"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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lunedì 8 dicembre 2014

Corona, lettera al Quirinale per chiedere la grazia

Corona, lettera al Quirinale per chiedere la grazia

L'ex re dei paparazzi, condannato a un cumulo di pene di nove anni e otto mesi, ha scritto al Capo dello Stato per chiedere la grazia parziale. 
Ma "non scappo", ha fatto sapere
ROMA - Non scappa. 
E non vuole farla franca.
 Vuole solo scontare la sua pena in quello che lui ritiene un modo equo e non alla stregua di un mafioso. 
Fabrizio Corona, l'ex re dei paparazzi condannato a nove anni e otto mesi per una serie di reati, ha chiesto la grazia al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. 
A confermare la notizia è l'avvocato Ivano Chiesa, legale di Corona, attualmente detenuto nel carcere di Opera a Milano. 
"La domanda di clemenza al Presidente ha preso la strada per Roma", ha spiegato Chiesa.
 Si tratta, come già lasciato intendere dall'avvocato qualche mese fa, di una richiesta di grazia parziale. 

Al Quirinale, infatti, viene chiesto di intervenire per rimuovere dal cumulo di condanne a nove anni, i cinque "ostativi" legati all'estorsione aggravata ai danni del calciatore David Trezeguet. 
Estorsione, tra l'altro, smentita dallo stesso calciatore francese, che ha negato più di una volta di aver ricevuto minacce da Corona. 
Sono proprio i cinque "ostativi" e il reato di estorsione a rendere l'ex paparazzo - per il tribunale - una persona "pericolosa" per la quale vige ancora la necessità del carcere. 
Le restrizioni del caso sono tante e pesanti: niente sconti, niente percorso rieducativo e terapeutico e almeno cinque anni in cella.
L'obiettivo della "grazia parziale" a cui punta la difesa è proprio questo: affrancare Corona dal "reato ostativo" che gli preclude l'accesso all'affidamento terapeutico. 
"Non voglio scappare dalla mia pena o farla franca - ha fatto sapere Corona - 
Voglio scontare la condanna". 
Ma in maniera, si auspica, giusta.

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