"Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è un diritto e un dovere del cittadino". GIUSEPPE DOSSETTI

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giovedì 20 novembre 2014

Denis Verdini rinviato a giudizio per corruzione. E ora cresce l'imbarazzo sul garante del Nazareno

Denis Verdini rinviato a giudizio per corruzione. E ora cresce l'imbarazzo sul garante del Nazareno

L’ultima medaglia al valor giudiziario è il processo per “concorso in corruzione”. 
Il nuovo rinvio a giudizio è per aver partecipato ad appalti e commesse pubbliche, come la realizzazione della Scuola Marescialli dei carabinieri di Firenze, in violazione delle regole sull’affidamento dei pubblici appalti. 
È la quarta medaglia del novello costituente Denis Verdini. 
La quarta, nell’era del Nazareno, scandita da otto incontri tra Berlusconi e Renzi, alla presenza del “rinviato”, nel ruolo del grande nume tutelare. 
Pippo Civati, sta correndo alla presentazione dell’ultimo libro pubblicato da Chiarelettere su Renzi, L’Intoccabile. 
Dice: “All’ottavo incontro del Nazareno e al quarto rinvio a giudizio, un invito alla prudenza: almeno Verdini si astenga dal partecipare agli incontri riservati in cui si decide il futuro
politico e istituzionale del nostro paese. 
Dovrebbe essere Renzi a chiederglielo…”.

L’asticella dell’indignazione, però, all’interno del Pd è così posizionata. 
Per Civati la presenza di Verdini ai vertici è inopportuna. 
Per il grosso dei bersaniani è inopportuna, ma meglio non fare polemiche dopo la tregua sul jobs act. 
Per Renzi l’asticella è la più alta: “Finché si tratta di rinvii a giudizio – dicono i suoi con linguaggio sbrigativo – chissenefrega”.
 Verdini può continuare ad avere accesso a palazzo Chigi quando vuole. 
Intoccabile, anche lui. 
L’eroe dei due Palazzi – Chigi e Grazioli – più volte ha fatto la spola tra l’uno e l’altro in questi mesi, anche fuori dagli incontri ufficiali, nel ruolo di grande mediatore tra le richieste di Berlusconi e quelle di Renzi.

Nell’ultimo incontro Berlusconi è rimasto molto colpito dalla complicità toscana con cui i due – “Denis” e “Matteo” -
 si parlano, appellandosi in modo colorito, alla toscana. 
Si capisce che c’è una consuetudine, che si alimenta in contatti telefonici diretti.
 Proprio questa consuetudine telefonica suscita preoccupazione tra i più prudenti che stanno attorno a Renzi. 
Il premier non è parlamentare, con tutto ciò che ne consegue in termini di intercettazioni, mentre la linea di Verdini è la linea di un imputato in processi delicati.
 Come quello in cui, poche settimane fa, è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta sulla P3, assieme all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, attualmente in carcere a Secondigliano per un altro processo dove è accusato di estorsione e concorrenza sleale con metodo mafioso nel settore dei distributori di carburanti in provincia di Caserta. 
A Verdini, nell’inchiesta sulla P3, vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata a episodi di corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito. 
Nelle carte dell’inchiesta la P3 si configura come un’associazione volta a “condizionare gli organi dello Stato”. 
Nell’era del Nazareno è arrivato anche un altro processo. 
Il reato è quello di finanziamento illecito ai partiti ed è legato a una plusvalenza di 18 milioni di euro nella compravendita di un palazzo romani, in via della Stamperia.

I sismografi governativi segnalano che, di fronte a queste scosse giudiziarie, il “Patto del Nazareno” regge. 
La paura di palazzo Chigi è legata al processo che Verdini teme di più. 
 
Qualche settimana fa, prima della P3, il senatore toscano è stato rinviato a giudizio dal gup di Firenze per il “buco” da oltre cento milioni di euro della sua banca, il Credito cooperativo fiorentino. 
Reati, secondo l’accusa: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato.
 Ecco, ruota attorno a questo processo il quesito che più di un fedelissimo del premier consegna a microfoni spenti: “Cosa succederebbe se davvero dovessimo votare al Senato l’arresto per il garante del Nazareno?”. 
In questi casi tra le fonti politiche è un florilegio di ipotesi, spesso anche fantasiose. 
Ma tra i parlamentari avvocati vicini premier nessuno si stupirebbe se i giudici ravvisassero i presupposti per spiccare la misura cautelare: il reato, spiegano, non è reiterabile, ma certo un pm potrebbe ravvisare il pericolo di fuga o quello di inquinamento prove. 
Chissà. 

Siamo nel campo delle ipotesi. 
Nel campo delle quasi certezza si arriva nel prevedere le eventuali ricadute “politiche”, col Pd costretto a riservargli il "trattamento Genovese”. 
Praticamente, la bomba sul Nazareno.
A ogni processo, tra i parlamentari, torna d’attualità la domanda che l’ex vice-direttore del Corriere e ora senatore del Pd Massimo Mucchetti si poneva sull’Unità a luglio, a proposito delle ragioni che hanno reso il senatore toscano il più strenuo fautore del Nazareno: “Verdini deve rispondere della bancarotta del Ccf e di altre imputazioni. 
Qui la politica non c’entra. 
Si tratta di affarucoli da strapaese, ma con una conseguenza grave come la liquidazione coatta amministrativa della banca decretata dalla Banca d’Italia. 
Senonchè i processi non sono ancora entrati nel vivo. 
E qui diventerà interessante vedere se lo Stato e le istituzioni si costituiranno parte civile laddove possibile o se chiuderanno un occhio e, ove lo facessero, se troveranno i migliori avvocati o se troveranno il Giovanni Galli della situazione per giocare o perdere come accadde alle elezioni amministrative fiorentine. 
Verdini ha maggiori possibilità di ottenere vantaggi dalla benevolenza del Principe”. 
Verdini, dunque, gioca in proprio sperando di ottenere vantaggi? 
Chissà.
 Per ora si avanti.
 I processi entrano ora nel vivo.
 E il Nazareno pure.

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