"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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martedì 16 dicembre 2014

GIULIETTO CHIESA-ARRESTATO ED ESPULSO DALL' ESTONIA

GIULIETTO CHIESA-ARRESTATO ED  ESPULSO DALL' ESTONIA

DI PAOLO RAFFONE
Leggere che un cittadino italiano, senza carichi pendenti, che esercita la professione di giornalista e che è stato parlamentare europeo è stato arrestato dopo il suo intervento ad una conferenza dov’era ufficialmente invitato a discutere il tema “La Russia è antieuropea?” lascia sbigottiti.
 Oltre alle modalità tipiche dei regimi totalitari che hanno condotto al suo arresto, cioè senza spiegazioni o mandato, lascia ancor più perplessi che un paese dell’Ue arresti e voglia espellere un cittadino di un altro paese membro, senza che l’arrestato sia accusato di alcun reato.
È scioccante che le autorità europee non abbiano reagito, come invece fanno strumentalmente con la Turchia e la Russia. 
Triste poi è che il governo italiano taccia.
 Ancor più preoccupante è che l’ordine dei giornalisti, a cui presumibilmente Chiesa è iscritto, non abbia subito denunciato il caso avvertendo che si tratta di una gravissima
violazione delle libertà politiche, civili e di espressione.

Cosa si impara da questa situazione?
Essendo Giulietto Chiesa un signore rispettabile, al quale si può solo dire che è dichiaratamente russofilo – evviva la faccia!, si capisce che in quel paese membro dell’UE – con circa 1.3 milioni di abitanti di cui ben il 24.8% sono etnicamente russi – non sono rispettati i diritti fondamentali che sono parte integrante del Trattato di Lisbona.
 Inoltre, si capisce che il quarto di popolazione etnicamente russa e gli altri russofoni (forse un ulteriore 20%) non hanno diritti di espressione. 
È noto invece che sul rispetto e le garanzie dei loro diritti politici ci sarebbero già gli estremi per espellere l’Estonia dall’Ue.
 Ma di questo Mogherini e gli altri cantori delle liriche europeiste non dicono una sola parola, in ossequio alla sudditanza alla Nato e agli Usa.
È interessante sapere che dopo il 1990 le politiche “integrazioniste” messe in atto dalla democratica, digitale ed europea Estonia hanno spaccato in due la popolazione russofona (etnicamente russi e russofoni, cioè quasi la metà della popolazione totale) che fino ad allora era compatta e omogenea. 
Secondo uno studio del 2011 del prof. Marju Lauristin dell’Università di Tartu, ecco la situazione:

a) Il 21% di non etnicamente estoni sono stati integrati;
b) Il 16% sono russofoni patrioti dell’Estonia;
c) Il 13% sono estonofoni critici e attivi;
d) Il 29% è poco integrato;
e) Il 22% è passivo e non integrato.

In Estonia, come in Ucraina, si continua ad asfissiare i russi e i russofoni in nome “dell’ordine e della legalità” che piace all’Ue ma soprattutto alla Nato.
Questo è il risultato di un disastroso allargamento dell’Ue verso i paesi ex-sovietici. 
Questo è il risultato di una insulsa politica di vicinato che ha riportato “l’arco di crisi” in Europa, dal Baltico al Mar Nero.
Si parla da tempo della concreta possibilità di un’eurozona a più velocità, cioè di un’eurozona differenziata in aree più omogenee.
Sarebbe ormai tempo di accettare l’evidenza che anche l’Ue nel suo insieme ha fallito e che quindi si debba procedere a aree differenziate e più omogenee. 
Non farlo rischia di portare alla fine dell’esperimento di costruzione di Unione europea! 
Il tempo del “breaxit” britannico si avvicina sempre più velocemente.

Paolo Raffone





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