaia si deteriora
. Infatti, gli umani sono erroneamente convinti che la salute e il benessere dipendano dallo sfruttamento del globo terrestre, preferibilmente con la velocità consentita dalla tecnologia e dalla domanda di mercato, piuttosto che dalla conservazione dell’ecosistema.
Le strutture di governo, la giurisprudenza e le leggi imposte riflettono e consolidano l’illusione della separazione e dell’indipendenza.
 Ciò incoraggia e legittima un comportamento economico e sociale distruttivo.
Il cosiddetto “diritto” ostacola lo sviluppo di forme di organizzazione sociale più appropriate da parte di chi non sottoscrive i miti sociali in voga.
I sistemi amministrativi dominanti non sanno fornire i mezzi per arrestare e invertire questo
atteggiamento autodistruttivo.
Allora, è indispensabile pensare a una nuova visione, ad una diversa cognizione di come ci si governa, come componente di un più ampio mutamento sociale che punti la rotta verso ad un’altra cosmologia.
Ogni cosa è interconnessa.
Eppure, i sistemi “legali” in funzione sono tutti basati sull’assunto che gli esseri umani esistono solo dentro la propria pelle, e che noi siamo gli unici esseri o soggetti dell’universo. Ogni altra cosa è definita come oggetto.
La malattia che ha spalancato il baratro è l’antropocentrismo.
Le “culture” dominanti del mondo in cui ora sopravviviamo sono convinte che la nostra specie sia superiore rispetto alle altre, e che abbia il diritto di governare il pianeta Terra. Abbiamo rifiutato la biosfera dentro la quale siamo nati, e abbiamo eretto un mondo esclusivamente per esseri umani, vasto e sigillato ermeticamente dentro la nostra mente.
E’ una serra dentro la quale i nostri ego possono gonfiarsi a dismisura, corroborati dalla convinzione di essere i padroni addirittura dell’universo.
Su Gaia contano solo gli esseri umani, o meglio, solo alcuni più di altri.
 Le montagne, le colline, le distese erbose che ondeggiano nel vento, i fiumi profondi e misteriosi, le moltitudini di pesci variopinti, le creature di mari e oceani, tutta questa energia vitale è stata ridotta a mere risorse naturali.
L’uomo ha trasformato la danza della vita in tanti ettari di proprietà terriera, chilometri di strada, chilowatt di energia elettrica e tonnellate di pesca possibile.
La terra è stata scaraventata nella discarica dell’avidità umana, sacrificando tutto nel nome dell’insaziabile progresso e dello sviluppo. 

E’ fin troppo chiaro che le società disumane, industriali, postindustriali, tecnotroniche non sopravviveranno molto più a lungo di così nella loro forma presente.
Fino a quando il mero diritto umano considererà le creature viventi “cose” e non esseri viventi, esso sarà cieco di fronte alla possibilità che queste possano diventare soggetti, ovvero detentori di diritti.
Il diritto, appunto, non riconosce che l’universo è un insieme di soggetti, e non una collezione di oggetti.
 Un altro aspetto negativo è la negazione della dimensione sacra o spirituale di qualsiasi altra forma di vita o della terra stessa, che agli occhi miopi della giurisprudenza non esiste. Gli unici diritti riconosciuti dal diritto sono quelli applicabili in tribunale e possono essere detenuti solo dagli uomini o dalle persone giuridiche, come le aziende.
 Dalla prospettiva dei nostri sistemi giuridici ciò significa che miliardi di altre specie sulla terra sono fuorilegge e come tali vanno trattate e usate.
In altri termini, assurdamente, non fanno parte della società di cui si occupano i sistemi giuridici, e non hanno il diritto di esistere, o di avere un habitat dove vivere.
Nel mondo del 21 secolo - corrente - sono stati attribuiti poteri praticamente illimitati ad essere immaginari e incorporei, ossia le multinazionali, per dominare e sfruttare la vita. Queste escrescenze di capitale e altre persone giuridiche non hanno emozioni, coscienze, valori, etica, né la capacità o volontà di essere in comunione con gli altri membri della comunità Terra.
 Anzi, le aziende hanno appetiti intrinsecamente predatori perché le leggi che favoriscono queste realtà e la loro costituzione chiedono di competere aggressivamente per il controllo del bottino terra, ovvero per consumarlo il più velocemente possibile, incuranti delle conseguenze a lungo termine per Gaia e per i suoi inquilini.
 A proposito: la frode è il sistema, mentre il denaro comunque si chiami (di cui tanto si ciarla a vanvera) è soltanto debito monetizzato che produce schiavi.
 L'ecologia non è una moda, ma una visione pratica della vita.
 Dunque, la strada è passare dal paradigma economico che ha mercificato la vita, all'etica.
 La prima rivoluzione è interiore.

di Gianni Lannes

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